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Popolare di Marostica, l'ora della verità
In vista dell'attesissima assemblea dei soci dell'istituto di credito finito nel mirino di Bankitalia che chiede l'azzeramento del CdA, interviene il Movimento 5 Stelle di Marostica: “Gasparotto deve rispondere, non chiedere atti di fede”
Pubblicato il 12 lug 2013
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E' una Partita a Scacchi molto delicata quella che si sta giocando ai piedi del colle Pausolino. La Banca Popolare di Marostica, finita nel mirino della Banca d'Italia che ha chiesto l'azzeramento e il totale ricambio dell'attuale Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale dell'istituto di credito, si trova davanti a un bivio epocale.
Per l'Autorità di Vigilanza di di Palazzo Koch - dopo l'ispezione effettuata alla fine dell'anno scorso, e ai sensi dell'art. 53 (“Vigilanza regolamentare” ) del decreto legislativo 385/1993, testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia - la Popolare di Marostica è tenuta a sostituire chi attualmente siede nella stanza dei bottoni. Una direttiva che i vertici di piazza Castello, richiamandosi al principio dell'autonomia decisionale, intendono rispettare “alle proprie condizioni”.
Domenica 21 luglio, nella palestra dell'istituto comprensivo Dalle Laste di Marostica, è quindi annunciata un'assemblea dei soci a dir poco bollente. Una nuova, ma questa volta cruciale puntata dei difficili rapporti con la base dopo la già animata assemblea dello scorso aprile a seguito del negativo dato di esercizio 2012, che per la prima volta ha attestato una perdita di oltre 14 milioni di euro.
In vista dell'attesissima assemblea, il direttore generale dell'istituto di credito Gianfranco Gasparotto ha trasmesso una lettera agli oltre 7mila soci della banca nella quale, tra le altre cose, sostiene che “un cambiamento radicale e repentino non è nell'interesse della Banca, dei suoi soci, dei suoi dipendenti e dei clienti”, poiché “proprio in una fase congiunturale difficile la nave va governata saldamente e con esperienza (...) per realizzare gli obiettivi che l'Autorità di Vigilanza ci indica, salvaguardando però la nostra autonomia e identità.”
Sarà il responso dei soci ad indicare l'eventuale fiducia agli attuali vertici o se gli stessi, sposando le indicazioni di Bankitalia, saranno spediti a casa.
Nel frattempo il Movimento 5 Stelle di Marostica interviene sulla questione con un comunicato stampa trasmesso in redazione, che pubblichiamo di seguito:
COMUNICATO
GASPAROTTO DEVE RISPONDERE, NON CHIEDERE ATTI DI FEDE
La lettera inviata dal direttore generale Gianfranco Gasparotto ai soci della Popolare di Marostica in previsione dell’Assemblea del 21 luglio chiede in sostanza la riconferma del Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei Sindaci per atto di fede contro la richiesta di dimissioni avanzata da Banca d’Italia.
Sembra ovvio che la direzione di un’azienda sia nominata per ottimizzare le risorse finanziarie e umane e che la designazione per fede appartenga al campo della religione e quindi sono i dati quelli che parlano per le aziende o le banche, soprattutto se certificati nell’ultimo caso dalla Banca d’Italia.
La Banca d’Italia fa il suo dovere di controllo delle banche in difesa degli azionisti e risparmiatori seguendo le normali regole dei principi contabili. Non è che sia più severa con altri e con altri no, è che ogni tanto si “dimentica” di controllare come il caso del Monte dei Paschi di Siena. Ma perché si contesta la Banca d’Italia?
E veniamo alle cifre. Perdita consolidata della Popolare di Marostica nel 2012 di 14 milioni. Tanto per fare un confronto, le entrate del Comune di Marostica sono di 9 milioni all’anno. E poi quanto costerà il risanamento della Banca di Treviso, già ricapitalizzata con 33milioni di euro? Tra l’altro la Banca di Treviso è stata comperata dalla Cassa di Risparmio di Ferrara, commissariata dalla Banca d’Italia il 27 maggio 2013 ed il cui ex direttore generale Gennaro Murolo è stato denunciato nel dicembre 2012 per truffa.
Il bilancio 2012 della Banca Popolare di Marostica inoltre evidenzia 168 milioni di esposizione deteriorata verso i clienti (cioè quella a rischio di essere persa) a fronte di un capitale netto di 200 milioni. E’ evidente che la Banca necessita di essere ricapitalizzata o rafforzata con l’entrata di una banca più forte, come sembra suggerire la Banca d’Italia.
A fronte di tutto ciò si considera inopportuno se non addirittura azzardato il consiglio della Banca d’Italia di cambiare tutto il Consiglio di Amministrazione ed il Collegio Sindacale. Di solito uno strumento di efficienza gestionale e di tutela dei soci nelle imprese è proprio il radicale cambiamento di gestione con il passato.
Anche perché in realtà sembra che gli amministratori abbiano governato la Banca senza accorgersi che dal 2008 il mondo è radicalmente cambiato, continuando una politica di espansione invece che di prudente consolidamento selezionando la propria clientela e favorendo il cliente-imprenditore del mercato con futuro e quindi potenzialmente a rischio limitato. E’ evidente che oggi occorre fare i banchieri, non i bancari.
A questo punto ovvia la richiesta della Banca d’Italia: tutta gente nuova. E’ evidente anche il rischio del Commissario.
Per il Movimento 5 Stelle di Marostica la Banca Popolare è stata e resta un punto di riferimento per l’economia locale e Marostica non può rischiare di perdere la propria storica Banca. Per questa ragione si richiede l’intervento immediato dell’Amministrazione Comunale che non può sottrarsi ad esprimere prima di tutto solidarietà ai dipendenti impegnati a lavorare in una situazione difficile e poi dare un suo preciso orientamento per la salvaguardia di un patrimonio che è e deve restare di tutti i cittadini di Marostica.
Alessandro Morello, coordinatore gruppo economico Movimento 5 Stelle di Marostica
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