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Il Comune di Bassano lancia un bando per la concessione dello sfruttamento commerciale dell'immagine delle opere canoviane conservate al Museo Civico. Nelle casse comunali entreranno le royalties sulla vendita dei prodotti
Pubblicato il 04 gen 2013
Visto 3.719 volte
Antonio Canova? Diventa un brand: un marchio commerciale, da promuovere e da sfruttare come tale.
O meglio: sono le opere di Canova, conservate al Museo di Bassano - disegni, documenti, bozzetti in terracotta, gessi, bronzi, dipinti e monocromi - a diventare dei beni destinati all'utilizzo commerciale.
E' quanto prevede il bando di gara, promosso dall'Amministrazione comunale di Bassano e pubblicato nell'albo pretorio online, “per la concessione ad un licenziatario ufficiale generale della licenza per lo sfruttamento commerciale dei diritti di riproduzione relativi al patrimonio canoviano di proprietà del Comune di Bassano del Grappa e conservato presso il Museo Civico”.
Opere canoviane al Museo di Bassano (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Un progetto - come puntualizza il capitolato speciale del bando di gara - finalizzato alla commercializzazione di “linee di prodotti caratterizzati dalla riproduzione - anche parziale - di elementi visivi, grafici, rilievi scultorei, di scrittura e finalizzati alla vendita diretta”.
Il linguaggio è burocratico, ma la sostanza è chiara: le casse comunali piangono, e per rimpinguare gli introiti nel settore museale-cultura viene promossa un'organizzazione commerciale, affidata a privati tramite bando, da cui ricavare una quota-parte dei relativi proventi di vendita.
L'iniziativa è infatti motivata dal Comune dalla necessità di “reperire risorse attraverso lo sfruttamento dei diritti di proprietà intellettuale di cui è titolare”.
Ma anche dall'esigenza di “contribuire a mettere in luce l'eccellenza dell'operato di Antonio Canova ed il suo legame con la città di Bassano del Grappa” e di “contrastare iniziative commerciali non autorizzate e potenzialmente lesive dell'immagine istituzionale del patrimonio canoviano di proprietà dell'Amministrazione comunale”.
I prodotti commercializzati - a cui sarà applicato un ologramma anti-contraffazione e che potranno essere prodotti e messi in vendita da aziende sub-licenziatarie - riporteranno inoltre “il costituendo marchio dell'Amministrazione, attualmente in fase di realizzazione”.
Il capitolato speciale del bando impone al futuro concessionario del Canova-brand di presentare e sottoporre all'approvazione del Comune “il progetto creativo (cosiddetto style guide) che riporti tutti gli aspetti relativi allo sviluppo delle immagini dei Beni e dei Prodotti dal punto di vista concettuale, grafico e di immagine coordinata” e ancora “le categorie di prodotto, i prodotti e tutte le loro caratteristiche”, “la scelta dei sublicenziatari nonché le principali condizioni contrattuali, in particolare le royalties” e “i canali di distribuzione nonché i mercati”.
Non vengono trascurati anche i nuovi canali di comunicazione e vendita: “Il concessionario userà ogni sforzo per assicurare la gestione della vendita online delle produzioni ufficiali, attraverso un sito web (e-store) dedicato”.
Ma cosa ne guadagnerà il Comune di Bassano dallo sfruttamento commerciale dei diritti di riproduzione del patrimonio canoviano del Museo?
E' presto detto: 111mila euro (Iva esclusa) di canone a carico del concessionario, calcolato sull'intera durata del contratto di concessione - quattro anni, più eventuali altri due - e una quota percentuale (royalty) sul fatturato di vendita, al netto dell'Iva, “non inferiore al 4% posto a base di gara e soggetto ad offerta di rialzo”. Più “un minimo garantito, in quote annuali, indipendentemente dal fatturato realizzato”.
Condizioni very special per i dipendenti del Comune, a cui i prodotti targati Canova potranno essere venduti “a condizioni vantaggiose, praticando almeno lo sconto del 40% rispetto ai listini prezzi al pubblico vigenti al momento dell’acquisto.”
Avremo dunque prossimamente il profumo, la penna stilografica, l'accappatoio o il set da bagno con il marchio del Comune di Bassano e le immagini dei gessi o dei monocromi canoviani? Staremo a vedere.
Curiosità finale: nel testo del capitolato del bando comunale non manca anche una apposita clausola che specifica a quali tipi di prodotti non potrà essere abbinata a scopo commerciale l'immagine delle opere del genio di Possagno: “Il concessionario si dovrà impegnare affinché le aziende sub-licenziatarie in ogni caso non associno i prodotti alle seguenti attività: propaganda di natura politica, filosofica, religiosa o razziale; produzione e/o distribuzione di tabacco, materiale pornografico, a sfondo sessuale, armi.”
Non pensiamo che un qualsiasi concessionario commerciale possa arrivare a tanto, ma è meglio cautelarsi in anticipo. Ve li immaginate le sigarette “Canova light”, il preservativo “delle Tre Grazie” o il fucile da caccia con le “Danzatrici” riprodotte sul calcio? Viva l'Italia.
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