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Redazione
Bassanonet.it
Il telefono, la tua voce
Lo strano caso delle tre cabine Telecom piantate in mezzo alla corsia di uscita del nuovo park di Fellette. L'amministrazione comunale replica e rivela la questione in sospeso con la Telecom, all'origine del problema
Pubblicato il 10-08-2021
Visto 8.286 volte
Il telefono, la tua voce. Era il celebre slogan di un leggendario spot degli anni '80 di quella che allora si chiamava SIP, Società italiana per l'esercizio telefonico. Oggi quella società si chiama Telecom Italia e la voce in questione è quella del Comune di di Romano d'Ezzelino. L'argomento di cui all'oggetto è la palese assurdità - raccontata nel mio precedente articolo “Questo sì che è uno stop” e testimoniata anche dalla foto qui sopra - che si vede nel nuovo parcheggio realizzato dall'amministrazione comunale nella frazione di Fellette, dove le tre preesistenti cabine della Telecom non solo non sono state rimosse ma addirittura bloccano il passaggio delle auto nella corsia di uscita dal parcheggio medesimo, costringendo gli automobilisti ad uscire impegnando contromano la parallela corsia di entrata.
Una cosa che, agli occhi del cittadino comune come pure del vostro umile cronista, appare a prima vista ai confini della realtà. Ma nella realtà effettiva, dietro a questa inedita stranezza emerge la storia di un problematico braccio di ferro burocratico-normativo tra il Comune e la Telecom. È quanto rivela il comunicato stampa che pubblichiamo di seguito, trasmesso oggi pomeriggio in redazione dal Comune di Romano, nel quale l'amministrazione comunale “fa chiarezza” sulla vicenda. Nell'occasione, l'amministrazione Bontorin replica anche al gruppo di opposizione Romano per Tutti che per primo aveva sollevato il caso-colonnine a Fellette con un video postato su Facebook.
Foto Alessandro Tich
COMUNICATO
Colonnine Telecom nel nuovo park di Fellette:
l'amministrazione comunale fa chiarezza
In merito al video pubblicato in questi giorni online e all'articolo apparso sul portale Bassanonet riguardo la presenza di tre colonnine Telecom al centro della carreggiata in uscita dal parcheggio appena realizzato dietro alla chiesa di Fellette di Romano d’Ezzelino, l’amministrazione replica quanto segue: “Spiace constatare come ancora una volta il gruppo di opposizione Romano per Tutti non perda occasione per aizzare gli animi e le polemiche, tirando in ballo presunte responsabilità o negligenze da parte dell’amministrazione Bontorin”.
Facciamo chiarezza.
Quella appena portata a termine e Fellette è un’opera attesa, costosa e complessa che ha comportato una spesa di 300mila euro, un iter realizzativo travagliato a causa del Covid e tempistiche dilatate anche per il complesso intervento compiuto da Etra con la posa in opera di un nuovo tratto fognario ed un nuovo impianto di sollevamento.
Ciononostante, l’amministrazione è riuscita a concludere un’opera di riqualificazione urbana e messa in sicurezza per la mobilità dolce che dimostra ancora una volta la vocazione della squadra di Bontorin al “fare”, più che al chiacchierare.
La questione “colonnine” era cosa ben nota da mesi all’amministrazione. Un intralcio per il quale Telecom ha chiesto oltre 25.000 euro per spostare gli impianti cinque metri più in là. Si tratta di quasi il 10% del valore dell’opera nel suo complesso (nuova pista ciclabile, porfidi, nuovo marciapiede, asfaltature, parcheggio, isole verdi, spartitraffico etc. ).
Una cifra notevole. Esagerata.
E se è pur vero che ognuno del proprio business fa ciò che crede, va anche sottolineato come un Comune di 14.500 cittadini come Romano d’Ezzelino, in questo caso non sia messo nelle condizioni di operare in un mercato libero perché non ci sono competitor.
Eppure, il Codice della strada tra gli “Obblighi dei concessionari di determinati servizi” prevede che qualora per comprovate esigenze della viabilità si renda necessario modificare o spostare su apposite sedi messe a disposizione dall'ente proprietario della strada, le opere e gli impianti eserciti da soggetti terzi, l'onere relativo allo spostamento dell'impianto è a carico del gestore del pubblico servizio.
Anche per questa ragione l’amministrazione non intende accettare compromessi e non intende accettare le critiche di chi troppo spesso strumentalizza situazioni sconosciute per il proprio consenso.
Si tratta di “pubblica utilità”, sacra quanto sacra è la Costituzione. Accettare tappandosi il naso, senza cercare di portare a casa le proprie ragioni, significa alimentare un sistema in cui la sensibilità verso il denaro pubblico viene calpestata come fosse l’ultima delle questioni da toccare; e tutto anche rispetto ad eventuali pronunce della Corte dei Conti”.
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