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Quando il fiume è “condiviso”
“Contratti di Fiume e Piani di Gestione delle Acque”: a Bassano il Festival dell'Acqua accende i riflettori sulle forme innovative di governo, tutela e riqualificazione dei sistemi fluviali
Pubblicato il 14 set 2012
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“Quando c'è troppa acqua nessuno la vuole, quando ce n'è poca la vogliono tutti, e si arrabbiano tutti”.
In queste parole, espresse dal presidente del Consorzio di Bonifica Brenta Danilo Cuman, è racchiuso tutto il problema della gestione della risorsa dell'acqua dei fiumi e dello stesso Brenta, fonte vitale primaria per l'agricoltura del Veneto centrale. Lo abbiamo visto tutti la scorsa estate, con l'emergenza siccità che ha messo Ko le produzioni agricole, seminativi in primis, della bassa padovana e del rodigino.
“Questa estate dove non c'erano sistemi irrigui i raccolti si sono persi - puntualizza Cuman -. Nelle nostre zone le campagne si sono salvate perché esiste una rete irrigua di canali di derivazione organizzata dai nostri antenati 700 anni fa e perché funzionano i due invasi d'acqua del Corlo e del Senaiga. Ma anche in terre, come la nostra, che sono “teoricamente” ricche d'acqua dobbiamo fare i conti da una parte con i problemi della siccità e dall'altra con l'improvvisa tracimazione dei canali, come è avvenuto con le abbondanti piogge di mercoledì scorso.”
Il presidente del Consorzio di Bonifica Brenta Danilo Cuman durante il suo intervento al convegno del Festival dell'Acqua in Sala Chilesotti (foto Alessandro Tich)
Il fiume dunque è “il migliore alleato dell'agricoltura”, ma oltre a ricevere gli affluenti e a generare i canali il suo corso è diviso tra i tanti rivoli delle differenti competenze dei diversi enti chiamati a gestirne, a vari livelli, la tutela idrogeologica ed ambientale o a usufruire delle sue risorse, naturali o energetiche che siano.
Serve quindi un vero coordinamento tra enti, istituzioni, autorità di bacino e “portatori di interesse” (pescatori, associazioni per l'ambiente, turismo ecc.) le cui attività si rispecchiano nelle acque fluviali.
E' questo lo spirito che anima i “contratti di fiume”: forme istituzionali e organizzate di “impegno condiviso” tra i soggetti pubblici e privati interessati a vario titolo al corso d'acqua per la “programmazione negoziata delle strategie di governo del fiume” e per “la riqualificazione ambientale e rigenerazione socio-economica del sistema fluviale”.
Nati in Francia nei primi anni '80, i contratti di fiume si stanno diffondendo anche in Italia, ma per molti versi rappresentano un'opportunità di governance ambientale ancora poco conosciuta.
Ed è questo il tema conduttore del convegno nazionale “Contratti di Fiume e Piani di Gestione delle acque e del rischio alluvioni”, ospitato oggi in Sala Chilesotti al Museo Civico di Bassano del Grappa quale evento inaugurale del “Festival dell'Acqua 2012” con gli interventi - oltre al presidente del Consorzio di Bonifica Cuman - di Giancarlo Gusmaroli dello Studio Ecoingegno di Venezia, di Mario Clerici della Direzione Generale Ambiente della Regione Lombardia, di Elena Porro della Direzione Generale Ambiente della Regione Piemonte e di Giorgio Pineschi della Segreteria Tecnica del Ministro dell'Ambiente.
Un importante incontro - concluso da una tavola rotonda con funzionari regionali, docenti ed esperti e dall'intervento dell'assessore all'Ambiente della Regione Veneto Maurizio Conte - per accendere i riflettori su un argomento che reclama un maggiore spazio nell'ambito delle politiche ambientali nel nostro Paese.
Mettere insieme attorno a un tavolo tutti gli “attori” dell'universo fluviale non è facile, anzi: basti pensare che in Italia sono in corso di costituzione 66 contratti di fiume, ma quelli già effettivamente sottoscritti e attivati in forma sperimentale sono soltanto 6, di cui 3 in Lombardia e 3 in Piemonte. In Francia, tanto per fare un paragone, i contratti sottoscritti sono 162.
Serve quindi sviluppare una maggiore consapevolezza su questa innovativa forma di governo dei corsi d'acqua e il convegno di Bassano va in questa direzione, per costruire le basi di una programmazione della gestione del patrimonio fluviale che va nella logica, come sottolinea il presidente Cuman,“della reciprocità e dello sguardo ad ampio raggio”.
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