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Alessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it
U.S.A. e getta
L’aumento dei dazi imposto da Trump sull’import dall’Europa minaccia il settore vinicolo e monopolizza l’inaugurazione del Vinitaly. Coldiretti: “Stimata potenziale perdita di 390 milioni di euro, ma gli scenari possono essere molteplici”
Pubblicato il 06-04-2025
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U.S.A. e getta.
In particolare quasi 400 milioni di euro, che secondo le stime di Coldiretti rischiano di essere gettati alle ortiche nel settore vitivinicolo italiano a seguito dei dazi aggiuntivi del 20% sulle importazioni dall’Europa imposti dal presidente Donald Trump.
Ed è inevitabile che il nodo scorsoio stretto attorno all’economia mondiale da Mister “America First” abbia monopolizzato l’inaugurazione della 57^ edizione del Vinitaly, oggi in Fiera a Verona.
Brindisi inaugurale all’apertura del Vinitaly 2025 (foto Ufficio Stampa giunta regionale del Veneto)
Al taglio del nastro di quella che è considerata la più importante fiera del vino al mondo il governatore Luca Zaia è stato affiancato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, dal presidente di Veronafiere Federico Bricolo, dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, dal ministro della Cultura Alessandro Giuli e dal presidente di Agenzia ICE Matteo Zoppas.
E nel suo intervento inaugurale, Zaia è tornato a parlare dei dazi U.S.A. che colpiscono profondamente l’agricoltura veneta, in particolare il settore vitivinicolo,
che esporta quasi tre miliardi di euro di cui circa 600 milioni verso gli Stati Uniti.
“È chiaro che i dazi di Trump penalizzano fortemente un settore che in Veneto vanta numeri solidissimi, grazie al lavoro delle nostre 9.569 aziende di grandi dimensioni e delle 12.797 riunite in cantine sociali, con quasi 20.000 occupati (19.813) - ha affermato il governatore -. Nel 2024 sono stati raccolti 13.744.000 quintali di uve (+0,6%), per l’80% a bacca bianca. La produzione di vino ha raggiunto gli 11,6 milioni di ettolitri (+9,7% sull’anno precedente). È cresciuta del 2,3% anche la superficie a vigneto, attestandosi a 103.500 ettari, di cui 94.600 dedicati alla produzione (+1,7%).”
Nonostante la scure del protezionismo trumpiano, Zaia vede tuttavia il bicchiere di Prosecco mezzo pieno.
“Per affrontare la congiuntura economica, attuale e futura, serve il ‘genio veneto’, che nei secoli ci ha resi capaci di superare ogni difficoltà - ha dichiarato -. Per questo credo che i dazi U.S.A. siano un punto di svolta per rinnovare le nostre politiche di export, guardando ai mercati alternativi, emergenti o consolidati, che offrono stabilità e margini di crescita. Non servono vendette inutili, serve difendere lavoro, impresa e identità produttive, con concretezza e resilienza.”
Ma a pochi giorni dall’entrata in vigore dei dazi aggiuntivi del 20%, prima annunciati e poi messi in atto da Trump, “si registrano già i primi effetti per i produttori di vino italiani, con la richiesta degli importatori statunitensi di abbassare i prezzi per aiutarli a compensare l’aggravio tariffario ed evitare di dover rinunciare alle quote di mercato acquisite”.
A rilevarlo, sempre in occasione dell’inaugurazione del Vinitaly, è stata Coldiretti, al centro della kermesse internazionale veronese con un ricco programma iniziative che vedrà “Casa Coldiretti” al centro.
E al momento c’è ben poco da essere ottimisti, poiché “le richieste alle aziende italiane di “venirsi incontro” restringerebbero i margini di guadagno dei nostri vitivinicoltori, già messi a dura prova dai rincari dei costi di produzione legati alla difficile situazione internazionale”.
L’associazione di categoria agricola pone come riferimento i dazi sul vino già applicati sei anni fa da Trump:
“Applicando la percentuale media di calo del 20% registrata con i dazi del 2019 al vino, si può stimare una potenziale perdita fino a 390 milioni di euro, ma se consideriamo il precedente del vino francese che a causa dei dazi del 2019 ha perso circa il 45% del valore, gli scenari possono essere molteplici. Va comunque detto che le bottiglie transalpine furono le uniche ad essere colpite dalle tariffe aggiuntive decise nel primo mandato di Trump che oggi accomunano invece tutti, seppur con percentuali variabili.”
“Al calo delle vendite andrebbe poi aggiunta la mancata crescita, che quest’anno aveva visto un incremento in valore avverte - l’associazione di categoria -. Ma il pericolo per il vino italiano è anche quello di perdere, oltre alle vendite, anche quote di mercato e posizionamento sugli scaffali, conquistati con anni di impegno, magari a vantaggio di prodotti argentini o cileni o dei Paesi meno colpiti dalle scelte di Trump.”
“A preoccupare sono, infatti, anche gli effetti dei rincari per i consumatori americani - sottolinea Coldiretti -. Una bottiglia di Prosecco Docg, ad esempio, passerebbe dai 16 euro di media attuali a quasi 20 euro a bottiglia, secondo una stima dei produttori Coldiretti. In tale ottica già si segnalano fenomeni preoccupanti come la diffusione in Usa di una nuova tipologia di vino frizzante che richiama proprio il nostro vino più venduto. È il caso del lancio sul mercato del “Calsecco”, uno spumante con tanto di marchio registrato prodotto in California da Rack&Riddle, azienda leader del settore che lo presenta sul suo sito come realizzato secondo la tradizione veneziana.”
“In questa fase - dichiara il presidente di Coldiretti Ettore Prandini - è importante che l'Europa giochi in modo diverso, senza cadere in provocazioni, ma imboccando la via del dialogo e della diplomazia, unico modo per difendere i nostri interessi, ma anche quelli degli stessi statunitensi.”
“Un’escalation di dazi e controdazi avrebbe l’effetto di causare danni alle economie di entrambe le sponde dell’Atlantico - rileva il segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo -. Occorre comprendere che siamo in uno scenario geopolitico profondamente diverso da quello di qualche anno fa e agire di conseguenza.”
L’invito generale del Vinitaly 2025 è quindi quello di non lasciarsi prendere dal panico ma le prospettive amare emergono comunque, dalla terra dell’Amarone.
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