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Tasse più giuste per un’Italia equa
Luciano Dissegna: altro che Flat Tax, meno tasse a chi è in difficoltà per rilanciare economia e democrazia
Pubblicato il 09 dic 2024
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La Flat Tax, una misura fiscale spesso promossa come panacea per i problemi economici del paese, rischia di accentuare le disuguaglianze anziché ridurle.
Luciano Dissegna, ex dirigente dell’Agenzia delle Entrate e arbitro Consob, propone un approccio diametralmente opposto: tassare meno chi si trova in condizioni di maggiore difficoltà, attraverso meccanismi di imposta “negativa” che aiutino i cittadini a uscire da situazioni di svantaggio, senza gravare ulteriormente sulle casse dello Stato.
Dissegna individua una chiave fondamentale per rilanciare il tessuto economico e sociale del paese: tassare in maniera inversamente proporzionale alla difficoltà economica, tenendo conto di fattori come età, sesso, domicilio, attività e fatturato. Per esempio, coloro che subiscono licenziamenti, fallimenti o trasferimenti forzati di residenza dovrebbero beneficiare di un regime fiscale agevolato, mentre chi accumula ricchezze straordinarie, come i manager delle multinazionali, potrebbe essere tassato fino al 99%.
Luciano Dissegna, ex dirigente Agenzia Entrate e Arbitro Consob
La piccola impresa al centro della rinascita
Secondo Dissegna, la piccola impresa è il motore della democrazia economica e della ricchezza diffusa. L’Italia, essendo il paese con il maggior numero di imprese, ha il potenziale per trasformarsi in un modello globale di equità e prosperità, se solo si riuscisse a valorizzare questa vocazione. Un sistema fiscale che favorisca la nascita e la sopravvivenza delle piccole imprese potrebbe generare benefici enormi per categorie come i precari, le donne e i giovani, oltre a rivitalizzare aree svantaggiate come il Sud e i paesini di montagna ormai deserti.
Un nuovo Rinascimento
Dissegna delinea uno scenario ambizioso: un’Italia in cui il lavoro autonomo diventa una fonte primaria di ricchezza e potere diffuso, dove il costo del lavoro cala grazie all’aumento della domanda interna, e dove fenomeni come corruzione, privilegi ingiustificati e disuguaglianze vengono drasticamente ridotti. Questa visione potrebbe innescare un “nuovo Rinascimento”, non solo economico ma anche culturale, destinato a influenzare il mondo intero.
Un tassello fondamentale di questa rivoluzione sarebbe il disincentivo per le multinazionali a perseguire profitti a ogni costo, con il risultato di ridurre la proliferazione di prodotti inutili, dannosi o distruttivi come le armi. Tassare pesantemente i guadagni delle grandi oligarchie economiche significherebbe riequilibrare la bilancia in favore della democrazia e della sostenibilità.
La proposta di Dissegna non si limita a essere un modello economico, ma un progetto di giustizia sociale ed etica.
Un sistema fiscale che ridistribuisca in maniera più equa le risorse non solo rilancerebbe l’economia, ma restituirebbe dignità a milioni di cittadini, offrendo loro opportunità reali di crescita.
Una sfida ambiziosa, ma necessaria per costruire un futuro più equo e sostenibile per l’Italia e il mondo intero.
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