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Pubblicato il 30-01-2021 07:13
in Interviste | Visto 919 volte

Con l'attitudine al volo

Villa Angaran San Giuseppe, all’interno del webcast “Larve-attitudine al volo”, parla di Marco Patuzzi e della sua idea di arte e di poesia. A tu per tu con il performer bassanese

Con l'attitudine al volo

Marco Patuzzi (fonte FB)

Con le sue performance, da diversi anni il bassanese Marco Patuzzi divulga con passione e impegno la sua idea di poesia, in particolare sul territorio, in luoghi a cui è molto legato. Si tratta di brevi interpretazioni di testi poetici tormentati che scrive personalmente e a cui con corpo, gestualità e voce, fornisce un soprappiù di intensità che invita a riflettere sul loro significato e a viverlo attivamente. Grande amante dei libri, della musica e del teatro, Patuzzi di recente si è presentato e ha parlato della sua opera all’interno di “Larve-attitudine al volo”, un webcast ideato dai tipi di Villa Angaran San Giuseppe che invita a scoprire le mutazioni e i riferimenti culturali del mondo che orbita intorno alla Villa, e del tempo che attualmente abitiamo. Bassanonet lo ha incontrato utilizzando i social che fanno sempre più da ponte in questo periodo di difficoltà per il mondo della cultura e dello spettacolo, e anche su questa nuova sorta di veicolo dell’arte, che da una parte allontana, ma dall’altra avvicina in modo impensabile e spesso sorprendente alle persone e agli artisti, accoglie anche la sua testimonianza.

Marco, Bassano con l’archivio Fluxus di Bonotto, ha un patrimonio inestimabile di testimonianze d’arte legate alla performance: come hai scelto questa forma di espressione e quali artisti ti hanno più ispirato?
Nasco prima di tutto come scrittore di testi. L' interesse per le parole nacque durante l'adolescenza, quando folgorato dal rock, e in particolare dai Nirvana, decisi che nella vita avrei fatto il cantante. Le poesie che oggi scrivo e performo non sono altro che la continuazione, ovviamente migliorata, di quei primi tentativi di scrivere canzoni. Per me è stato naturale, ad un certo punto della mia vita, unire le due cose che amo di più, cioè il teatro e la scrittura. Ho avuto sin da piccolo una teatralità innata, che ho successivamente sviluppato e perfezionato nei vari corsi di teatro compiuti negli anni. L'elemento corporeo aggiunge alle mie parole un effetto nuovo e drammatico, dando alle parole stesse una nuova forza e dando, secondo me, alla mia performance un pathos che nessuna lettura riuscirebbe a rendere. Gli artisti che mi hanno ispirato sono vari e molteplici, citerei sicuramente i Marlene Kuntz per il loro vigore e per la loro non facile scrittura, poi Nick Cave per la sua grande presenza scenica, Bjork per la sua grande voglia di sperimentare.

Quali temi affrontano in special modo i tuoi scritti?
La mia ultima performance, ovvero "Perdita del cielo, perdita dell'altro", affronta il tema della perdita. Da un lato, la perdita di Dio da parte dell'uomo, dall'altro la perdita del concetto di umanità. Oltre questo nei miei testi ho affrontato quelli che sono i rischi e i pericoli legati all'abuso dei social network.

Questo è un momento difficile per lo spettacolo dal vivo e i suoi lavoratori, ma non solo. Come lo stai vivendo?
Il primo lockdown l'ho vissuto parecchio male, era la prima volta che mi trovavo a vivere una situazione simile, e non nego nego di aver avuto qualche momento di depressione. Ora mi sono in qualche modo abituato a questa situazione. Mi mancano da morire gli spettacoli dal vivo, e non vedo l'ora di tornare a farli.

Il web e i suoi canali: che siano autostrade che vanno in ogni dove è insieme un pregio e un grande difetto.
È un pregio quando con un semplice click puoi entrare in contatto con gente dall'altra parte del mondo. È un difetto quando, proprio per la grande quantità di materiale che c'è lì dentro, non si riesce a dare la giusta attenzione a cose che invece la meriterebbero.

Trovi che il mondo dell’arte e della cultura abbiano l’attenzione che vorresti, qui nel Bassanese?
Bassano, per la storia artistica che ha, dovrebbe essere un grande centro culturale, invece noto sempre più disattenzione verso la cultura. Sembra che l'unica cultura che conti sia quella che porta profitto. Detto questo, ci sono tante piccole realtà artistiche che andrebbero valorizzate, così come ci sarebbe più bisogno di spazi dedicati all’arte.

L’arte e il sociale: un binomio da valorizzare.
Sicuramente. Io stesso credo, per le tematiche che affronto, di fare un'arte molto sociale. Per quanto riguarda l'arte e il sociale, qui a Bassano ci sono delle belle realtà come Villa San Giuseppe. Un posto, questo, sempre molto attivo, sia nel sostenere i giovani artisti, sia chi è meno fortunato di noi. Realtà come quest'ultima mi fanno ben sperare per il futuro dell'arte qui nel Bassanese.

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