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Laura Vicenzi

Laura Vicenzi
Giornalista
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Libri

Su certe strade

A distanza di tre anni dalla pubblicazione del precedente libro in prosa, Nico Bertoncello torna alla forma del racconto con una nuova raccolta

Pubblicato il 11 ago 2020
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A distanza di tre anni dalla pubblicazione del precedente libro in prosa, Nico Bertoncello dopo tanta poesia, soprattutto dialettale, torna a cimentarsi con la forma del racconto in una nuova raccolta intitolata: Per le strade di casa. Il volume stampato da Grafiche Novesi presenta in copertina una foto del fratello Giorgio, un riapparizione beneaugurante che accompagna anche A due passi dal cuore. Qui l’immagine raffigura un paesaggio di campagna di quelli che si riconoscono anche senza bisogno di averli mai visti, e che mancano sempre di più ai nostri orizzonti. Bertoncello, premio San Bassiano per la cultura nel 2009, all’attivo una lunga lista di premi e riconoscimenti in concorsi nazionali, presenta qui una trentina di racconti suddivisi in capitoli: “Storie”, “Uno sguardo indietro”, “Per le strade di casa”, “Parole”. Il racconto che dà il titolo alla pubblicazione è l’ultimo del capitolo omonimo e precede una serie di riflessioni su grandi “Parole” (compaiono vita, rinascita, mondo…) che frullano nella mente dell’autore e che generano contestualizzazioni, tentativi di ricerca profonda di significato che coinvolgono anche la stretta attualità: ci sono e non avrebbero potuto mancare “I giorni del Corona”, detti in versi. La poesia fa qualche apparizione nella cernita operata dall’autore tra i suoi scritti, ma qui si vuole dare spazio alla narrazione, anche se evocativa, più che ai dettami della poesia. Rari i dialoghi messi in campo, l’andamento è quasi diaristico e piano, in vero colloquiale, anche se i riferimenti al vissuto personale sono misurati e Bertoncello sembra preferire raccontare con generosità storie di altri, spesso attingendo all’esperienza, alla memoria e alla conoscenza di paesaggi, fatti e persone che vivono del territorio che ben conosce e che vuole raccontare. Gli piace costruire storie e in particolare narrare quella di figure singolari cariche di un’umiltà d’altri tempi, “tipi umani” che l’hanno colpito, che ha amato. Tra tanti personaggi nominati troviamo anche Gino Pistorello che appare nel suo bar preferito, nel Piassoto dei Socoi, e poi tra gli altri c’è Giovanni Mayer, il maestro del coro “Vecchio Ponte” dove cantava anche Nico, mancato nel 2016 all’improvviso. I luoghi famigliari dell’infanzia e della giovinezza, a partire dal borgo natio Borgo Suco, poi la casa colonica a Ca’ Rezzonico, tornano a fare capolino come nell’altra raccolta narrati sempre guardando a un paesaggio che è luogo del cuore senza bisogno di istituzioni a difenderlo, bastano i ricordi e la memoria. L’attenzione alla natura, al susseguirsi delle stagioni e ai suoi segnali colti con uno sguardo poetico, contemplativo, ricorrono in molti brani, spesso a sottolineare più che come corredo descrittivo.
Tra le pagine, Bertoncello guarda con curiosità anche al mondo delle donne, dove il Sole è la moglie Raffaella, un mondo che ha delle sue traiettorie e voci che non ha ancora del tutto compreso. La vecchiaia, coi suoi connotati di spegnimento, è fissata negli occhi in alcuni brani nei suoi appostamenti come un momento di passaggio, senza toni di drammaticità.
Chi conosce Nico Bertoncello sa il suo amore per le parole, per il raccontare e per il dialetto, una lingua degli affetti che sta rapidamente sparendo ma non solo (in “Non solo poesia”, dichiara la sua ammirazione per le liriche di Biagio Marin). In questa raccolta ha posto attenzione soprattutto alla narrazione, cercando di orchestrare i suoi meccanismi a dare voce a tanti eventi incontrati, nel tempo, nel corso di una vita, sulle sue strade di casa.

Nico Bertoncello

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