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Laura VicenziLaura Vicenzi
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Una recensione di La monaca, romanzo di denuncia che arriva da fine Ottocento, da Denis Diderot

Pubblicato il 26-04-2020
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La monaca (Garzanti editore, 2007, traduzione di E. Klersy Imberciadori, pp. 239, 10 euro) romanzo di Denis Diderot pubblicato per la prima volta postumo, nel 1796, è scritto come un libro di memorie della giovane Suzanne Simonin, condannata dalla famiglia e dalla società del tempo a prendere i voti e a vivere rinchiusa come una prigioniera nel convento delle monache clarisse di Longchamp prima, e in quello di Saint-Eutrope poi.
La sua richiesta di aiuto al marchese di Croismare, proveniente dal rifugio da clandestina che l’ha male accolta dopo la fuga dal convento, prende la forma di un memoriale che è a metà tra un atto di denuncia e una confessione, dove è dichiarata la “colpa” primaria da cui è macchiata — quella di essere una figlia illegittima — accanto alla “colpa” ancor più degna di biasimo e condanna per i canoni del tempo di non accettare la vita da monaca, pur essendo lei devota a Dio e ai precetti della Chiesa.
Nel racconto, a seguito dell’atto di libero arbitrio di Suzanne, che dichiara apertamente di voler rompere i voti, sono denunciati atti di molestia, torture, induzione al suicidio e tentativi di omicidio perpetuati dalle monache aizzate contro la ragazza dalla madre superiora di Longchamp, e poi tentativi di violenza carnale operati dalla superiora di Saint-Eutrope — quest’ultima verrà scoperta e soffrirà pene dell’inferno causate dalla sua naturale indisposizione verso la vita monastica.

dal film la religiosa, del 2013

La Religieuse rimane ferita nell’animo, oltre che nel corpo, dall’enorme ipocrisia che ha incontrato in convento, ancor più che dagli atti di bullismo, lo chiameremmo oggi, che le sono destinati a lungo; resta illividita per l’empietà di gran parte delle “sorelle”, che a un comando dell’Ordine, agiscono senza timor di Dio come farebbero degli ufficiali delle SS di fronte a un disertore. Il conforto, Suor Santa Susanna lo trova tra le mura del convento in un’unica anima generosa, quella di Suor Sant’Orsola e nel mondo di fuori nell’interessamento al suo caso del signor Manouri, che agisce imperterrito e invano, a colpi di carte bollate, per liberare la prigioniera dalle catene. A cavallo tra questi due mondi senza soluzione di continuità, sopraggiunge quasi insperato l’aiuto di tre religiosi, che rincuorano la capinera e la sua speranza di poter, un giorno, volarsene via libera.
Di recente, il regista Guillaume Nicloux ha diretto un adattamento del romanzo di Diderot (uscito in Italia col titolo: “La religiosa”): il tentativo di entrare con la cinepresa nei conventi dei misfatti non può che attualizzare, a tratti banalizzare, restando secondo alla narrazione sapiente di uno scrittore che conosceva bene ciò di cui parlava e che è riuscito a essere credibile e memorabile nel dare voce a una ragazzina coraggiosa, tenace, e alla sua semplicità ingannata.

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