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Donna di quadri
“L'Amore Malato - MOSTRati”: a Palazzo Agostinelli a Bassano una sorprendente mostra di Gino Tonello di provocazione e denuncia sul fenomeno della violenza di genere
Pubblicato il 24 mar 2018
Visto 4.378 volte
Le donne di quadri di Gino Tonello non hanno gli occhi. Palpebre cicatrizzate, fessure lacrimanti, squarci di oscurità coprono lo spazio di occhi che non esistono perché specchi di anime rubate. Eppure tali trasfigurazioni non intaccano la grazia di queste figure che mantengono, tra una ferita e uno sfregio, i lineamenti gentili della femminilità.
Sono le muse inquietanti del progetto “L'Amore Malato - MOSTRati”: una sorprendente mostra itinerante dedicata dall'eclettico artista di San Giorgio in Bosco ad una originale provocazione per immagini sul tema della violenza di genere.
Curata da Mario Guderzo, la mostra fa tappa a Bassano del Grappa dove rimarrà allestita fino al 2 maggio a Palazzo Agostinelli che si propone nuovamente e finalmente alla città nel pieno delle sue potenzialità espositive.
Foto Alessandro Tich
La tematica trattata dalle opere intende risvegliare, in chi le guarda, percezioni e riflessioni di rigetto nei confronti delle barbarie quotidiane che in ogni parte del mondo scorrono all'interno delle mura domestiche e nel fragilissimo equilibrio degli affetti, sulle quali, bombardati dalle notizie sui giornali o in televisione, rischiamo di reagire con un senso più di indifferenza e assuefazione che non di disgusto.
Nei quadri dell'autore traspira un sentimento nascosto di terrore, generato da una violenza immanente di cui la donna raffigurata è stata vittima, ma non c'è orrore: i suoi volti femminili - per quanto sfigurati e talvolta solamente accennati sotto a una rete di tagli, graffi e cuciture - esprimono una silenziosa ma invincibile dignità.
Le “mostre” della mostra, deturpate nel viso e nell'animo dagli affetti più vicini, non provocano repulsione ma empatia. E si pongono a confronto diretto con lo spettatore, senza titoli e senza didascalie a supporto dell'esposizione, per favorire un faccia-a-faccia emozionale privo di filtri. Incuriosiscono, anche: attorniate, in alcuni casi, da una cornice formata dalle silhouette ritagliate di bambini che si tengono per mano.
Quasi a sottolineare quella forza primordiale che muove il mondo - più forte di ogni brutalità, di ogni ingiustizia e di ogni sopruso -, chiamata procreazione.
Sono donne umiliate, ma vive. Mortificate e annullate nella loro identità e libertà al punto da essere prigioniere di un dolore muto, ma in grado di comunicarlo con i segni sul loro volto. Cristallizzate nel loro attimo perpetuo di sofferenza, ma intensamente umane.
A renderle espressive, nonostante gli occhi strappati e le bocche cucite, è la stessa pittura di Tonello che è capace di irradiare sensazioni vitali con i colori stesi ed addensati sulla tela in tutta la loro matericità e fisicità. Una pittura irruente, come irruente è la natura umana che rende possibile la violenza di genere, ma al contempo rispettosa della delicatezza e della sensibilità che il trattare questo argomento richiede. Perché il tema affrontato dalla mostra è appunto la degenerazione patologica, e spesso difficilmente curabile, del sentimento umano fondamentale: “L'Amore Malato”.
Non a caso, all'inaugurazione della mostra tenutasi questo pomeriggio, è intervenuto tra gli altri il professor Giuseppe Filidoro, medico psichiatra e psicoanalista, che ha spiegato quanto sia labile il confine tra le due dimensioni del sentimento e dell'aggressività nella costituzione psichica delle componenti affettive che albergano in ciascuno di noi.
Chiara Casarin, direttrice del Museo Civico, riferendosi al messaggio dell'artista ha sottolineato come “l'arte contemporanea sempre di più è politica e ha la potenza di agire su tutto, con un linguaggio universale che sa parlare a diverse culture”.
“Il tema della mostra - ha osservato la dottoressa Casarin - è affrontato in modo allusivo e non con un tono sfrontato e violento. Un atteggiamento di tenerezza che pure parla di violenza alle donne. È una strategia di racconto di delicatezza molto efficace per lanciare una denuncia.” “L'arte contemporanea è politica e la politica vuole dire anche guerra - ha concluso la direttrice -. Questa mostra è una dichiarazione di guerra contro abitudini universali e le tendenze più animali degli uomini.”
Il dottor Mario Guderzo ha evidenziato, a riguardo di Tonello, “l'utilizzo di tecniche uniche che sconvolgono l'osservatore per generare emozioni al negativo”.
Per far riflettere il pubblico su un tema che, peraltro, non appartiene solo alle devianze della nostra contemporaneità ma alla stessa storia dell'arte e quindi dell'uomo.
Il direttore del Museo Gipsoteca Canoviana di Possagno, nella veste di curatore di “L'Amore Malato - MOSTRati”, ha citato un illustre esempio raffigurato in un dipinto di Jacopo Bassano: il racconto biblico di Susanna e i vecchioni, ovvero della bella giovane condannata alla lapidazione per adulterio, e poi salvata da un testimone, per non essersi concessa alle lusinghe di due vecchi e lussuriosi giudici israeliti che l'avevano sorpresa a fare il bagno nel giardino di casa.
Lo stesso motivo che ritroviamo nell'opera di Artemisia Gentileschi, la grande pittrice del '600, compresa tra le “star” del Museo Civico di Bassano, che neanche ventenne venne stuprata da un conoscente del padre.
Cambiano dunque i linguaggi artistici, ma non le pulsioni umane della violenza di genere, sia essa una anomalia patologica dell'amore tra due persone oppure violenza pura nei confronti di vittime senza legami con il loro aguzzino. Un drammatico fenomeno su cui viene rilanciata la denuncia dei volti femminili trasfigurati di Gino Tonello che con i loro occhi inesistenti, o chiusi dalle cicatrici, vogliono far aprire i nostri.
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