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Una pagella della scuola italiana...Senza Censura
Mario Giordano ha presentato a "La Bassanese" la sua inchiesta sulle condizioni in cui versa il nostro sistema scolastico.
Pubblicato il 26 set 2009
Visto 3.417 volte
Caporetto? E' un pittore del '700. A cosa serve un manometro? A misurare la pressione sanguigna della mano. Le Fosse Ardeatine? Un fenomeno carsico. Tranquilli, non abbiamo bevuto un'ombra di troppo, stiamo solo citando alcune tra le risposte più (desolatamente) stravaganti date da alcuni nostri scolari a domande che, a quanto pare, non sono alla portata di tutti.
Risate amare a parte, il ritratto tracciato nel libro "5 in condotta" dall'ex Direttore de "Il Giornale" Mario Giordano, ospite ieri sera del ciclo di "Incontri Senza Censura" della Libreria di Largo Corona d'Italia, prende spunto da pensieri di questo tipo per denunciare le condizioni assai critiche in cui versa oggi la scuola italiana.
"Penso che nessun argomento sia più importante della scuola - esordisce il giornalista - proprio perchè è dalla formazione dei giovani che dipende il futuro di un Paese. Un Paese, quello italiano, in cui una riforma scolastica (sia essa di destra o di sinistra) possa dare il giusto peso alla meritocrazia, valore che ormai sembra perduto quando non addirittura negato. Troppo spesso i governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno avuto come unica preoccupazione quella di distruggere ciò che i predecessori avevano fatto, senza valutare oggettivamente la bontà dei provvedimenti presi".
Mario Giordano durante l'incontro "Senza Censura" alla Bassanese
Per Giordano non si tratta di commentare "semplici" strafalcioni o lapsus lessicali, quanto di fronteggiare un imbarbarimento culturale che rischia seriamente di compromettere la formazione intellettuale delle nuove generazioni.
"La figura dell'insegnante - prosegue - si presenta nelle doppia veste di vittima e carnefice: vittima di un verticale crollo di autorità rispetto agli anni passati, quando un maestro elementare rappresentava una delle personalità di spicco della vita sociale cittadina. Ma anche complice di questo processo di degrado, quando attraverso l'azione di sindacati come la C.G.I.L. ha permesso l'appiattimento ed il livellamento verso il basso della categoria professionale docente, facendosi beffe del concetto di meritocrazia e utilizzando, in alcuni casi, le istituzioni scolastiche come enorme calderone in grado di garantire occupazione in maniera indiscriminata. Come in tutte le categorie, esistono insegnanti straordinari, che definirei addirittura eroici, ed insegnanti fannulloni, che interrogati sulle stesse domande poste agli studenti danno risposte ancora peggiori. Peccato che sia a quelli bravi che a quelli sciagurati venga riservato lo stesso trattamento economico, senza dare i legittimi riconoscimenti a chi in questo mestiere ci mette l'anima".
Accuse dirette, quindi, quelle formulate dall'ospite di turno che hanno suscitato nel pubblico apprezzamenti ma anche attimi di dibattito molto acceso, a dimostrazione della vivacità del palcoscenico che caratterizza gli incontri di approfondimento culturale.
Non tutto è da buttare, comunque: il panorama scolastico italiano presenta casi di eccellenza, di gestione ottimale dei fondi messi a disposizione delle scuole; ma situazioni di questo tipo fanno fatica ad emergere, "soffocate" da una tendenza generale che vede la scuola italiana ancora in ritardo rispetto ai vincolanti standard europei.
"Penso che questo processo abbia una data di nascita ben precisa- ribadisce Giordano - ed è quel '68 che in Italia si trascina da quarant'anni e che ha messo alla gogna i concetti di autorità e meritocrazia: si può dire che la scuola italiana rappresenti il modello perfetto di Comunismo applicato nel nostro Paese, con un egualitarismo spinto a livelli folli".
Etimologicamente, la parola "scuola" trova la sua origine nel termine greco "scholé", che significa "riposo, tempo tutto per sè, lontano da ogni fatica e preoccupazione": speriamo possa ritornare ad essere considerato un luogo in cui esercitare la propria mente non in vista di giudizi o pagelle, ma per puro e semplice accrescimento personale.
La domanda di Bassanonet
- In un contesto di questo tipo, quale può essere per Lei la funzione svolta dalla televisione? Sembra quasi esserci una celebrazione dell'ignoranza. Questo può portare i ragazzi a pensare: "Studiare non conviene"?
- Sì, è una cosa che può succedere. Gli strafalcioni che ho citato all'inizio sono dello stesso tenore di quelli visti e sentiti in una qualsiasi passata edizione del "Grande Fratello", i cui partecipanti al giorno d'oggi vengono considerati "persone di successo". Penso però che in un certo modo il problema della televisione sia stato superato da quel "gigantesco contenitore" che è Internet, uno strumento con potenzialità illimitate, in positivo quanto in negativo, il cui controllo totale è pressoché impossibile. Questo deve spingerci ancora di più a cercare di formare le coscienze dei giovani, in modo da metterli in condizione di operare una scelta autonoma, promuovendo una "cultura del bello", ovviamente in linea con le inclinazioni personali di ogni singola persona.
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