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Massimiliano Cavallo

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Bassano sorprende alle urne: alta affluenza e vittoria in controtendenza

Affluenza sopra la media nazionale e vittoria dei favorevoli alla riforma: il dato locale apre una riflessione sul rapporto tra cittadini, politica e fiducia nelle istituzioni

Pubblicato il 24 mar 2026
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Cala il sipario su una delle consultazioni più sentite degli ultimi anni.
Per mesi il Paese ha discusso, si è diviso e si è confrontato con toni spesso accesi: un segnale che, al netto delle faziosità, restituisce l’immagine di una democrazia ancora capace di mobilitare.
Se nelle ultime tornate elettorali il coro unanime era quello del lamento per l’astensionismo e lo scarso interesse, oggi il quadro è ribaltato: il popolo si è presentato compatto alle urne e, a prescindere dal risultato finale, questo resta il dato politico più rilevante.

In Veneto, la città di Bassano del Grappa ribalta il dato nazionale premiando il "Sì". Partecipazione civica in netto rialzo rispetto alle precedenti consultazioni.

Con un’affluenza che sfiora il 59%, gli italiani hanno risposto in massa, scegliendo di intervenire direttamente su un tema cruciale come la riforma costituzionale.
In un tempo spesso segnato da disaffezione questo dato assume un significato preciso: i cittadini, quando chiamati su questioni fondamentali, non si tirano indietro.
Questo exploit di partecipazione suona come un fragoroso campanello d’allarme per chi è abituato a decidere nelle stanze chiuse, spesso escludendo il popolo dalle scelte che cambiano il volto della nazione.
La lezione delle urne è chiara: la democrazia non è una concessione dall'alto, ma un muscolo che i cittadini hanno dimostrato di saper ancora flettere con vigore.
Il verdetto nazionale ha mostrato dei risultati netti: il “No” si attesta al 53,74 %, mentre il “Sì” si ferma al 46,26%.
Un risultato che non ammette replica rafforzato da una geografia del voto altrettanto significativa.
Il “Sì” riesce a imporsi soltanto in tre regioni del Nord, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre il “No” domina nel resto del Paese, con picchi particolarmente elevati nel Mezzogiorno e nelle grandi città: da Napoli, dove supera il 75%, a Torino, Roma e Milano.
Una lettura superficiale potrebbe fermarsi qui, al dato numerico.
Ma un’analisi più attenta suggerisce altro. L’alta partecipazione indica che il voto non è stato percepito come tecnico o distante, bensì come una scelta concreta, capace di incidere sull’equilibrio democratico.
In molti casi, la scheda elettorale si è trasformata in uno strumento per esprimere un orientamento più ampio: non solo sulla riforma, ma anche sul rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

In questo quadro emerge Bassano del Grappa, che offre uno spaccato particolarmente significativo.
Qui l’affluenza ha raggiunto il 64,1%, ben al di sopra della media nazionale, confermando una forte mobilitazione civica.
Ma è soprattutto il risultato a distinguersi: il “Sì” prevale con il 55,1% contro il 44,9%, invertendo l’esito complessivo del Paese.
Il voto non può essere ridotto soltanto al merito della riforma.
È lecito chiedersi se, almeno in parte, abbia rappresentato anche un segnale politico: un giudizio o una forma di vicinanza al Governo, seppur le parti politiche, in particolare quelle della maggioranza, abbiano smentito categoricamente qualsiasi lettura di questo tipo.
I bassanesi hanno voluto esprimere una posizione autonoma, decisa che merita di essere letta con attenzione.
Da un lato un Paese che, in larga parte, sceglie di non modificare l’impianto costituzionale; dall’altro una realtà locale che esprime una preferenza diversa.
Due livelli che non si contraddicono, ma raccontano la complessità di un elettorato tutt’altro che uniforme capace di mostrare le proprie idee.
Resta, soprattutto, il valore di una partecipazione ampia e consapevole. Perché la democrazia non vive solo di risultati, ma di presenza, confronto e capacità di scegliere.
E quando quasi sei cittadini su dieci decidono di votare su un tema così delicato, il segnale è forte: c’è ancora una domanda di coinvolgimento che non può essere ignorata.
Le istituzioni non possono limitarsi a un’analisi di facciata: i numeri mostrano che i bassanesi hanno una voglia di partecipazione che non può finire in un cassetto.
Voltarsi dall'altra parte oggi significherebbe perdere l'occasione di capire cosa muove davvero il ventre del Paese.
Perché dietro quella partecipazione non c’è solo un orientamento politico, ma una richiesta più profonda di ascolto, rappresentanza e presenza.
Ignorarla vorrebbe dire alimentare quella distanza tra cittadini e istituzioni che proprio il voto, in questa occasione, ha dimostrato di voler colmare.

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