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Bifrangi: a rischio 400 dipendenti
La “Bifrangi Spa” è intenzionata a chiudere lo stabilimento di Mussolente spostando l’attività all’estero per colpa della burocrazia e dei ritardi nelle risposte degli amministratori pubblici
Pubblicato il 05 giu 2009
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“Basta, mi hanno stancato: me ne vado”. A pronunciare questa frase è uno degli imprenditori del Bassanese che guida un’azienda da fatturati milionari, con centinaia di dipendenti, con una produzione di nicchia nello stampaggio a caldo dell’acciaio, destinata per lo più ai paesi esteri. Si tratta di Francesco Biasion, Presidente del Consiglio di amministrazione della Bifrangi Spa, la ditta metalmeccanica che sorge alle porte di Mussolente e che ha aperto qualche anno fa due consorelle in Inghilterra. Le avventure accadutegli negli ultimi due anni lo stanno convincendo ad andarsene altrove. Gli amministratori di un Comune di una nazione europea gli hanno messo a disposizione quasi gratuitamente l’area necessaria a costruire un’azienda di grande spessore e supertecnologica e lui sta accarezzando l’idea di chiudere bottega a Mussolente e trasferirsi all’estero. Sarebbe certo un brutto colpo per l’economia del mandamento, specie in momenti come questi in cui la crisi ha già fatto sentire i suoi drammatici effetti anche nel “ricco Nordest”. Se la chiusura della Bifrangi si dovesse avverare, ben quattrocento persone si troverebbero senza lavoro.
Ma quali sono i motivi che stanno portando alla chiusura di una delle più affermate aziende del mandamento? «Mi sta capitando di tutto. - spiega il comm. Biasion - Volevo installare nell'area di proprietà della ditta un maglio di 1400 KJ pari a 55 mila tonnellate, il top del top in materia, capace di assicurare ulteriore lavoro per molti anni con l'assunzione di nuovo personale e con una ricaduta indiretta anche nel territorio. Abbiamo ottemperato a tutte le prescrizioni di legge spendendo, soltanto per le "carte", centinaia di migliaia di euro. Quando il Comune era disposto a parlarne, e cioè dopo circa due anni, il treno era già passato. La tecnologia moderna non conosce i tempi della burocrazia italiana; è molto, ma molto più veloce, e così sulle innovazioni importanti o arrivi entro breve tempo o sei superato dagli eventi e dai concorrenti. Quella macchina ha già trovato posto, in pochissimi mesi, negli Stati Uniti».
«Sia chiara una cosa. - prosegue il responsabile della Bifrangi - Noi abbiamo ascoltato le voci di chi ha fatto una battaglia contro quell'impianto accusandoci di produrre inquinamento acustico nella zona. Gli studi che avevamo commissionato a collaboratori esterni di chiara fama, però, avevano escluso nel modo più assoluto la possibilità che i rumori prodotti dal macchinario potessero arrecare disturbo ai residenti, o vibrazioni tali da mettere in pericolo la stabilità delle loro abitazioni. Anche noi teniamo alla salute dei nostri concittadini e, personalmente, a quella della mia famiglia, dal momento che abitiamo nei pressi dell'azienda. Il progetto era stato analizzato nei minimi dettagli perché il nuovo impianto non creasse disagi. Nonostante questo, ci sono voluti due anni e tante spese inutili prima di avere una bozza di accordo, ormai tardiva, da parte dell'Amministrazione di Mussolente».
La veduta aerea della Bifrangi
«Ora io ritengo che, specie in una situazione economica così difficile quale quella che tutti gli imprenditori stanno vivendo, - insiste Biasion - dover impegnare buona parte del proprio tempo non già a ricercare nuovi mercati, a ideare prodotti competitivi, a programmare nuove iniziative, ma a seguire i problemi sollevati dai pubblici amministratori, non possa essere che dannoso per l'impresa. A questa vicenda s'è aggiunta quella del sequestro dell'area attigua all'azienda ad opera della Polizia locale. Forse si pensava che stessi costruendo chissà che, senza la necessaria autorizzazione. A questo punto, siccome sono innamorato del mio lavoro, penso che la cosa migliore da fare sia togliere il disturbo portando l'attività in un Paese che ci sta facendo ponti d'oro».
«Gli amministratori locali mi devono dire a chiare lettere - conclude Biasion - se mi posso ancora impegnare per rilanciare la Bifrangi, oppure se a loro questa fabbrica arreca soltanto disturbo, nel qual caso mi disimpegnerò emigrando altrove, pur con sommo dispiacere per i dipendenti che in tutti questi anni hanno operato con onestà e rettitudine favorendo la crescita qualitativa della ditta».
La Bifrangi nel corso dei decenni ha anche favorito la crescita di altre piccole aziende create da ex dipendenti. Sul trasferimento della fabbrica, Biasion non vuol dire di più, ma si sa di certo che le trattative per il trasferimento della Bifrangi all'estero è più di un'idea alimentata dallo sconforto prodotto dall'accanimento burocratico contro l'azienda. I prossimi mesi diranno se effettivamente questa importante azienda bassanese migrerà.
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