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Tribuna Politica
Il giorno dopo la decisione della Consulta che gli impedisce di candidarsi per il quarto mandato, Luca Zaia a Bassano difende il Tribunale della Pedemontana. “È una cosa logica, nella riorganizzazione prevista dal Governo, ripartire con Bassano”
Pubblicato il 10 apr 2025
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Si scrive: “Conferenza stampa”. Si legge: “Adunata generale del Comitato del Sì”.
Si scrive: “Tribunale della Pedemontana”. Si legge: “Tribuna Politica”.
Perché l’istituzione dell’ottavo Tribunale del Veneto è una questione prettamente politica e perché l’annunciato intervento a Bassano del Grappa del governatore Luca Zaia per perorare la causa della giustizia pedemontana avviene nel Day After della notizia politica del momento. Vale a dire la decisione di ieri della Corte Costituzionale che respingendo la norma approvata dalla Regione Campania per consentire al governatore De Luca di candidarsi per il terzo mandato, impedisce a Zaia - per ragioni legislative che qui vi risparmio - di candidarsi per il quarto. Bloc notes mio, fatti capanna.
Foto Alessandro Tich
Ci troviamo in una gremita sala Chilesotti del Museo Civico alla conferenza stampa col governatore del Veneto - allargata ai sindaci (una quindicina quelli presenti) e agli avvocati dell’ipotetico circondario pedemontano nonché ai rappresentanti delle categorie economiche - convocata dal Comitato per l’Istituzione del Tribunale della Pedemontana.
E la presenza delle testate giornalistiche è quella delle grandi occasioni.
Ci sono persino le telecamere di Rai Uno, ma in realtà per gran parte dei giornalisti presenti il Tribunale della Pedemontana è un optional.
Siamo praticamente tutti qui, tutti insieme appassionatamente, per avere le dichiarazioni di Zaia sulla decisione di ieri della Consulta. Me ne occuperò nel mio prossimo articolo.
L’incontro bassanese a sostegno del progetto del Tribunale pedemontano inizia prima dei discorsi con un siparietto che mi riguarda.
Ve lo racconto in breve, anche per stemperare un po’ il clima da Guerre Ostellari.
L’albergatore e ristoratore Roberto Astuni, l’uomo che sussurra ai Tribunali, ha portato per l’occasione un’evoluzione del suo adesivo con la scritta “Tribunale Pedemontana Sì, grazie” che aveva già diffuso urbi et orbi alla conferenza stampa di presentazione della rassegna gastronomica dell’Asparago.
Si tratta di un pacco di distintivi in metallo con la stessa scritta, che vengono appuntati sulle giacche dei partecipanti alla conferenza.
Appena mi vede me ne porge uno, che io ovviamente accetto come souvenir e ripongo nel taschino interno della giacca.
Quindi l’avv. Francesco Savio, storico e strenuo sostenitore del Tribunale bassanese, me ne porge un secondo. “Visto che lo ha preso anche a Vicenza…”, mi dice, ricordando quanto avvenuto al consiglio comunale di Palazzo Trissino nel novembre 2023, con l’adesivo che mi sono portato a casa del Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza.
“Ce l’ho già, grazie”, rispondo all’avvocato mostrandogli il distintivo datomi da Astuni. “Ah bene, allora siamo pari”, replica Savio.
Poco dopo spunta anche l’ex consigliera comunale Ilaria Brunelli, che cerca cortesemente di porgermi un terzo distintivo (“come a Vicenza…” ecc. ecc.) e alla quale do altrettanto gentilmente la stessa risposta.
Avessi accettato tutti e tre i distintivi, adesso potrei già rivenderne due su eBay per i collezionisti più appassionati.
Aprendo le danze, il sindaco Nicola Finco spiega che la conferenza stampa è stata indetta “viste le polemiche sorte nelle ultime settimane e visto che il Governo si è impegnato su questo fronte”, col disegno di legge “che oltre a Bassano prevede la riapertura dei Tribunali di Alba, Lucera e Rossano Calabro”.
“Ci hanno detto che quello della Pedemontana è un tribunalino e che stiamo conducendo una battaglia di bottega - aggiunge -. Niente di tutto questo. Noi oggi rappresentiamo un territorio con 500mila abitanti e con migliaia di imprese.”
“Oggi - incalza il sindaco di Bassano - spero sia l’ultima volta che chiediamo che il Governo prenda una posizione e decida una volta per tutte il destino di questo presidio di giustizia.”
Intervengono a sostegno del progetto giudiziario pedemontano anche il sindaco di Castelfranco Veneto nonché presidente della Provincia di Treviso Stefano Marcon (“Le preoccupazioni sono state fugate dalle risposte del sottosegretario, bisogna andare avanti”) e l’assessore di Cittadella Andrea Bertollo (“Questa iniziativa è un’opportunità per avvicinare la giustizia ai cittadini, è un’operazione win-win, come si dice oggi: non c’è nessuno che perde”).
Dichiara l’avvocato bassanese Roberto Pozzobon, altro storico esponente del Comitato del Sì, rispondendo innanzitutto all’osservazione di un mio articolo:
“Ci hanno detto che siamo silenti. Ma per noi parla uno studio della Regione Veneto che già nel 2013 rimarcava la necessità del Tribunale per questo territorio, per le sue caratteristiche economiche, orografiche e di popolazione. Non è un argomento per tifoserie.”
“Secondo gli ultimi dati a nostra disposizione, il Tribunale della Pedemontana avrà un numero di magistrati che è imponente - continua Pozzobon -. Ci sarà la specializzazione e non ci saranno problemi di incompatibilità, e andrà anzi a riequilibrare la richiesta di giustizia che c’è. È un’istituzione innovativa all’interno della giustizia ed è il momento di dire sì.”
Sitting Ovation da parte di tutti i presenti.
L’avv. Cristina Bertoncello Brotto, avvocato di Cittadella, parla a nome dei suoi colleghi cittadellesi e dell’Alta Padovana.
Afferma che sono “tutti favorevoli al Tribunale della Pedemontana”, come pure “le categorie economiche”.
“Questo Tribunale lo chiedono anche i cittadini - aggiunge -, soprattutto gli amministratori di sostegno che devono andare a Padova e aspettare un anno per parlare con il giudice tutelare, ma anche gli assistenti sociali e le Forze dell’Ordine. I cittadini hanno diritto a un Tribunale di prossimità.”
A nome delle categorie economiche parla invece al microfono il referente della delegazione di Cittadella di Confindustria Veneto Est Omer Vilnai, secondo il quale il progetto pedemontano va sostenuto per ovviare alla “lentezza della giustizia che sta frenando gli investimenti in questo territorio”.
Un capitolo a parte merita l’intervento del vicesindaco di Treviso Alessandro Manera, in rappresentanza del sindaco Mario Conte “assente per concomitanti impegni”.
Come si ricorderà, lo scorso 7 marzo il sindaco di Treviso Conte - che tra l’altro è riconosciuto come “delfino” di Zaia - si era incontrato a Padova con i suoi colleghi di Padova Sergio Giordani e di Vicenza Giacomo Possamai, assieme ai presidenti dei tre rispettivi Ordini degli Avvocati, per ascoltare “con attenzione il punto di vista e le preoccupazioni in ordine alla proposta di istituire un nuovo Tribunale della Pedemontana” (come dal comunicato stampa congiunto dei tre sindaci) e annunciare la richiesta di “un incontro col ministro Nordio per valutare le migliori modalità volte a difendere gli interessi dei nostri territori”.
Oggi invece il vicesindaco Manera sembra arrivare non da un altro Comune, ma da un altro pianeta.
“Sono qui per sedare una polemica - dichiara -. Chiedendo la tutela del Tribunale di Treviso, sinceramente non volevamo delegittimare il Tribunale della Pedemontana. Le due cose non sono in antitesi e non si contenderanno le risorse. Il Tribunale della Pedemontana verrà anzi incontro a quello di Treviso, che è in overbooking.”
Treviso volta la frittata: è uno dei momenti top della Tribuna Politica.
Anche il dottor Carmelo Ruberto, ultimo procuratore della Procura della Repubblica di Bassano del Grappa, è della partita.
Parla del suo “sbigottimento” quando il 13 settembre 2013 aveva “chiuso a chiave per l’ultima volta il portone della Procura in via Verci” mentre solo tre giorni prima, il 10 settembre 2013, la ditta appaltatrice aveva consegnato l’edificio del nuovo Tribunale di via Verci.
La definisce una cosa “assurda e irragionevole” perché il nuovo complesso giudiziario bassanese “sarebbe stata la premessa del Tribunale pedemontano, a beneficio dei circondari limitrofi”.
“La giustizia è un servizio ai cittadini e rappresenta il volto dello Stato sul territorio - aggiunge l’ex procuratore -. Privare di un servizio di prossimità i cittadini e le piccole e medie imprese, che hanno bisogno di una risposta di giustizia che sia rapida, è un controsenso. Il Tribunale di Bassano funzionava come un orologio svizzero, con risposte molto rapide soprattutto nel civile.”
“Sono basito quando sento l’Associazione Nazionale Magistrati esprimere posizioni antagoniste a questo progetto - prosegue il dott. Ruberto -. È cambiata la visione del servizio della giustizia, ci sono concorsi per la magistratura a ritmo annuale e 2.000 magistrati saranno in formazione entro il 2027. Anche il personale amministrativo sarà aumentato e il Ministero sta provvedendo.”
“C’è tutto un movimento della giustizia - conclude - che qui porterà all’apertura non di un tribunalino, ma di un Tribunale di ampio respiro.”
È l’assist per l’intervento che tutto il globo terracqueo sta attendendo: quello del governatore Luca Zaia.
“Noi come “centri di potere” siamo un problema a livello nazionale”, esordisce ironicamente Zaia riferendosi alla decisione di ieri della Corte Costituzionale.
Sarà il suo unico riferimento all’argomento all’interno delle pareti della sala Chilesotti.
“A me sembra anche un processo di autocastrazione, sta roba di Bassano - entra nel merito del Tribunale -. Il “risanamento” della giustizia del 2012, che ha azzoppato Bassano, ha lasciato quarto Corti d’Appello in Sicilia, e ricordo che il Veneto ne ha una. Alla luce di tutto questo, io penso he questa sia quasi una Gioia Tauro del nord.”
“Io sento un dibattito che secondo me rasenta il “non comprensibile” per il buon senso - afferma il presidente - È una cosa logica, in questa riorganizzazione che prevede il Governo, ripartire con Bassano. Però io vi ricordo che in questo provvedimento è prevista la riapertura di Alba, Bassano, Corigliano Rossano in Calabria, Lucera e poi la riapertura definitiva di Tribunali che lavorano “in prorogatio” che sono Avezzano, Lanciano, Sulmona, Vasto e poi le sezioni staccate di Ischia, Lipari e Portoferraio. Vi faccio una domanda: secondo voi, fanno i comitati per non aprirli?”
Applausometro alle stelle.
“E poi sento dire che forse il vero problema è quello della divisione di pani e dei pesci, cioè il personale - prosegue Zaia -. Abbiamo quattro Corti d’Appello in Sicilia e non dobbiamo aprire il Tribunale di Bassano perché se no, per aprirlo, prendiamo il personale a Vicenza, a Treviso, a Rovigo, a Verona eccetera. Il Veneto ha un residuo fiscale di 15 miliardi di euro, siamo una delle quattro o cinque Regioni che pagano tasse e le lasciano a Roma per mantenere tutto questo Paese. Potremo immaginare di uscire da questa logica e dire che se apriamo un Tribunale, non solo vogliamo il personale nuovo a Bassano, ma vogliamo che siano anche concluse definitivamente le lacune sugli organici anche degli altri Tribunali del Veneto?”
“Io penso che noi stiamo facendo una battaglia che trovo quasi inutile - continua la parabola secondo Luca -. Dal 2012 al 2025 sono 13 anni. È una follia che stiamo qui a difendere la riapertura di un Tribunale che esiste, ristrutturato, 20 milioni di euro spesi, 11mila metri quadri di estensione. Noi ci siamo e penso che questa riorganizzazione che il Governo sta portando avanti vada nella direzione di dare risposte ai territori e immagino che bisogna solo stimolare il governo a fare veloce, chiudere questa partita e mettere la parola fine.”
“Però abbiamo dei buoni compagni di viaggio”, ribadisce il governatore che ripete l’elenco dei Tribunali italiani in odore di riapertura, inseriti del disegno di legge governativo per la revisione della riforma della geografia giudiziaria.
“Loro immagino che non rinuncino a chiudere questa partita - commenta Zaia in conclusione -. E quindi noi dobbiamo fare squadra in maniera tale che si chiuda per tutti, Bassano compreso. Attenzione che qui il rischio è che sia solo Bassano che esce da questa lista. E sarebbe allucinante.”
The End. Un collega giornalista vuole fare a Luca Zaia una domanda sulle prossime elezioni regionali, dopo la decisione della Corte Costituzionale.
“Non ne parlo qui, ne parliamo fuori”, replica il governatore.
E allora la conferenza stampa del Comitato del Sì si conclude qui.
Il Tribunale della Pedemontana finisce subito in secondo piano, perché la selva di telecamere e microfoni qui presenti si precipita immediatamente fuori nel chiosco, anzi pardon nel chiostro del Museo Civico, in attesa che Zaia rilasci le sue dichiarazioni sullo stop della Consulta al suo quarto mandato.
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