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A dire il Viero
Ex Enel, ex Continental, ex Elba: facciamo il punto sulle principali rigenerazioni urbane di aree degradate della città con l’assessore all’Urbanistica Andrea Viero
Pubblicato il 11 ott 2023
Visto 12.820 volte
Tu chiamale, se vuoi, rigenerazioni.
Rigenerazioni urbane, s’intende.
Ovvero quelle che a seguito di accordo pubblico-privato consentono di trasformare delle aree cittadine abbandonate e conseguentemente degradate in qualcosa di nuovo, a destinazione prevalentemente commerciale, residenziale oppure direzionale.
L’assessore comunale all’Urbanistica Andrea Viero (foto Alessandro Tich)
Gli schemi di accordo per due di questi interventi di recupero urbanistico - già oggetto di nostri precedenti articoli - sono stati approvati dal consiglio comunale di Bassano dello scorso 26 settembre, con conferma del relativo “rilevante interesse pubblico”.
Il primo riguarda la proposta di accordo pubblico-privato per la rigenerazione urbana dell’area dismessa denominata “ex Enel Sud”, sita tra viale Pecori Giraldi e l’incrocio con via Cavallare, presentata dalla ditta proponente Carron Cav. Angelo Spa.
Il secondo è il medesimo tipo di accordo pubblico-privato per la rigenerazione urbana dell’area “ex Albergo Continental” di viale Venezia, presentato dalla ditta proponente Continental Srl.
Sul recupero dell’area ex Enel, i nostri lettori ricorderanno la polemica lanciata lo scorso 30 settembre dalla Confcommercio mandamentale di Bassano.
Lì è infatti prevista la realizzazione di un nuovo punto vendita della catena di supermercati Eurospin.
Secondo l’Ascom bassanese, si tratta del risultato della “totale “deregulation” amministrativa e programmatoria per le strutture di vendita che non superano i 1500 mq” che porterà “a collocare il quarto supermercato lungo un tratto di 500 metri di una strada ad alta percorribilità come viale Vicenza-via Pecori Giraldi”, edificando “una nuova piccola, piccolissima “cattedrale” destinata ben presto a rimanere vuota (o a svuotarne una di limitrofa) perché le regole del mercato e del commercio non le fa la politica né l’urbanista”.
Ma, a dire il Viero, sono aspetti che in sede di programmazione urbanistica non sono stati effettivamente presi in considerazione?
Su questo, ma non solo, intervistiamo l’assessore comunale all’Urbanistica Andrea Viero.
Assessore Viero, partiamo con la riqualificazione ex Enel Sud. Prima di occuparci della polemica di Confcommercio, parliamo dell’intervento. Sostanzialmente di cosa si tratta?
Si tratta di una pura rigenerazione urbana. Prevede la demolizione di tutti i fabbricati esistenti, di tutti i volumi che ci sono. Questa è una zona definita “degradata” dalla legge regionale 55/2012 che consente, ai fini del rilancio di questo tipo di zone, anche destinazioni commerciali. In questo caso, oltre alla demolizione totale dell’esistente, la rigenerazione prevede soprattutto la riduzione dell’indice di superficie coperta, che da 0,60 scende a 0,26, quindi meno della metà dei volumi attuali. L’intervento si attesta tutto nella parte più a sud, per lasciare libero il fronte su viale Pecori Giraldi per avere i parcheggi e le aree pubbliche.
C’è proprio una cucitura che si collega con la pista ciclopedonale, con i marciapiedi e con la parte esistente. La destinazione è appunto commerciale, con una superficie di vendita di 1280 mq. Quindi siamo sotto i 1500, ma siamo anche sotto i 2500 mq che è la superficie di vendita media. Sostanzialmente, qui un operatore avrebbe potuto tranquillamente aprire un’attività commerciale con una SCIA, segnalazione certificata di inizio attività, ovviamente dopo questo accordo.
Riguardo invece alla polemica di Confcommercio sull’ennesimo supermercato che arriva in città, cosa replica?
Io capisco che Confcommercio faccia gli interessi della categoria. Sanno benissimo che quella che è stata una nostra scelta parte da un impianto normativo a livello regionale.
E parte dalla consapevolezza che se si vuole mettere mano a queste aree, ci vuole equilibrio economico. Perché è difficile che un privato faccia un investimento e acquisisca un’area di questo tipo, si accolli tutte le spese di demolizione senza che in qualche maniera abbia quel minimo tornaconto per poi sostenere l’intervento.
In questo momento, evidentemente, l’unico modo per sostenere questi interventi è quello di prevedere la destinazione commerciale. Che non è una concessione, ma è prevista dalla norma. Non è un regalo che facciamo ai privati: è un’area degradata e chi intende investire per la sua rigenerazione può chiedere di farlo.
Non si tratta dunque di una nuova “minaccia” per il commercio di vicinato?
Quando parliamo di medie strutture di vendita o di piccole strutture come questa, è chiaro che qui ci va il supermercatino oppure il piccolo negozio. Non stiamo parlando del centro commerciale dove chi investe comincia a catalizzare tutta una serie di attività che in qualche maniera mettono in difficoltà il tessuto del commercio del centro e quello delle periferie.
Qui stiamo parlando di concetti completamente diversi. È vero, li hanno definiti degli “scatoloni commerciali”. Però sono quegli scatoloni che hanno anche una grande commerciabilità, cioè quella metratura che anche se non hai un supermercato, ma un negozio di altro genere come può essere magari una rivendita di biciclette, ti consente di recuperare l’investimento su queste aree. Sono aree che sono ferme da decenni, trent’anni che non le vedi rinascere, come anche l’ex Continental.
Lupus in fabula, passiamo alla rigenerazione dell’area ex Continental. Ne ho già scritto su Bassanonet, ma cosa possiamo dire di più?
Di più si può dire che è un intervento che ha un equilibrio spettacolare, e questo lo dico con orgoglio. Perché c’è la tutela della parte storica, che è il fabbricato progettato dal Bonfanti e c’è la pulizia di quelle che sono state le superfetazioni negli anni. Ma l’intervento protegge innanzitutto l’architettura del Bonfanti e avrà una destinazione che è direzionale, al primo piano, e poi residenziale. Un intervento mirato al recupero totale di quell’edificio. La parte dell’area ex Continental invece più a ovest ha invece una destinazione residenziale. Parzialmente era già stata prevista dal piano, viene cambiata la destinazione d’uso alberghiera sulla parte a nord, ma l’intervento è perfettamente in linea con quello che è il tessuto urbano esistente. Cioè ci sono abitazioni e restano abitazioni. Ci sono circa 1400 mq di superficie utile e ciò corrisponde a circa 14 unità abitative, in due palazzine sicuramente gradevoli. Questo però sarà un aspetto successivo che deriva dal progetto architettonico e non dalla schedatura urbanistica che abbiamo fatto noi adesso.
Per concludere, prendiamo il binocolo. Ci sono altre riqualificazioni di rilievo all’orizzonte, in città?
Questi accordi sono arrivati con le manifestazioni di interesse che abbiamo aperto ancora nel 2020. Sono arrivate 110 domande. Alcune erano prime case, altre erano compensazioni urbanistiche, eccetera. Poi c’era tutto il capitolo che derivava dagli accordi per il recupero delle aree esistenti. Abbiamo detto fin dal primo giorno che siamo stati felici che sia arrivato l’accordo per l’ex Enel Sud, perché comunque è una cucitura rispetto all’intervento che sta a nord, che aveva iniziato la precedente amministrazione e di cui noi abbiamo semplicemente concluso l’iter, che era già avviato da un bel pezzo. C’è stato l’hotel Continental. C’è l’ex Elba, dove sappiamo che c’è una volumetria enorme. C’è la Pedrazzoli, che è un sito che interessa perché è una grande ditta che si trova comunque in un agglomerato abitativo importante che sta a sud di quartiere Angarano, zona Padre Zanuso. E quindi contiamo, nei prossimi mesi, di confezionare anche quegli accordi, nella volontà di ritrovare il giusto equilibrio.
E l’ex Elba, così grande, oltre 25.000 mq di superficie, cosa può diventare?
È chiaro che anche lì si sa benissimo di che volumi si stia parlando. È una superficie coperta enorme. Per l’ex Elba abbiamo puntato a una manifestazione di interesse che anche in questo caso richiede una destinazione parzialmente commerciale.
Ma - e lo dico già da subito - non si tratta di centri commerciali. Non esiste questa partita.
Si troverà l’equilibrio nelle superfici e noi abbiamo già fatto una richiesta specifica di ridurre completamente le superfici per non avere il centro commerciale. Come abbiamo fatto in via Capitevecchio, che è la famosa area FinPengo: da 8000 mq di superficie di vendita, siamo arrivati a due strutture da 2500 mq ciascuna.
È un equilibrio completamente diverso. Intanto abbiamo tolto 3000 mq di superficie di vendita. È vero, sono due strutture, ma quando tu vai in queste dimensioni non avrai la multifunzione commerciale. Ci vanno cioè due attività, sono quelle metrature che non consentono di fare i negozi del centro commerciale. Faremo la stessa cosa sull’ex Elba.
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