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Se scappa la PP
Partnership Pubblico/Privato, identità d'area, comunicazione, modello Alto Adige. In un incontro pubblico in sala Chilesotti a Bassano, l'ABC del Marketing Territoriale per “fare turismo” nell'area Pedemontana del Brenta
Pubblicato il 04 feb 2017
Visto 5.341 volte
“Se i giornali, invece di occuparsi di questi argomenti, preferiscono dare spazio al fondamentale problema della pipì dei cani non possiamo farci nulla.”
È la risposta - riferita ad un articolo pubblicato oggi sulle pagine bassanesi di un quotidiano locale - resa di getto dall'architetto Massimo Vallotto a una domanda lanciata dalle file del pubblico sul perché della scarsa presenza di giornalisti (due in tutto) all'incontro in corso nella sala Chilesotti del Museo Civico di Bassano e in generale sullo scarso interesse dei media locali nei confronti della questione trattata. Perché la questione di cui all'oggetto altro non è che una grande scommessa sul futuro, si spera non troppo lontano, della nostra economia territoriale: quella di trasformarsi in pianta stabile in comprensorio turistico, riconosciuto in quanto tale tramite un Marchio d'Area.
È il filo conduttore dell'incontro “Fare Turismo nell'area Pedemontana del Brenta - La governance più incisiva e diffusa nei territori turistici più emancipati”, quarto appuntamento pubblico propedeutico all'avvio del Tavolo di Marketing Territoriale Territori del Brenta, organizzato dall'associazione culturale Territori del Brenta di concerto con l'IPA (Intesa Programmatica d'Area) Pedemontana del Brenta. Coordinato da Massimo Vallotto e Andrea Cunico Jegary dello staff promotore di TdB e introdotto dai saluti del vice sindaco di Marostica e referente dell'IPA Simone Mattesco, il convegno ha inteso proporre un “caso di studio” focalizzato sull'esperienza del non lontano e turisticamente evoluto territorio dell'Alto Adige. Con i due relatori - il responsabile comunicazione della società di servizi IDM Alto Adige Marco Pappalardo e il titolare dell'agenzia di comunicazione HMC Heart Mind Creativity di Bolzano Paolo Ferretti - invitati a spiegare progetti e strategie correlate al boom turistico altoatesino e al rapporto fra “territori, ospiti e offerte coerenti”.
I relatori dell'incontro "Fare Turismo nell'area Pedemontana del Brenta" (foto Alessandro Tich)
Tutto da imparare per l'ancora costruendo Tavolo di Marketing Territoriale Territori del Brenta che inizia, compresa la sua fase preliminare, il quinto anno di attività. “Dopo cinque anni - dichiara Vallotto - siamo all'anno zero.” Come dire: siglata da un anno la partnership coi 17 Comuni dell'IPA, è giunta l'ora di dare concretezza al progetto.
In questo momento rapportarsi con l'esperienza della comunicazione e promozione turistica dell'Alto Adige, o Südtirol che dir si voglia, è come invitare un ingegnere aerospaziale della NASA a spiegare come si costruisce un aeromodellino.
Troppo grande l'attuale abisso di differenze tra i nostri Territori del Brenta, alla ricerca ancora della propria identità d'area, e un comprensorio turistico che macina numeri da record e si avvicina a diventare la destinazione più desiderata d'Europa.
Questione di debite proporzioni geografiche, di cultura imprenditoriale e istituzionale, di tempi (i Marchi d'Area esistono da quelle parti già dai primi anni 2000) e di risorse: sponsorizzazioni a parte, la valorizzazione del turismo altoatesino beneficia di un'iniezione di circa 70 milioni di euro all'anno, suddivisi in tre terzi tra i contributi pubblici della Provincia Autonoma e dei Comuni, il gettito della tassa di soggiorno e i contributi degli operatori privati interessati al business dell'accoglienza. Un raffronto che basterebbe al territorio bassanese, nei cui prati stanno ancora pascolando le vacche magre, per farsi assalire dall'ansia di prestazione e smorzare ogni ambizione di attrattività turistica.
E invece no. Perché per i promotori del progetto TdB non si tratta di un competitor con cui porsi velleitariamente a confronto, ma di un modello da cui trarre le migliori “buone pratiche” applicate da anni in territori con una forte propensione e attenzione per l'industria del turismo.
E non è ancora questione di risorse, ma di “cervelli”. “Dove non ci sono i soldi, devono esserci le idee”, spiega Vallotto. I finanziamenti per i futuri progetti di valorizzazione dell'area in ottica turistica poi arriveranno, ma è la stessa Europa ad indicare che ogni iniziativa in tal senso dovrà essere promossa e realizzata lungo un percorso caratterizzato dal binomio PP, ovvero dalla partnership tra Pubblico e Privato. Una prospettiva già avviata con l'adesione al Tavolo Territori del Brenta dell'IPA Pedemontana del Brenta, ma che attende adesso di passare dall'“anno zero”, se non proprio all'”anno uno”, perlomeno all'”anno zero e virgola”.
Serve pertanto, come sottolineato al convegno, finalmente la costruzione di una governance o “cabina di regia” - a gestione condivisa pubblica e privata - che porti alla nascita, e alla partenza operativa, di un centro di marketing focalizzato sul territorio e affidato a professionisti del settore.
Ma il “territorio” da valorizzare e comunicare non sarà solo un insieme di paesaggi, monumenti, ciclopiste, colline o musei. Dovrà anche e soprattutto essere - ed è questa la sfida più impegnativa - l'espressione di una comunità vocata all'accoglienza. “La qualità dell'accoglienza - avvertono i testi sacri di TdB - riguarda l'insieme della popolazione locale.” Un processo che prevede pertanto il coinvolgimento diretto di una cittadinanza “proattiva e consapevole”. Ma per il quale c'è ancora tanta strada da fare. Prova ne sia ad esempio l'assenza, all'incontro odierno in sala Chilesotti, delle scuole. In altri territori - come osserva Cunico Jegary - a un convegno del genere sarebbero stati presenti almeno gli studenti delle ultime classi degli Istituti superiori alberghieri e di indirizzo economico.
A dire il vero, anche gli amministratori comunali intervenuti all'incontro non brillano per la loro presenza. Tre o quattro assessori appena, sparsi tra le sedie. Ma è importante che tutti i Comuni dell'IPA prendano coscienza del fatto che il coinvolgimento della cittadinanza dipende anche da loro. Enti pubblici e operatori privati, per la prima volta, si trovano a salire sulla stessa barca per dare corpo a un'ipotesi di nuovo sviluppo sostenibile dell'economia locale.
Prima che scappi la PP - e non mi riferisco, ovviamente, a quella dei cani - è un'opportunità da sfruttare al meglio.
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