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Dunque: sul fianco sinist del grande plotone della politica bassanese la situazione è già delineata.
Questo fronte ha già espresso due candidati sindaci: Paolo Retinò per la coalizione Bassano per tutti e Europa Verde e Roberto Campagnolo per la coalizione Partito Democratico e Bassano Passione Comune.
Sul piano più generalmente bipartisan si stanno invece ancora attendendo segni di vita da Italia Viva, segni di azione da Azione e segni di impegno da Impegno per Bassano: tutte formazioni che potrebbero confluire, ciascuna a modo suo, in quel calderone moderato che viene definito “centro”.
I quattro dell’Ave Maria: Stefano Giunta, Nicola Finco, Andrea Zonta, Germano Racchella
A quanto pare, nella corsa centripeta al centro moderato farà parte dei giochi anche la resuscitata Democrazia Cristiana di Luigi D’Agrò, capitano Achab della Balena Bianca che ripartirebbe intanto come balenottera.
Non mi sono ovviamente dimenticato, nel panorama generale delle forze in campo, del Movimento 5 Stelle. Ma la sua attuale esistenza in città rappresenta uno dei nuovi misteri della Terra.
E per quanto riguarda il fianco dest? Come scrivo spesso, si accettano scommesse.
Più ci si avvicina al voto di giugno e più ci si allontana dalla prospettiva che la coalizione di centrodestra ricandidi a primo cittadino il sindaco uscente Elena Pavan.
Ci ritornerò alla fine di questo editoriale.
Rispetto a cinque anni fa, è radicalmente cambiato (#SiCambia allo stato puro) lo scenario politico.
Oggi Fratelli d’Italia, il quinto ruotino, quello di scorta, della coalizione pro Pavan del 2019 è diventato l’interlocutore senza il quale è impossibile decidere alcunché.
A cominciare dai cosiddetti piani alti che a livello regionale decretano le sorti delle alleanze comunali.
Luca De Carlo, coordinatore regionale per il Veneto di FdI e Alberto Stefani, coordinatore regionale per il Veneto della Lega: sono loro i detentori delle stanze dei bottoni, in diretto collegamento con Roma.
La posta in gioco è quella della spartizione della rappresentanza elettorale tra i due partiti alleati.
E secondo fonti bene informate, sarebbe stato raggiunto un accordo che prevede a Bassano del Grappa una candidatura di coalizione in capo a Fratelli d’Italia.
Come compensazione, la Lega dovrebbe esprimere il candidato sindaco a Montecchio Maggiore - dove si parla del ritorno in campagna elettorale di Milena Cecchetto, già sindaco ed attuale consigliere regionale - e a Rovigo.
Dunque, les jeux sont faits? Non direi proprio.
Per quanto riguarda la coalizione di centrodestra a Bassano, i nomi dei possibili candidati sindaci sono sempre quelli.
Adesso però non siamo più nella gioiosa fase delle chiacchiere da bar, ma siamo arrivati al momento delle scelte. Febbraio è un mese cruciale per definire squadra e leader, uscire allo scoperto troppo tardi sarebbe controproducente.
Si parte innanzitutto da una decisione politica, sempre riferita da fonti informate: i piani alti di Fratelli d’Italia hanno indicato il nome di Stefano Giunta quale candidato sindaco di coalizione a Bassano del Grappa in quota FdI.
Per la serie: Giunta comunale.
La ridiscesa in campo del già vicesindaco nell’era Bizzotto dipende tuttavia da due variabili.
La prima è che lo stesso Giunta sciolga innanzitutto le riserve e accetti l’investitura.
La seconda è che la sua candidatura venga accettata dal resto della coalizione.
Le principali riserve e opposizioni sul suo nome, per la sua storia politica, vengono espresse proprio da alcune frange interne alla Lega.
Agli occhi di alcuni notabili della Lega cittadina, Giunta sarebbe “reo” di essere stato in coalizione per cinque anni con il Partito Democratico, nell’era del sindaco Cimatti, e di non aver pertanto contrastato politicamente l’ascesa del PD, concretizzatasi nella legislatura successiva col sindaco Poletto.
Qualora il suo nome portasse ad un contrasto insanabile, e sempre col benestare delle segreterie superiori, è già pronto anche il Piano B: la candidatura a sindaco di coalizione dell’attuale vicesindaco Andrea Zonta, iscritto a FdI dal mese di marzo del 2023, altro nome ricorrente nel toto-candidature degli ultimi mesi.
Ma anche Zonta non è immune da un passato politicamente “viziato”: in veste di assessore della giunta Cimatti, ha governato la città assieme al Partito Democratico.
Comunque sia e comunque vada, e al di là dei sorrisi e delle dichiarazioni di rito, per la Lega dover sostenere un candidato sindaco del partito della Meloni sarebbe un amaro calice da trangugiare.
Ma in politica è possibile tutto e il contrario di tutto.
Per cui il braccio di ferro tra i due partiti, nel caso di un’impasse che rendesse impossibile trovare la quadra su un candidato sindaco di FdI, potrebbe anche risolversi - per convenienza o per sfinimento - a favore di un candidato della Lega, con Nicola Finco sempre in pole position e Germano Racchella straniero di coppa.
Ma al momento si tratta di un’opzione puramente teorica.
Ed ecco che, proprio in conseguenza ai mal di pancia locali del partito di Salvini, si apre un nuovo possibile scenario.
Fonti interne agli ambienti leghisti cittadini non escludono infatti che a Bassano la Lega possa correre da sola, con una sua lista e un suo candidato sindaco.
Sarebbe una decisione clamorosa, ma non una decisione isolata.
Non è insomma un fuoco di paglia: in Veneto si sta diffondendo la tentazione della Lega a correre alle prossime amministrative per conto proprio.
È quanto riferisce un ampio articolo del Gazzettino di venerdì scorso: “Nel partito cresce il numero di chi non vuole “regalare” municipi a FdI e perdere territori”.
La nuova tendenza è quella dell’auspicio di “correre senza Fratelli d’Italia, anche a costo di spaccare la coalizione, pur di mantenere la rappresentatività nei territori”.
E, come riporta sempre il quotidiano, “se questa corsa solitaria servisse per preparare il terreno per le Regionali del 2025, tanto meglio”.
Nella nostra regione c’è quindi un pezzo di Lega, in particolare della corrente zaiana, che freme per non concedere ai “cugini” meloniani il timone della nave.
E un eventuale strappo leghista in quel di Bassano non sarebbe altro che una messa in atto di questa ondata di dissidenza in pectore.
Qualora ciò accadesse, si aprirebbe una prateria per la candidatura a sindaco di Nicola Finco.
Certamente Finco non smania dal desiderio di lasciare il suo posto altolocato e ben retribuito di vicepresidente del consiglio regionale, privo delle gravose responsabilità e complicazioni conseguenti alla gestione amministrativa di una città.
Ma sono altrettanto convinto che se ricevesse una chiamata dalla stanza dei bottoni di turno, per spirito di partito risponderebbe all’appello.
Poi rimane aperta l’alternativa Germano Racchella, a cui proprio a giugno scadrà il mandato di primo cittadino a Cartigliano e che nei due più recenti avvenimenti pubblici a Bassano del Grappa - cerimonia di San Bassiano e cerimonia di consegna dei cappelli alpini - è sempre comparso vistosamente nelle prime file.
Perché? Perché, in situazioni in evoluzione come questa, la visibilità ha il suo perché.
Infine, come le equazioni in matematica, c’è un’incognita da risolvere: il destino elettorale di Elena Pavan.
È giusto e naturale che un sindaco in carica al primo mandato aspiri a candidarsi anche per il secondo.
Non è un obbligo: i suoi immediati predecessori, Cimatti e Poletto, non lo hanno fatto.
È un auspicio. E all’incontro di fine anno con la stampa, la sindaca aveva ammesso di puntare al bis: “I piani alti del centrodestra sono in dialogo e in confronto e confido che in poco tempo ci sia la convergenza.”
Ma l’ascensore verso i piani alti sembra essersi bloccato. La convergenza non è ancora arrivata e anzi la concreta impressione è che Elena Pavan sia stata in qualche modo lasciata sola dal suo stesso partito.
Solo col senno di poi sapremo dire se si tratti di una scelta politicamente motivata oppure di un epocale errore strategico. Ad oggi, l’eventualità che il sindaco uscente si presenti a capo della nuova coalizione di centrodestra, su mandato della Lega e col benestare di FdI, visti anche gli equilibri tra i due partiti citati sopra, appare alquanto remota.
Anche qui vale il presupposto che in politica tutto è relativo e in quanto tale rovesciabile anche all’ultimo minuto, ma stanti così le cose ad Elena Pavan non resta che un’unica soluzione: quella di presentarsi come candidato sindaco a capo di una lista civica separata e autonoma dal resto del centrodestra.
Lo potrebbe benissimo fare e, se le piace ancora, ha già pronto anche il nome: #PavanSindaco.
Se ciò si verificasse, avrebbe il sapore di una resa dei conti, almeno al primo turno.
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