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Un Mose al prezzo di due
Il deputato 5 Stelle Enrico Cappelletti interviene sui costi della SPV: “Su Pedemontana Veneta opacità incredibili, un colossale esborso senza precedenti. Salvini chiarisca in Parlamento”
Pubblicato il 25 gen 2023
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Ci risiamo. Ci risiamo con la SPV, acronimo - se vogliamo - anche di Sempre Paga il Veneto.
La questione è nota perché ne ho già scritto più volte su questo portale.
C’è un documento che regola i rapporti tra la Regione Veneto e Consorzio SIS/Superstrada Pedemontana Veneta Spa, il concessionario privato della attuale superstrada a pedaggio (molto caro) e futura autostrada, che l’avrà in concessione per 39 anni.
Un tratto della Superstrada Pedemontana Veneta (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Si tratta del TAC, il Terzo Atto Convenzionale sottoscritto tra le due controparti nel 2017.
In soldoni, letteralmente, il TAC stabilisce che la Regione Veneto (che incassa i pedaggi) deve versare al privato nei 39 anni di concessione il cosiddetto “canone di disponibilità”.
E cioè una quota di partecipazione pubblica, garantita a prescindere al concessionario privato e indipendentemente dai flussi di traffico, di oltre 12 miliardi di euro complessivi da qui al 2062.
E questo perché, mentre il “rischio costruzione” e il “rischio disponibilità” dell’infrastruttura sono a carico del concessionario, il “rischio della domanda” e cioè di quanto flusso di traffico viene ricevuto dalla SPV è invece a carico della Regione e quindi delle casse pubbliche.
Lo prevedeva già il primo contratto tra la Regione Veneto e il concessionario del 2009 ed è stato ribadito nel Terzo Atto Convenzionale del 2017.
Anche se, come ha chiarito l’ing. Elisabetta Pellegrini, Direttore della Struttura di Progetto della Superstrada Pedemontana Veneta, nella sua cliccatissima intervista rilasciata a Bassanonet lo scorso ottobre, le condizioni del TAC sono addirittura “migliorative” rispetto al primo accordo del 2009, che già prevedeva la copertura degli eventuali mancati introiti per traffico insufficiente a carico dell’ente pubblico.
“Con il TAC del 2017 - ha spiegato l’ing. Pellegrini - la Regione del Veneto è riuscita a ridurre di circa 10 miliardi di euro le pretese del concessionario nei 39 anni della concessione, ma non ha potuto modificare l’impianto complessivo della concessione stessa. Anche perché un diverso impianto avrebbe comportato una nuova gara e le valutazioni che erano state fatte per una nuova gara sarebbero state veramente troppo onerose in termini di slittamento dei tempi e anche in termini di costi, perché bisognava aggiornare tutti i prezzi.”
Nei giorni scorsi, intanto, la questione dei costi della SPV è nuovamente assurta agli onori delle cronache. Articoli di stampa (in particolare questo: www.lanotiziagiornale.it/la-pedemontana-veneta-presenta-il-conto/) hanno rilevato che la “superstrada a pagamento Pedemontana Veneta, lunga appena 95 chilometri, potrebbe costare allo Stato 12 miliardi, più del doppio del Mose”. “La Regione - spiega l’articolo di cui vi ho dato il link - è così subentrata al consorzio nella riscossione dei pedaggi, assumendosi i rischi d’impresa legati ai flussi di traffico, mentre a SIS è stato garantito un canone annuale di 198 milioni di euro per i primi 10 anni fino ad arrivare a 332 milioni annui per 39 anni dopodiché l’autostrada tornerà alla Regione.” “Un meccanismo infernale - commenta l’articolista Linda Di Benedetto - che favorisce il privato e contestato anche dalla Corte dei Conti in uno studio del 2018.”
Proprio a seguito di questo refresh sulle notizie già note in merito al piano economico finanziario della gestione di Pedemontana Veneta, interviene adesso l’on. Enrico Cappelletti, deputato del Movimento 5 Stelle, che annuncia la richiesta di chiarimenti in merito con una specifica interrogazione al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
Cappelletti rilancia il costo complessivo dell’infrastruttura in “oltre 13 miliardi di euro”.
Ma comunque - miliardo più, miliardo meno - la sostanza delle contestazioni non cambia.
L’onorevole pentastellato parla di “opacità incredibili su Pedemontana Veneta” a fronte di “un colossale esborso, senza precedenti” per le casse regionali.
Ma non si tratta dell’unico “aspetto da chiarire”, come dal comunicato stampa trasmesso oggi in redazione, che pubblichiamo di seguito:
COMUNICATO
INFRASTRUTTURE, CAPPELLETTI (M5S): SU PEDEMONTANA VENETA OPACITÀ INCREDIBILI, SALVINI CHIARISCA IN PARLAMENTO
“La Pedemontana Veneta è una superstrada dai costi stellari, oltre 13 miliardi di euro, più del doppio del Mose, con una spesa di circa 80 milioni di euro al chilometro, che andranno nelle mani di una azienda privata alla quale è stata affidata in concessione per 39 anni. Aspetti sui quali nulla è chiaro, a parte il colossale esborso, senza precedenti. Per questo abbiamo deciso di chiarire la questione in Parlamento con un'interrogazione a mia prima firma al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini”.
Così in una nota il deputato veneto del M5S Enrico Cappelletti.
“Nell’atto di sindacato ispettivo, chiediamo di accertare se sia vero che la Regione Veneto non ha incassato le penali per la ritardata consegna dell'opera e se il Ministro non ritenga che, con l'assunzione da parte della Regione del “rischio di disponibilità”, sia venuto meno il requisito indispensabile per giustificare il progetto di finanza”.
“Altro aspetto da chiarire” - continua Cappelletti - “sono i termini della durata della gestione. Il ministro deve dirci quali fossero le motivazioni che hanno indotto la Regione Veneto a disapplicare la delibera dell'Autorità nazionale anticorruzione del 2017, intervenuta indicando che non è ammissibile lo slittamento del termine di ultimazione dei lavori al 30 settembre 2020, senza una corrispondente e adeguata riduzione del termine di durata della gestione. Siccome il termine di ultimazione dei lavori slitterà ulteriormente di qualche anno, la durata della concessione va ridotta in modo sostanziale”.
On. Enrico Cappelletti
Membro Commissione Industria alla Camera dei Deputati
Gruppo Movimento 5 Stelle
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