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La provocazione “da cittadino cattolico” del consigliere comunale bassanese alla sua stessa amministrazione: “Seguire l’esempio del Vaticano e mettere al fianco della bandiera ucraina ora esposta sulle aste anche quella del popolo russo”
Pubblicato il 13 apr 2022
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La ricetta dell’insalata russa? Dimenticatela. Piselli, patate, carote, uova sode e maionese metteteli da parte. Anche perché l’insalata russa in Russia non esiste. Nei paesi slavi la chiamano infatti insalata francese. Vallo a dire a Macron e alla Le Pen.
Prendete nota, dunque, della nuova variante del gustoso antipasto.
Si prende un pizzico di clericalismo, si aggiungono 50 grammi di provocazione, si bagna l’impasto con mezzo bicchiere di anticonformismo e si lascia decantare per qualche minuto per evitare intolleranze. Messo in terrina tutto il mix di ingredienti, lo si condisce con una dose massiccia di politicamente scorretto e lo si mescola rigorosamente in senso orario e cioè verso destra. Mai verso sinistra: lo chef lo vieta tassativamente. Perché l’autore della nuova ricetta dell’insalata russa è Gianluca Pietrosante, il consigliere comunale della civica di maggioranza #PavanSindaco con la tessera di Fratelli d’Italia in cima al menù.
Le tre bandiere (ucraina, italiana e bassanese) sulle aste in via Matteotti di fronte al municipio. Foto Alessandro Tich
Succede infatti che oggi il nostro cavaliere senza macchia né paura (autocitazione da articoli precedenti a lui dedicati) abbia ben pensato di pubblicare un post sulla sua pagina Facebook, riguardante un suo pensiero precedentemente condiviso via messaggistica con il gruppo di maggioranza. E lo ha fatto “togliendo l’abito del rappresentante delle istituzioni per esprimere un pensiero da cittadino cattolico”.
“Il prossimo Venerdì Santo, per volere di Bergoglio, durante la funzione religiosa che si terrà in Vaticano sfileranno in segno di pace donne ucraine e russe, in rappresentanza dei loro popoli - scrive Pietrosante -. Pur essendo lontano dalla Chiesa post conciliare e non indagando a priori sul fondamento di questa iniziativa, devo ammettere che questo è un bellissimo gesto: a caldo mi ricorda molto il tentativo di pace tra i popoli europei voluto dal "nostro" San Pio X, prima della catastrofe chiamata Prima Guerra Mondiale, invocando quella Europa dei popoli che fu la Res Publica Christiana.”
“Perché la guerra è concettualmente sbagliata, sempre: tutti noi agogniamo la pace, da quella famigliare, lavorativa fino ai massimi sistemi - continua il post -. Peccato che essa sia utopica su questa terra, perché al di là delle cause e non cause, ragioni e non ragioni, non dobbiamo perdere di vista il bene che va differenziato dal male, il quale quest'ultimo non è altro che assenza proprio del bene, perché può essere tollerato da Dio per un bene più grande, come ci insegnano la teologia e la filosofia e anche il catechismo.”
Conclude il consigliere: “Mi piacerebbe dunque, da cittadino, che il Comune di Bassano mettesse al fianco della sola bandiera ucraina ora esposta nelle aste, anche quella del popolo russo: ricordiamoci, e lo ribadisco al di là dei tifi di parte, che questa è una guerra fratricida tra europei. In prossimità della Pasqua penso sarebbe un bellissimo gesto, sulla via dell'unico Stato (il Vaticano) che ha assunto una posizione molto intelligente.”
Astuto il nostro political blogger: per non mettere in imbarazzo l’amministrazione comunale di cui fa parte, interviene da privato cittadino. Ma allo stesso tempo invita l’amministrazione stessa - prendendo a modello il Papa e non l’ultimo dei Mohicani - ad esporre la bandiera della Russia assieme a quella dell’Ucraina, già sventolante con la bandiera italiana e quella di Bassano sulle aste di fronte al municipio in via Matteotti.
Sembra che la proposta di Gianluca Pietrosante abbia trovato un certo ampio consenso, a partire proprio dagli ambienti della maggioranza consiliare. Anche perché, abilmente, il suo post evita quella estremizzazione delle posizioni pro-Ucraina e pro-Russia che dallo scorso 24 febbraio ci sta bombardando le parti basse, come accadeva prima con i vaccini e con il Covid. Il suo è un linguaggio equilibrato, non cita mai il Cremlino e chi vi detiene saldamente il potere, non accende fuochi sul gas, non si avventura sulle sanzioni occidentali, non si occupa di oligarchi e parla anzi di “popolo russo” e di “guerra fratricida tra europei”.
Si concentra solo sulla proposta, per quanto provocatoria, di un gesto simbolico di riavvicinamento delle bandiere contendenti in occasione della Santa Pasqua.
E in quanto tale - per quanto mi riguarda, pur considerando in questo periodo estremamente indigesta l’insalata russa - si tratta di una proposta condivisibile.
Peccato solo che Putin abbia fatto oscurare nel suo Paese i social “pericolosi” come Facebook, veicoli di verità a lui sgradite. Social niet.
Oltre il confine di Grande Madre Russia il post del consigliere bassanese che interviene “da cittadino cattolico” non è pertanto visibile e se qualcuno dall’Italia volesse farlo condividere al suo amico Ivan o alla sua amica Irina non sarebbe possibile. Indipendentemente da dove Ivan e Irina abitino: a Mosca, a Novosibirsk, a Rostov sul Don oppure a San Pietrosante.
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