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Compagno di scuola
Coronare un sogno a 62 anni. Incontro con Roberto Zannini, veneziano trapiantato nel Bassanese, operaio-rocciatore e scrittore, autore di un giallo “distopico” ambientato nella Serenissima, ma ai giorni nostri
Pubblicato il 11 gen 2022
Visto 8.554 volte
Ci siamo ritrovati su Facebook dopo cinquant’anni. In realtà a rintracciarmi è stato lui, scrivendomi su Messenger: “Ma...sei tu?”. Sì, ero io.
Roberto Zannini, 62 anni compiuti lo scorso 17 dicembre, è stato mio compagno di classe alle scuole medie. Frequentavamo la scuola media “Giulio Cesare” di Mestre, dove in tre anni - dal punto di vista della creatività giovanile - ne abbiamo combinate insieme di tutti i colori. Compagni di classe e di scrittura. Ci inventavamo dei racconti fantasiosi, storpiavamo i nomi dei nostri compagni e li trasformavamo nei protagonisti di incredibili storie horror oppure western che venivano pubblicate nel giornalino della scuola, che a quei tempi veniva stampato col ciclostile.
Eravamo una solida coppia di “autori” in erba, in un periodo che per quanto mi riguarda ha generato le prime molecole del futuro Tich Nervoso. Finita poi la scuola media, come il più delle volte accade, ci siamo persi di vista. Definitivamente. In quell’epoca non c’erano i telefonini, i social e i sistemi di messaggistica: quando perdevi i contatti, li perdevi e basta.
Roberto Zannini
Quello che io e Roberto non sapevamo l’un dell’altro è che da circa una trentina d’anni abitavamo nelle vicinanze. Verso la metà degli anni ‘90 lui si è infatti trasferito da queste parti e ha preso casa a Primolano, nel vecchio edificio che un tempo ospitava la scuderia del Forte di Primolano, sulle tortuose “scale” che salgono verso Arsiè. E dai primi anni 2000 la sua seconda casa si trova a Valrovina, qui a Bassano, dove la sua compagna Laurence, di origine francese, gestisce un bed & breakfast. Per lui è stata anche una specie di ritorno alle origini: i suoi nonni paterni erano infatti di Campolongo sul Brenta.
Nato e cresciuto nella terraferma veneziana, in mezzo ai nostri monti Zannini ha trovato, per così dire, il suo habitat naturale. È sempre stato appassionato di alpinismo e da giovane veniva sempre a queste latitudini a esercitarsi sulla palestra di roccia di Valle Santa Felicita. Una passione che è diventata un lavoro: di mestiere Roberto fa infatti l’operaio-rocciatore, una mansione specializzata per i lavori in verticale nel settore del consolidamento delle pareti rocciose. È sempre stato, del resto, un tipo atletico. Quando eravamo compagni di scuola lui praticava la ginnastica e riusciva a fare senza alcun problema, suscitandomi anche un po’ di invidia giovanile, quella che per me è invece sempre stata una Mission:Impossible: la spaccata frontale con le gambe.
Ma ci sono anche altre doti coltivabili nel tempo, indipendentemente dall’elasticità delle articolazioni.
Quello che anche non sapevo del mio amico di preadolescenza ritrovato, infatti, era che il suo pallino per la scrittura - analogamente a quello del vostro umile cronista - non si è mai esaurito. Ha continuato a scrivere e a pubblicare negli anni anche qualche libro.
Ma è solo adesso, alla nostra tenera età, che Roberto Zannini ha coronato un sogno.
E cioè vedere pubblicato un suo romanzo giallo, il primo di una trilogia, dopo dieci anni di attesa e di porte chiuse dagli editori. Finché una casa editrice, la Robin Edizioni di Torino, ne ha finalmente intuito il talento e lo scorso settembre ha dato alle stampe, per la collana “I luoghi del delitto”, Agente del Caos. Il libro narra le inchieste dell’ispettrice Sasha Trieste, alle prese con un enigmatico serial killer e un altrettanto misterioso intrigo internazionale, nel periodo di Carnevale a Venezia.
Anzi: nella Serenissima Repubblica di Venezia, sopravvissuta ai giorni nostri come Stato indipendente perché cinquecento anni fa il buon Cristoforo Colombo scoprì l’America non per il re di Spagna ma per il doge, cambiando così il corso della storia. Si tratta dunque di una Venezia “distopica”: una città immaginifica, estrema, inquietante, dominante sulle persone, tanto volutamente improbabile quanto realistica nei luoghi e nei dettagli. Col finale della storia (ma non voglio spoilerarvi troppo) ambientato in un’altrettanto immaginifica Bassano del Grappa.
Più distopici di così, raccontando il romanzo una serie di strani omicidi, si muore.
“La passione per la scrittura parte ancora in età scolare, come tu sai bene per i nostri trascorsi - mi dice Roberto Zannini, venuto a trovarmi in redazione -. Poi si sviluppa negli anni ‘80 nella rivista “Corda doppia” del CAI di Mestre, in cui ho pubblicato tre racconti di alpinismo mescolati alla fantascienza, dando un po’ vita a un genere innovativo. Dal ‘95-’96 sono quindi partito con cose più impegnative, come romanzi e cicli di racconti. Qualcosa è stato pubblicato, ho fatto un primo libro in autopubblicazione e poi ho trovato qualche editore disposto a investire sul mio lavoro.”
“Agente del Caos è un’ispettrice della Polizia Serenissima - continua l’autore -. Nella vicenda raccontata la Serenissima esiste ancora, con tutto il suo apparato, in una ambientazione che però è datata ai tempi nostri. Tutto parte da un presupposto distopico in cui la Repubblica è sopravvissuta grazie al fatto che Cristoforo Colombo ha scoperto l’America, ma per la Serenissima, invece di scoprirla per la Spagna.” “Quello che ne viene in conseguenza - aggiunge - è che la Repubblica è ancora attiva, indipendente, non è stata assimilata dall’Italia e dall’Unione Europea, ha una propria personalità e linea politica e vive ancora dei suoi commerci, perché grazie alla scoperta del nuovo continente ha mantenuto delle enclave distribuite nel mondo. È una Serenissima che si è aggiornata, anche se non da tutti i punti di vista, rispetto a quello che è stata nella realtà storica conosciuta.”
Un romanzo giallo, quindi, sospeso tra le scene da Top Crime e la fanta-storia.
“È un libro in cui questa chiave distopica è accettata ma non usata, fa cioè da sfondo alle cose che accadono - precisa lo scrittore -. Perché il nucleo principale della storia è legato al personaggio di questa ispettrice Sasha Trieste, orfana, cresciuta dalle Canossiane, che cerca la sua identità familiare nella sua vita che invece si dibatte fra casi e indagini.”
Le vicende narrate in Agente del Caos si svolgono nell’arco temporale di nove giorni. Non come la gestazione del libro che, come ho già detto, è durata invece per ben dieci anni.
“Il libro l’ho scritto in poco tempo, a dire il vero - spiega Roberto -. Però la gestazione è stata molto lunga perché l’ho proposto inutilmente a vari editori. Potevo anche pagarmi la pubblicazione, ma ho sempre rifiutato le edizioni a pagamento. Per cui ho dovuto aspettare dieci anni per avere un esito, trovare un editore che credesse nel progetto e trovarmi finalmente con il libro in mano.”
E adesso, come dice il saggio, non c’è uno senza tre.
“Questo è il primo capitolo di una saga di tre libri legati da un filo comune, che è sempre quello della ricerca della propria identità da parte di questa giovane ispettrice - conferma l’autore -. Entro breve verranno pubblicati anche gli altri due. Col secondo siamo già alla fine dell’editing e il terzo è già scritto e approvato dall’editore.”
Domanda finale inevitabile a Roberto Zannini, da un giovane ragazzo a un altro giovane ragazzo, suo coetaneo: programmi per il futuro?
“Scrivere il quarto libro, se tutto va bene - è la sua risposta -. E continuare a scrivere. Questo è il mio programma.”
Ne è passato di tempo, caro Roberto, da quando scrivevamo le nostre storie pubblicate nel giornalino della scuola. Ma, come vedo con piacere, queste storie continuano a ricrearsi e ad essere scritte tutti i giorni, io per la mia parte e tu per la tua, in questo nostro interminabile compito di italiano.
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