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Se le elezioni amministrative del 26 maggio 2019 fossero andate diversamente, oggi il sindaco di Bassano del Grappa sarebbe lui. Ma anche in riva al Brenta la storia non si fa con i “se” e con i “ma”. Oltretutto la vittoria di Elena Pavan e della sua coalizione è stata talmente schiacciante da non lasciare spazio a recriminazioni ed è lui stesso il primo a riconoscerlo. Da allora però sono passati quasi due anni e mezzo, il mandato degli attuali governanti comunali si sta avvicinando alla metà del guado e l’operato dell’amministrazione del “Si Cambia” è oggetto di riscontro e di valutazione quotidiana. Proprio per questo, ora che nella presente legislatura comunale è capogruppo di minoranza, è interessante stuzzicarlo sulle tematiche generali della gestione politica e amministrativa di Pavanopoli. E, come leggerete, pur con il suo stile sempre pacato non le manda certamente a dire. Angelo, ma non troppo.
Angelo Vernillo, siamo quasi al giro di boa dell’amministrazione che è anche il giro di boa per la minoranza. Innanzitutto, in questi primi due anni e mezzo lei che voto si dà come consigliere di opposizione?
Il capogruppo di Bassano Passione Comune Angelo Vernillo (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Mi do un voto sicuramente positivo. Nel senso che l’impegno è stato massimo. Ho cercato di essere propositivo e non solo critico. Abbiamo fatto molte interrogazioni, molte mozioni e abbiamo anche chiesto di fare molte cose che poi, come abbiamo visto, questa maggioranza ha fatto tempo dopo. L’unica cosa che mi è mancata e penso sia mancata a tutti, durante il Covid, è stata quella di incontrare personalmente la gente. Abbiamo fatto comunque tanti incontri a distanza, in videochat, e questo ha tenuto vivo anche il gruppo civico che ha sostenuto la mia candidatura.
Ma non siete un po’ troppo “buoni”, un po’ troppo “morbidi” come opposizione?
Noi abbiamo a cuore la città. Essere “cattivi” non vuol dire arrivare al risultato. Non abbiamo fatto sconti sulle cose importanti e abbiamo sempre cercato di dire la nostra posizione e la nostra visione. Non sempre questa cosa è stata magari efficace. È stato difficile in questo anno e mezzo di pandemia comunicare con le persone, però da parte nostra abbiamo fatto anche tante proposte di contributo e di vicinanza, e mi vengono in mente tutte quelle per l’emergenza Covid, che poi non sono state portate avanti. E soprattutto adesso credo che dovremmo ripartire proponendo un racconto di una città che può essere ancora amministrata con dei concreti risultati, che però in questi due anni e mezzo non abbiamo visto da parte dell’amministrazione Pavan. Ecco, questo sì fa molta tristezza.
Il compito della minoranza è segnalare non quello che va, ma quello che non va. Secondo lei cosa non va?
Io vedo un’amministrazione molto staccata da quella che è la città. Vedo un’amministrazione che non ha saputo interpretare quella voglia di cambiamento che le urne hanno evidentemente espresso. Questo stato delle cose ci fa incontrare anche tante persone, che non avremmo mai immaginato, che si pentono del voto che hanno dato alle ultime elezioni. Non va in termini di progettualità: non c’è un’idea di cambiamento, non c’è un’idea di visione, non ci sono risposte sulle grandi questioni che sono aperte. Sulla viabilità stanno facendo la rotatoria che aveva già progettato Cimatti e non stanno facendo niente di nuovo. Non sono state prese in mano le questioni più scottanti, a partire dal Polo Museale Santa Chiara, se non facendo una richiesta di uno studio di fattibilità che non si capisce dove voglia arrivare. Sul Teatro Astra, è crollato addirittura il tetto, la sindaca ha detto che doveva risolvere tutto in poco tempo e ancora è tutto in silenzio. Non c’è una leadership di servizio del territorio, non si riesce ad essere guida di nessuna azione di miglioramento e credo che abbiamo perso anche il treno della progettualità del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non ci sono visioni e progetti concreti. Magari è stata fatta un’ordinaria amministrazione, ma per asfaltare la strada, chiudere i tombini e tagliare le piante non serve la politica, bastano degli ottimi funzionari.
Adesso siamo tutti concentrati e indirizzati verso il 3 ottobre, per l’inaugurazione del Ponte. Dal 4 ottobre cosa succede?
Dal 4 ottobre noi intanto torneremo in piazza come Bassano Passione Comune, faremo i gazebo per ascoltare la gente e anche per ricordare le cose che per noi non sono state positive da parte dell’amministrazione. Ma anche per dire cosa noi invece vogliamo e vorremmo fare. La città si troverà di fronte a un grande vuoto. Dopo questa inaugurazione del Ponte - un Ponte che, ricordo, hanno trovato ereditato con un lavoro già avviato dalla precedente amministrazione - la città dovrà iniziare a chiedere conto all’amministrazione Pavan su cosa vuol fare. Non c’è nient’altro all’orizzonte. Non si rileva un’opera pubblica nuova, non c’è un miglioramento dei servizi. Pensiamo solo all’anagrafe, con mesi di attesa per avere un appuntamento per fare una carta d’identità. Una situazione che non è mai successa a Bassano, neanche quando in Comune avevamo una situazione occupazionale di persone impiegate molto bassa, con il blocco del turnover. Per non parlare poi dei ritardi dell’urbanistica per evadere le pratiche edilizie. Tutte cose che ci sono sempre state ma che invece di migliorare vanno a peggiorare.
Sembra che lei si faccia interprete, al di là della sua collocazione politica, di un sentimento di delusione…
Due anni e mezzo fa la città era invasa dai cartelloni con scritto “Si Cambia”, ma si è cambiato in peggio e non c’è niente che faccia pensare che ci sia un cambiamento in senso positivo. E questo, per una persona come me che fa politica come puro impegno civico, è un rammarico e una tristezza. Mi dispiace per Bassano, mi dispiace per la mia città e per i bassanesi che hanno votato in buona fede questa amministrazione e che invece vedono tutte le proprie aspettative fatte a pezzi. È brutto anche per me dire “io l’avevo detto”, perché riguardando gli interventi che avevamo fatto in campagna elettorale, tante cose che io temevo si stanno avverando. Progetti sovracomunali che non vanno avanti, dimensioni europee che non vanno avanti, passi indietro sulla cultura, passi indietro sul turismo. Non c’è un settore in cui si può dire che ci sia stato un cambiamento positivo.
Lei ha appena citato la campagna elettorale. Quanto, dentro di lei, fa parte della sezione “consigliere di opposizione” e quanto invece della sezione “ex candidato sindaco”?
Io il consigliere di opposizione l’ho già fatto, all’epoca di Bizzotto. Devo dire però che c’era un rapporto con la maggioranza molto più rispettoso e molto più dialettico. Cioè l’ascolto da parte della maggioranza era maggiore e si potevano anche fare delle riflessioni insieme. Con questa maggioranza, finora, non è stato possibile. Io spero sempre che possa succedere, ma finora non è successo. Come ex candidato sindaco, invece, io penso di aver superato questa cosa e da un punto di vista personale sono molto sereno e molto tranquillo. È evidente però, per tutto quello che ho detto prima, che dispiace vedere alcune situazioni e sapere che le cose si possono concretamente fare meglio, senza grandi bacchette magiche. Perché in questo momento ci sono i soldi, ci sono gli spazi normativi che lo permettono, non c’è più il blocco delle assunzioni. Cioè ci sono delle condizioni favorevoli per fare bene le cose. E vedere che molto spesso non vengono fatte è un grande rammarico, perché si fa politica per amore della città e per amore del bene comune.
Per concludere: quale consiglio non richiesto darebbe al sindaco Pavan e alla sua amministrazione?
Giunti a questo punto, credo che ormai i consigli - oltre a non essere graditi, perché in due anni e mezzo abbiamo provato più volte a interloquire - siano inutili. Non saprei nemmeno che consiglio dare e credo che qualsiasi consiglio che darei non sarebbe accolto dall’amministrazione e dalla sindaca in prima battuta. E questo forse è uno dei problemi fondamentali della nostra attuale amministrazione.
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