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Impegno per me stessa
Intervista alla capogruppo di Impegno per Bassano Lucia Fincato, presente sabato scorso, tra il “gelo” della sua civica, alla manifestazione in piazza contro i nuovi obblighi del governo in materia di Green pass
Pubblicato il 26 lug 2021
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C'era anche Lucia Fincato alla manifestazione di sabato scorso in piazza Libertà contro i nuovi obblighi, in vigore dal prossimo 6 agosto, imposti per decreto dal governo in materia di Green pass. Pur stando a tratti anche in mezzo alla gente, si è mantenuta prevalentemente in posizione “decentrata”, nella loggetta del municipio, da dove ha scattato e diffuso, con commenti molto positivi, diverse foto dell'evento. Però c'era.
Partiamo dal presupposto che Lucia Fincato è prima di tutto, e come tutti, una libera cittadina e in quanto tale può liberamente fare quello che ritiene di fare. Ma è anche un esponente politico aderente al Partito dei Veneti e soprattutto un amministratore pubblico: consigliere comunale di maggioranza, capogruppo di Impegno per Bassano.
Una circostanza, questa, che ha generato la dura reazione del consigliere di minoranza ed ex sindaco Riccardo Poletto, riportata oggi dal quotidiano locale.
Il consigliere comunale e capogruppo di Impegno per Bassano Lucia Fincato (foto Alessandro Tich)
Ma la vera notizia politica di questa vicenda è il “gelo” con cui la civica Impegno per Bassano ha accolto la presenza alla mobilitazione della sua capogruppo. Un clima di incomprensione che potrebbe quanto prima portare a poco idilliaci chiarimenti interni.
Lucia Fincato, lei dice che non ha “partecipato” alla manifestazione di sabato ma che “era presente”. Che differenza c'è?
Essere presenti vuol dire trovarsi in un luogo, che è la mia città di Bassano, nella piazza che frequento quotidianamente, vedere un fenomeno che si sta verificando su una piazza e su un'altra, chiedere alle persone cosa stanno facendo, capire l'umore delle persone. Tutte persone non arrabbiate, quindi tranquillissime, ma tante e tante persone. E poi mettersi su un posto privilegiato che è la loggetta, che è comunque un posto aperto a tutti, e vedere quello che succedeva sotto. È stato qualcosa di unico, secondo me. Perché nella piazza si sentiva “No Green pass” e soprattutto “Libertà, libertà”. “Libertà” era la parola più ricorrente, col gonfalone di San Marco che girava. Quindi uno si domanda: prima siamo stati in lockdown, chiusi in casa, paura, lutti... Adesso regole che cambiano costantemente. Prima posso andare a prendere il caffè ma devo sedere, adesso invece se mi voglio sedere devo presentare un documento. Se non presento il documento allora prendo il caffè al banco. Ma come me lo prendo? Cioè: una cosa che prima si doveva fare in un modo adesso la si deve fare in un altro. Mi cambiano tutte le regole, questo vuol dire disorientamento totale delle persone. E allora mi ha colpito vedere queste persone che chiedono la libertà, e la libertà è un desiderio umano innato.
Più in generale come ha visto questa manifestazione che ha interessato molte piazze d'Italia?
Io non ho guardato quello che è successo in altri centri d'Italia, ho guardato quello che è successo a Bassano. Non ho visto in mezzo alla piazza uno che si è messo a fare un discorso. Però alle persone ho chiesto: “sei vaccinato?”. Mi hanno risposto: “io sì, però...” e mi hanno spiegato perché non sono d'accordo con l'obbligo di esibire il documento. Era la manifestazione del “No Green pass”. Ti dà un senso di emozione anche vedere tutte queste persone che gridano alla libertà.
Ma lei personalmente di fronte a questa questione come si pone?
La mia posizione intanto non è la posizione di Impegno per Bassano. È la mia posizione e basta perché io non ho fatto una convocazione di direttivo vedendo centinaia di persone in piazza e chiedendo “scusa, posso andare in piazza, posso intervistare, posso sentire?”. C'era gente di destra, di sinistra, non c'erano partiti, c'era solo gente. Personalmente la mia posizione è quella, che ho condiviso in pieno, del Partito dei Veneti che ha preso una posizione precisa sul Green pass.
E cioè?
Noi del Partito dei Veneti, al cui interno c'è gente pro-vaccini e gente contro i vaccini, non entriamo in merito nella questione vaccino. Sulla questione del Green pass, invece, ci sono delle riserve perché sembra qualcosa di illogico. Sembra una restrizione della libertà di coscienza. Riprendo pari pari da un documento del Partito dei Veneti: “Noi non saremo mai coloro che sosterranno una guerra tra poveri, tra Vax e No Vax, Sì Green pass No Green pass eccetera. Saremo invece sempre a favore della libertà di coscienza, del raziocinio, dell'obiettività”. Perché si stanno vivendo delle cose assurde. È poi non si è neanche capito: il decreto è uscito qualche giorno fa e me lo sono anche andata a vedere. Non è scritto di preciso, ad esempio, cosa deve fare chi vuole fare il vaccino e non lo può fare. È tutto aleatorio, incerto. Chi parte per le ferie cosa deve fare? Non si sa. È questo stato di continua costrizione e incertezza che crea tutte quelle nevrosi per cui adesso stanno lavorando psichiatri e psicologi. E allora io ritengo che una consigliera comunale, nel momento in cui si trova a registrare un fenomeno, bisogna che lo capisca perché non è che l'amministratore va al consiglio comunale e poi quando è fuori non si interessa d'altro e guarda solo la televisione. Cosa mi si potrebbe obiettare?
Ce lo dica...
Mi si potrebbe obiettare che io ho sempre detto che mi piace trattare tematiche locali, no nazionali. Ma nel momento in cui la piazza di Bassano è piena, la tematica è locale. Diventa una tematica con cui ogni amministratore, di destra, di sinistra o di centro, deve fare i conti.
La sua presenza alla manifestazione non è stata vista di buon occhio dal suo gruppo civico. Pensa che adesso sarà comunque necessario un chiarimento all'interno di Impegno per Bassano?
Bisogna sempre intervenire, se si tratta di scelte di persone, dopo aver verificato i fatti, sentite le persone, eccetera. Perché c'è questo offuscamento generale del raziocinio. Perché si sta creando un sentimento di rivalità, di odio tra vaccinati e non vaccinati eccetera, che è appunto una guerra tra i poveri, e si stanno quindi perdendo le regole della logica anche all'interno degli stessi gruppi. Sinceramente, il fatto che dentro Impegno per Bassano la mia presenza in piazza non sia stata capita è forse perché non mi hanno conosciuto bene e non sanno che questo è il mio modo civico di portare avanti le cose e di confrontarmi. Se un giornalista viene a intervistarmi alla manifestazione o come adesso lei sta intervistando me, io rispondo come persona. Se una lista non condivide questo modo di fare, sinceramente io posso fare attività civica all'interno o anche fuori dalla maggioranza, in un modo più sincero, spontaneo, onesto e leale. È venuto fuori un caso sul fatto che ho detto che “condividevo” la manifestazione e che ho voluto documentarla. Nei prossimi giorni sarà definita la mia posizione sia con la lista Impegno per Bassano, sia nel consiglio comunale. Bisognerà sentire le altre forze in campo e fare una riflessione su tutta quanta la vicenda.
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