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Il difficile parto dell'Unione Montana del Bassanese: intervista al sindaco di Valbrenta Luca Ferazzoli. “Che nasca o meno dipende da Bassano”. “Polizia locale divisa in due fazioni, ma dal punto di vista politico l'occasione non va persa”
Pubblicato il 19 giu 2020
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C'è una scatola vuota che attende di essere spostata in un nuovo scaffale e di essere riempita. È l'Unione Montana del Brenta, destinata dal volere politico dei Comuni aderenti ad essere trasferita a Bassano del Grappa e a cambiare nome in “Unione Montana del Bassanese”.
Sotto il nuovo ente, secondo le sacre scritture, dovrebbe accasarsi il Corpo di Polizia locale di Bassano del Grappa, attualmente in servizio associato con la Polizia locale dell'Unione Montana del Brenta, che uscirebbe dalla sfera del Comune di Bassano per dislocare dirigenza, competenze e buste paga in carico all'Unione sovracomunale.
Quella dell'Unione Montana è anche la storia di un improvviso risorgimento: l'ente con sede a San Nazario, sempre nelle intenzioni dei Comuni associati, l'anno scorso doveva essere soppresso, con formale richiesta di scioglimento alla Regione Veneto e di nomina di un commissario liquidatore. Senonché, nel giro di un amen, la prospettiva dell'acquisizione della funzione della Polizia locale “del Bassanese” ha interrotto il processo di eutanasia dell'ente, riportandolo al reparto rianimazione.
Il sindaco di Valbrenta Luca Ferazzoli (foto Alessandro Tich)
Ma c'è un ma. Il progetto del trasloco istituzionale dell'Unione Montana a Bassano - come tante altre cose in questa città - stenta a decollare. E non solo per l'interruzione delle trasmissioni dovuta ai tre mesi del Covid, ma anche per un trascinamento dello stato di sospensione delle cose che fa entrare di diritto il processo di bassanizzazione dell'Unione della Valle (di cui fa parte comunque anche il Comune di Bassano) nel novero degli oggetti misteriosi dei cosiddetti Territori del Boh.
Per cercare di capirne un po' di più tra un boh e l'altro, intervisto Luca Ferazzoli, avvocato di professione, “unionista” convinto, per dieci anni presidente dell'ente quando ancora si chiamava Comunità Montana del Brenta, già sindaco di Cismon del Grappa e attualmente sindaco del nuovo Comune di Valbrenta, sorto dalla fusione dei quattro Comuni valligiani di Campolongo sul Brenta, Valstagna, Cismon del Grappa e San Nazario.
Sindaco Ferazzoli, lei come vede la nascita dell'Unione Montana del Bassanese? Nascerà presto o sarà un parto plurigemellare?
Sul fatto che nasca o meno ovviamente dipende da Bassano. Noi abbiamo “usato” l'Unione Montana perché una delle funzioni prima delle Comunità Montane e poi delle Unioni era quella della fusione dei Comuni. L'anno scorso noi abbiamo ritenuto che avesse in parte adempiuto al proprio scopo e quindi ci trovavamo con questo ente locale di secondo livello, riconosciuto dalla Regione Veneto - e in cui partecipano adesso Valbrenta, Solagna, Pove e Bassano del Grappa da sempre -, che era svuotato anche da dipendenti e pertanto le opzioni erano due. Vale a dire: se riguarda noi, l'ente non serve perché ha già svolto la sua funzione. Se invece può tornare utile per il territorio bassanese, visto che Bassano c'è, ecco che questa struttura istituzionale potrebbe mutuare quanto avvenuto ad esempio con l'Unione dei Comuni del Camposampierese. Quindi, in un momento storico in cui può essere utile lavorare insieme, ecco che si avrebbe già un ente che ha già la struttura istituzionale per fare tante cose.
Qui però a Bassano c'è l'impressione che ci sia il freno a mano alzato...
Io credo che ci sia da sempre. Tra l'altro ricordo che la sede dell'Unione a Bassano non è una novità. In partenza la sede della Comunità Montana era a Bassano del Grappa.
Noto che a Bassano c'è un po' di resistenza, nel senso che forse il termine “montano” per una città non piace, ed è comunque lo “svuotarsi” di una parte del Comune, rispetto anche ai temi che stanno emergendo in questi giorni, che riguardano l'aspetto del personale della Polizia locale di Bassano del Grappa. Ciò comporta, come abbiamo fatto noi, che ti svuoti di una parte di te e la consegni a un livello superiore, che in questo caso sarebbe il territorio bassanese se si dice che questo diventa un polo di attrazione di servizi.
Per me è un percorso che parte da lontano perché io non sono una persona che ritiene che la fusione dei Comuni vada sempre bene, però nel nostro caso ritenevo di sì e penso che i Comuni non possano fare tutte le cose. Quindi per il fatto che come Valbrenta siamo diventati un Comune di 5000 abitanti, ciò non significa che ad esempio la Polizia locale la possiamo gestire bene da soli. Abbiamo pertanto bisogno di un ente di riferimento che ci consenta di lavorare insieme.
E questo ente di riferimento può davvero essere il contenitore adatto per una Polizia locale da territorio allargato?
In realtà l'Unione Montana del Brenta, che contiene anche Bassano, si è vista trasferire tutte le funzioni dei Comuni, nella prospettiva della fusione. Poi, una volta che si è realizzata la fusione di Valbrenta, le funzioni sono ritornate ai Comuni. Riguardo alla fusione, Solagna legittimamente ha detto “no” e Pove si era defilata prima. Noi ce l'abbiamo fatta, ma la funzione di Polizia locale è rimasta in Unione. Quell'Unione adesso ha una convenzione con Bassano che scade, se ricordo bene, a ottobre 2020. Quindi il ragionamento che ho proposto a Bassano è il seguente: voi portate l'Unione a Bassano, trasferite anche voi la funzione di Polizia locale e in quel momento cominciamo a lavorare insieme come se fosse un corpo unico. Per come la vedo io questa cosa non è particolarmente rilevante, diventa invece rilevante se come Polizia locale aggreghiamo Cassola, Romano, Rosà... Cioè per noi questa cosa è importante fino a un certo punto, ma sale invece l'interesse dei bassanesi in senso ampio sul fatto che la Polizia locale possa lavorare con libertà per esempio sia a Bassano che a Cassola, laddove ci sono delle vie che non si sa se siano di un Comune oppure dell'altro. L'idea è pensare che c'è un territorio omogeneo.
La famosa “Grande Bassano”?
Mi vien da sorridere quando parlano della “Grande Bassano”. Cioè la “Grande Bassano”, secondo me, è un territorio in cui a volte non si sa distinguere dov'è Bassano, dov'è Romano, dov'è Rosà. Allora rispetto a questo su alcuni temi ci può essere un luogo, un'istituzione che lavora già come se fosse un Comune unico, ma appunto su alcuni temi determinati.
Sugli ultimi sviluppi del progetto di trasferimento della Polizia locale di Bassano all'Unione Montana, con lo “stop” dell'amministrazione bassanese al piano del comandante Giovanni Scarpellini, che idea si è fatto?
L'idea è che la partita, a mio avviso, è ancora aperta. Ci sono due problemi. Il primo, e che comunque sempre accade quando si vogliono portare dei cambiamenti nella pubblica amministrazione, è che a mio avviso all'interno della Polizia locale ci sono due fazioni: chi ha una visione prettamente bassanese, per cui i vigili devono occuparsi di Bassano, e chi ha una visione più aperta e si rende conto che ormai nel 2020 non c'è solo la città di Bassano ma c'è un'area più ampia. Quindi ovviamente questa frizione, che è normale che ci sia, a livello di apparato comunque produce poi il classico “tirare per la giacchetta”, e questo può portare dei rallentamenti. Dall'altra parte, dal punto di vista politico, io credo che ci sia un'occasione storica che non può essere persa. Penso che, siccome si tratta di mettere insieme territori diversi ma che insistono di fatto su un'unica comunità, sarebbe paradossale che non lo si faccia nel momento in cui c'è una così grande omogeneità politica tra varie amministrazioni comunali del territorio e tra l'altro rilevo che tutto il circondario di Bassano sostanzialmente si appoggia al medesimo comandante che ha fatto lo studio per il Comune di Bassano.
Credo che ci siano tutte le condizioni per cui quella sia una direzione obbligata. Quindi capisco le eccezioni che possono fare gli apparati dal punto di vista della legittimità, però io credo che quando c'è un obiettivo si trova, all'interno delle norme, la possibilità di raggiungerlo.
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