Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 07-01-2020 00:00
in Attualità | Visto 3.283 volte

Urbi et Sgarbi

Caso Casarin: il presidente di Fondazione Canova Vittorio Sgarbi svela la realtà delle cose e scrive una dura lettera ai quotidiani, citando Bassanonet. “La Casarin non solo non é “direttrice unica”, ma non dirige né Bassano né Possagno”

Urbi et Sgarbi

Fonte immagine: Facebook/Vittorio Sgarbi

Dopo quelli di Capodanno, arrivano i botti di Epifania. E che botti.
La miccia che ha fatto scoppiare il caso è l'articolo del Corriere della Sera dello scorso 3 gennaio, nel quale Chiara Casarin, ex direttrice dei Musei Civici di Bassano e attuale consulente del Comune di Bassano, ha annunciato che sarà la “direttrice unica” dei due musei canoviani di Possagno e di Bassano del Grappa. Nell'articolo la curatrice trevigiana non ha citato il presidente della Fondazione Canova di Possagno Vittorio Sgarbi, né ha menzionato il Consiglio di Amministrazione della Fondazione medesima, cui spetta la nomina del direttore della Gypsotheca e Museo Antonio Canova. E in effetti non poteva menzionarli, dal momento che il presidente Sgarbi, che presiede anche il CdA, era all'oscuro della decisione. Non ne era invece all'oscuro il sindaco di Possagno e vicepresidente della Fondazione Valerio Favero, che del presunto incarico dirigenziale alla Casarin è stato lo sponsor.
Scrivo “presunto” perché, come ben sapete se avete già letto i miei articoli precedenti, la situazione non è assolutamente quella decantata da Chiara Casarin sulla pagina della Cultura del Corsera. Per lei si prospetta un incarico di coordinatrice, con funzioni amministrative, del Comitato di Studio istituito dal presidente Sgarbi per assorbire in forma collegiale le mansioni del direttore dell'ente museale di Possagno, scaduto improrogabilmente il mandato del direttore uscente Mario Guderzo.
Fin qui, per così dire, il riassunto delle puntate precedenti. La novità di oggi è una dura lettera inviata ai direttori dei quotidiani dal presidente Vittorio Sgarbi nella quale il professore svela la realtà delle cose, citando anche Bassanonet. E citando in particolare quanto riportato dal vostro umile cronista nell'articolo “La birettrice”, scritto e pubblicato il 3 gennaio ovvero subito dopo l'uscita dell'articolo sul Corriere della Sera, quando sembrava che la “direzione unica” dei due musei di Possagno e di Bassano fosse cosa fatta.
La questione sarà affrontata nel CdA della Fondazione Canova convocato dal presidente per martedì 14 gennaio e tra i cui punti all'ordine del giorno c'è anche, e al punto primo, “l'istituzione, su proposta del Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Canova Onorevole Vittorio Sgarbi, di un Comitato di Studio, secondo le regole dello Statuto, con funzioni tecniche e operative”. Ovvero quel Comitato di Studio il cui coordinamento sarà affidato a Chiara Casarin.
Riportiamo di seguito la lettera al direttore trasmessa oggi ai quotidiani e a Bassanonet dal professor Vittorio Sgarbi:

LETTERA AL DIRETTORE

da Vittorio Sgarbi.

Gentile Direttore,
una inspiegabile e impulsiva accelerazione dell'Amministrazione comunale di Possagno, contraddicendo la proverbiale lentezza delle pubbliche istituzioni, ha fatto arrivare agli organi di informazione, contro ogni regola e senza una delibera del Consiglio di Amministrazione, e neppure una informale comunicazione al suo Presidente, notizia della nomina di Chiara Casarin a “Direttrice unica” della Gypsoteca e Museo Antonio Canova di Possagno e dei Musei Civici di Bassano.
Si tratta di una intuizione o di un auspicio del Sindaco, Valerio Favero, che me ne aveva parlato già qualche mese fa, ma ogni decisione andava doverosamente rimandata al primo Consiglio di Amministrazione che, alla metà di dicembre, io avevo convocato per il 14 gennaio. Continuo a non capire le ragioni di una accelerazione ingiustificata, se non motivandola con la scadenza inevitabile del mandato di consulenza del Direttore, già in pensione, Mario Guderzo, non rinnovabile, e quindi, per una singolare ansia da horror vacui, rimpiazzato ad horas il giorno dopo la sua decadenza, il 1 gennaio, come si legge in un comunicato semiclandestino, elaborato senza alcun riferimento al Consiglio di Amministrazione della Fondazione Canova. La quale, pur essendo un ente con personalità giuridica di diritto privato, è riconosciuta di pubblico interesse con decreto della Regione Veneto, determinando l'opportunità, se non il principio etico, della nomina di una figura come quella del Direttore, attraverso un concorso di evidenza pubblica o una chiamata di esperti, sui quali esercitare la scelta da parte del Consiglio di Amministrazione (magari attraverso una commissione appositamente istituita), di cui altrimenti non ci sarebbe la necessità.
Tutto questo non è avvenuto e, com'era inevitabile, il Presidente, cui si attribuisce la nomina, è già destinatario di proteste di chi indica che la dottoressa Casarin, che si dichiara “curatrice indipendente”, è in realtà una studiosa di arte contemporanea, laureata in semiotica e non in storia dell'arte.
È per questo che io avevo ritenuto di assorbire le funzioni di direttore in un Comitato di Studio, con un coordinatore che sostenesse le funzioni amministrative, anche in condominio con i Musei di Bassano, dove peraltro la Casarin, scaduta la direzione artistica nel luglio 2019, risulta titolare di un semplice incarico di consulenza, presso il dirigente comunale dell'assessorato alla Cultura, da ottobre 2019 e fino a marzo 2020.
Dunque non vi è nulla di chiaro nella doppia direzione che non risulta praticabile (e formalmente concordata) tra il Museo di Bassano e la Fondazione di Canova.
Appare invece una forzatura la nomina a Possagno, tanto da far scrivere il 3 gennaio 2020 ad Alessandro Tich:
“Chiara Casarin entra dalla porta principale nel Museo e Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, il cui direttore Mario Guderzo, andato in pensione l'1 gennaio, ha concluso il suo incarico appena tre giorni fa e cioè il 31 dicembre 2019. Un cambio della guardia la cui velocità fa impallidire persino i record del grande Usain Bolt.”
Naturalmente il primo effetto di questo lampo è che la nomina sia espressione della Fondazione Canova di Possagno. Prosegue infatti correttamente Tich:
“Nasce così per la prima volta, nella lunga e prestigiosa storia dei musei di Bassano e di Possagno, la figura della birettrice. Una e bina, chiamata a reggere in contemporanea le sorti di entrambe le strutture museali. Anche se, per le modalità con le quali tutto ciò sta accadendo, rimane ancora irrisolta e comunque alquanto controversa una importante questione di fondo.
In questo preciso momento, infatti, le cose stanno così.
A Possagno - rendendosi vacante il posto di direttore dall'altro ieri, e cioè dall'1 gennaio - la Fondazione Canova, che gestisce il Museo Gypsotheca, ha immediatamente provveduto alla nomina della nuova responsabile. Si tratta di un ente privato, retto da un Consiglio di Amministrazione come una qualsiasi azienda, e in quanto tale può assolvere a tale compito in tempi rapidi e senza tante pastoie burocratiche, diversamente da quanto accade per le istituzioni di diritto pubblico.
A Bassano invece il direttore (ovvero direttore scientifico) dei Musei Civici viene nominato a seguito di un bando pubblico di selezione. Bando pubblico che, come ben sappiamo, è stato indetto dall'amministrazione Poletto agli sgoccioli del suo mandato, che ha visto la partecipazione di alcuni candidati di rilievo e la cui efficacia è stata sospesa, con apposita delibera, dall'amministrazione Pavan.”
Non fa una piega. Dunque, in realtà, a quanto risulta, la Casarin non solo non è “direttrice unica”, ma non dirige né Bassano né Possagno. In attesa che chiarisca la sua posizione ai Musei Civici di Bassano, io ho semplicemente e correttamente manifestato, nell'ordine del giorno del prossimo consiglio della Fondazione, la disponibilità a nominarla membro del Comitato di Studio con funzione di consulente operativa, anche a titolo oneroso.
Il resto è fantasia e, dall'altezza dei titoli contemporanei della Casarin, rischia di compromettere la reputazione della Fondazione Canova.

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