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Spalti gremiti per l'esordio casalingo dell'Olimpia Bassano. In porta: Bajo. In difesa: Brunello, Da Gioz, Lanaro, Lucietti. A centrocampo: Meneghetti, Pellanda, Riello, Scapin.
In attacco: Tessarollo, Venzo. Straniero di coppa: Chiurato. Allenatore: Gasparotto.
Eccola qua, la super-squadra dell'arte contemporanea grazie alla quale, dopo molti anni in città, si riaccendono i riflettori sui linguaggi e sulle provocazioni dalle eccellenze creative locali. In quella stessa Bassano che fino agli anni '90 nel campo del Contemporaneo artistico ha vissuto di dinamici fermenti e di vivaci confronti, per poi soccombere nel Terzo Millennio al ruolo secondario di città incapace di valorizzare il suo genius loci.
Marco Chiurato, 'Pablo' (foto Alessandro Tich)
Ma, come dice il saggio, a volte ritornano. E da una pazza idea di Pietro Gasparotto, coadiuvato dal non meno visionario Claudio Brunello, è nata “Dif.fusione88”: una collettiva di dodici affermati artisti del territorio che in un unico grande spazio ritornano a svolgere il ruolo di profeti in patria, raggruppando e rappresentando le diverse espressioni della creatività nell'ambito del Contemporaneo. Esattamente come l'indimenticata mostra collettiva, che aveva lo stesso titolo e la stessa impostazione, voluta e realizzata nel 1988 dal Circolo Artistico Bassanese e dall'Associazione Arti Visive, con la regia del compianto pittore Vito Pavan. Dunque tutti insieme provocatoriamente in un unico spazio.
E non si tratta di uno spazio qualsiasi. La mostra by Gasparotto & Friends, inaugurata oggi e aperta fino al 19 ottobre (tutti i giorni, con orario 16 - 20), è infatti allestita all'ex Cinema Olimpia di via Marinali, oggi misconosciuto salone di proprietà privata collocato in mezzo ai due Tribunali (quello quasi vuoto e quello vuoto) e rinominato Spazio Olimpia.
Un luogo che in passato è stato animato da rappresentazioni e ha costituito per molti anni un significativo punto di aggregazione e che torna quasi per magia ad accogliere nuovamente i bassanesi. E non è casuale, a quanto pare, neppure la scelta di proporre l'evento nella via intitolata al grande scultore Orazio Marinali.
“Come Orazio e la sua straordinaria bottega rispecchiavano lo spirito del proprio tempo - spiegano gli organizzatori -, così gli artisti presenti oggi nello spazio del vecchio Cinema Olimpia interpretano e testimoniano le aspirazioni e le inquietudini di una società in crisi e in continua trasformazione.”
Olimpia Bassano - Pensiero comune: 1 – 0.
Bando ai conformismi, dunque. Ma il percorso espositivo che conduce fino alle forme più dissacranti del creare artistico è graduale.
Nell'androne d'ingresso dello Spazio Olimpia i visitatori sono infatti accolti dalle uniche due vere concessioni al figurativo, entrambe di ragguardevole fattura: l'iper-realismo di Luigi Pellanda, che trasforma la ricerca della perfezione estrema del dettaglio in “viaggi onirici” di impronta caravaggesca e i paesaggi di Graziella Da Gioz, dove i delicati segni dell'acqua e delle forme degli alberi evocano storie e stati d'animo.
Si passa quindi per le figurazioni materiche di Claudio Brunello, in cui legno e sabbia, pietra e carta, ferro e plastica diventano gli elementi compositivi di raffinate riflessioni visive. Antonio Riello, dissacrante per definizione, scuote le certezze del quotidiano e fa scorrere l'animazione grafica di un carro armato su un monitor ambientato in un salotto di casa. Simone Lucietti sdogana l'iconografia del kitsch trasformando un tavolo carico di ninnoli in una bottega ad alta tensione di inquietudine.
Altrettanto impattante è la “radiografia” di Renato Meneghetti, guru della ricerca visiva al di là dell'occhio, che è parte della grande installazione ispirata al “Cristo morto” del Mantegna e presentata nel 2011 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia.
Mentre Odette Scapin gioca con la percezione e sorprende con le sue inquadrature parziali di nudi femminili, con una pittura capace di confondersi con la fotografia ad alta definizione. Silvano Tessarollo unisce in un quadro d'insieme le raffigurazioni delle sue installazioni capaci di elaborare, nel suo dialogo con la natura, una conturbante realtà parallela. Fabio Baggio - Bajo occupa felicemente una parete con i segni incisivi e i forti contrasti di colore del suo fantasmagorico universo di volti. Roberto Lanaro piega invece la materia e plasma il ferro e i metalli nelle sue opere, collocate in quel suggestivo limbo tra scultura e architettura che è proprio delle forme libere nello spazio. Toni Venzo esalta la forza modellante del legno, in tutte le sue essenze, facendo scivolare le linee e trasformando ogni scultura in un brano di natura che si fa pensiero.
E infine Marco Chiurato, l'imprevedibile, colloca un video del suo figlio neonato, con un pigiama a righe, sul giaciglio a righe della culla di famiglia originale in vimini di Maurizio Cattelan, comunicando il senso di “incarcerazione” del piccolo nella cella dei desideri e delle aspirazioni nutrite per lui dal padre. Ma le “sorprese” di Chiurato non finiscono qui.
All'inaugurazione di “Dif.fusione88” all'ex Cinema Olimpia, che si svolge a spalti gremiti come già detto, interviene il sindaco e assessore alla Cultura di Bassano del Grappa Elena Pavan, che ha concesso il patrocinio all'iniziativa.
Sono della partita anche i rappresentanti di Confcommercio, che ha dato convintamente il proprio sostegno a questo evento che pur ispirandosi alla mostra collettiva di trent'anni fa rappresenta di fatto, per gli interpreti che lo hanno reso possibile, una novità assoluta. Assieme al vicepresidente vicario mandamentale Elena Scotton presenzia all'opening il vicepresidente dei commercianti di Bassano Romano Zanon, uomo di cultura prima ancora che di articoli casalinghi, il quale invita il sindaco Pavan “a trovare una sede permanente per l'arte contemporanea in città”.
Dopodiché, terminati i discorsi di rito, arriva il sorpresone che è anche il “bonus track” della mostra. In un angolo del portico esterno di entrata, dove fino adesso era rimasta nascosta da una coltre di tende, sbuca “la cosa” di Marco Chiurato: una ricostruzione in stile luna park della nave di una ONG adibita al trasporto in mare dei migranti.
La provocatoria imbarcazione da cui risuona una musichetta ossessiva è carica di loghi pubblicitari, lucine colorate, slot machine, pupazzetti, Coca Cola, piatti di pasta e tutto quanto fa spettacolo. “È una rappresentazione - mi spiega Marco Chiurato - del viaggio allucinogeno che fanno queste persone, sulle navi delle ONG che hanno grande visibilità mediatica e sono piene di sponsor nascosti. Io gli sponsor li ho tirati fuori.”
Qualcuno, in realtà, ha temuto che la rutilante opera di Chiurato sul tema dei migranti potesse urtare la sensibilità leghista di quella Amministrazione comunale di Bassano che ha dato il suo patrocinio all'esposizione. Ma così non è stato: il sindaco non ha battuto ciglio e tutto è filato liscio. E fino al calar della sera la nave-Luna Park ha continuato ad irradiare la sua musichetta ossessiva, a esibire i suoi loghi pubblicitari e a far risplendere le sue lucine multicolor all'esterno dell'entrata della mostra.
“La devo tenere qua fuori - mi dice ancora il buon Chiurato, con la sua consueta e tagliente ironia -. È una ONG, non me l'hanno fatta entrare.”
E come Prima Visione, all'ex Cinema Olimpia, direi che può bastare.
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