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La sedia che scotta
A proposito del futuro dei vertici di Operaestate Festival e delle intenzioni del sindaco Pavan
Pubblicato il 05 set 2019
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Sulla questione che è l'oggetto di questo articolo mi ero autoimposto la consegna del silenzio. Almeno fino alla comparsa di decisioni e di atti ufficiali.
La notizia della “poca propensione” del sindaco Pavan, per usare un eufemismo, a riconfermare gli attuali vertici di Operaestate Festival Veneto, in primis lo storico direttore generale Rosa Scapin, mi era infatti giunta alle orecchie da fonte autorevolissima ancora un paio di mesi fa. Ma una cosa è un'intenzione annunciata, sulla quale in corso d'opera si può anche cambiare idea, e un'altra è un provvedimento formale messo nero su bianco dall'Amministrazione comunale. E siccome il processo alle intenzioni non attiene alla professione giornalistica, ho chiuso l'argomento temporaneamente in un cassetto in attesa dello sviluppo effettivo ed oggettivo degli eventi.
Ora però si è cucinata la frittata, dopo che il sindaco nonché assessore alla Cultura di Bassano del Grappa ha dichiarato nei giorni scorsi sulla stampa (Corriere del Veneto) che “sul versante degli spettacoli, ci sarà da affrontare il passaggio di mano ai vertici di Operaestate” dal momento che “a marzo prossimo si congederà Rosa Scapin, la storica direttrice”. La notizia ha fatto il giro dei telefonini in un batter d'occhio e, come nel film del Gladiatore, ha scatenato l'inferno. Interpretata dai numerosi aficionados del Festival come un ingrato benservito al validissimo direttore generale, proprio alla vigilia dell'edizione di Operaestate dell'anno prossimo, che sarà quella del quarantennale del Festival delle Città Palcoscenico. Fino ad essere ingigantita oggi a tutta pagina dal Giornale di Vicenza, che sulle locandine di fianco alle edicole annuncia: “Bufera su Operaestate, il sindaco “liquida” Scapin”. In realtà, sull'articolo odierno del GdV, il sindaco Pavan usa toni più morbidi nel dichiarare: “Mi spiace molto che le mie parole siano state fraintese.”
Foto Alessandro Tich
“Mi riferivo alla scadenza naturale del contratto, non a una nostra presunta volontà di allontanare la direttrice del festival - dichiara ancora il primo cittadino al quotidiano locale -. Rosa Scapin è una persona molto valida, con lei ci siamo già chiarite e le ho rinnovato la stima mia e di tutta la squadra di governo.” Amen.
Non si tratta tuttavia di una storia destinata a finire a tarallucci e grappa.
Alla scadenza del contratto del direttore, come afferma sempre il sindaco, seguiranno “passaggi burocratici non eludibili” tra cui l'apertura del nuovo bando per la direzione del Festival, a cui - in linea teorica - potrebbe ancora partecipare Rosa Scapin, se mai avrà l'ambizione di aspirare a succedere a se stessa.
Tuttavia il vero problema non è l'aspetto burocratico del passaggio di consegne, bensì l'evidente contrasto tra l'impostazione data in tutti questi anni dalla direzione Scapin a una manifestazione gradita e finanziata, per i suoi numerosi progetti artistici, dal Ministero dei Beni e Attività Culturali e dall'Unione Europea e il “nuovo corso” che Elena Pavan intende dare al programma della rassegna di spettacoli.
Mettendo in atto quanto aveva già anticipato in tempi non sospetti. Nel programma di coalizione per Elena Pavan Sindaco, presentato in campagna elettorale, si preannunciava infatti la trasformazione del Festival - fino adesso rinomato per le sue proposte di riconosciuto livello culturale e anche d'avanguardia - in un'ottica molto più pop.
“Un altro gioiello della cultura bassanese - si legge al punto 6 del programma dedicato a “Cultura e turismo per rilanciare la città” - è senza dubbio Operaestate: la strategia di distribuire nel territorio circostante le attività culturali è stato uno dei motivi che ha assicurato nel tempo il grande successo. Anche in questo capitolo la nostra proposta è di riportare alcuni grandi eventi proprio a Bassano, sfruttando la magnifica cornice - dove possibile - delle nostre piazze cittadine.”
“Grandi eventi”, dunque, che solitamente si associano a grandi nomi.
È la ricetta pavaniana per l'Operaestate che verrà. Grande pubblico sugli spalti (ben superiore agli attuali “tutto esaurito” al Teatro all'aperto al Castello), con gran beneficio per i pubblici esercizi del centro, e alla fine tutti a casa. La fotocopia, di fatto, della formula di successo del Marostica Summer Festival, a cui l'affollato partito bassanese dei Mai Contenti ha sempre guardato con ammirata invidia.
Certo: portare in piazza a Bassano artisti come Bocelli o i Toto - tanto per citare due dei tanti nomi grossi saliti sul palco in piazza Castello a Marostica - sarebbe una figata pazzesca, se non altro perché me li potrei gustare a gratis dalla finestra di Bassanonet. Sempre che le piazze abbiano la capienza e la capacità di accogliere le tribune e la logistica che “grandi eventi” del genere necessariamente richiedono.
Ma a questo punto - al netto dei contributi economici mirati, ministeriali ed europei, che potrebbero dileguarsi - dobbiamo interrogarci se Operaestate Festival Veneto debba ancora presentarsi come un faro della Cultura cittadina o se il suo ruolo preminente sia in prospettiva quello di una pura kermesse di intrattenimento. Tutto qua.
In attesa di assistere all'evoluzione pratica della grandeur del sindaco (una grande mostra al Museo e grandi eventi ad Operaestate), resta comunque in sospeso la questione del rinnovo dei vertici che dovranno tradurre sul cartellone del Festival, ma anche in tutti i suoi progetti collaterali, i nuovi input politici dell'Amministrazione.
Oggi sul giornale il sindaco ha dunque espresso la stima nei confronti del direttore in scadenza, ma la freddezza del nuovo governo cittadino nei confronti del Festival, così come attualmente concepito, è un dato di fatto.
Una carenza di “feeling” confermata da vari episodi. Prima fra tutti, la circostanza che fra tutte le deleghe di giunta distribuite dal sindaco manca proprio la delega specifica, solitamente associata all'assessorato alla Cultura, a Operaestate Festival.
Si aggiunge la scarsa sensibilità diplomatica dimostrata in occasione del meeting conclusivo al Museo Civico del progetto europeo “Migrant Bodies-Moving Borders”, di cui Bassano col CSC di Operaestate è partner in prima linea e con partecipanti provenienti da quattro Paesi europei, dove nessun esponente di giunta ha portato lo straccio di un saluto.
E che dire dell'evento di apertura del Festival 2019, con la spettacolare parata notturna “L'Envol”, eseguita in centro storico dai francesi Remue Ménage, a cui è intervenuto a nome della città l'assessore comunale all'Urbanistica, che c'entra con la Cultura come i cavoli a merenda?
C'è stata poi la clamorosa gaffe istituzionale della completa assenza dell'Amministrazione comunale allo spettacolo di memoria civile “Erano come foglie, nel vento”, annoverato tra gli eventi-clou del Festival e dedicato ai Martiri dell'eccidio di Bassano.
Inoltre quest'anno la tradizionale conferenza stampa in municipio per la presentazione del programma di B.Motion, la sezione di Operaestate dedicata ai linguaggi artistici del contemporaneo, non è stata nemmeno convocata, sostituita da un comunicato stampa trasmesso alle redazioni. Anche perché l'assessore alla Cultura, che poi è anche il sindaco, era in vacanza.
Tante piccole cose che, messe assieme e soprattutto confrontate con gli anni passati, fanno percepire al vostro umile cronista la sensazione che il Festival delle Città Palcoscenico, in questo anno del Signore 2019, sia stato vissuto come un “corpo separato” dai nuovi detentori del potere cittadino.
Se non è questa voglia di cambiare le regole del gioco, ditemi che cos'è. Per questo, e per varie altre ragioni, quella di Operaestate è una sedia che scotta.
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