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La Inco: “Lavata leggermente la stilata con acqua, l'effetto “scoloritura” era dovuto a un deposito di limo”. Ma lo “sbiadimento”, in realtà, è ancora lì. E le banchine...
Pubblicato il 20 giu 2019
Visto 3.982 volte
Breaking news: il caro stinto non è più stinto.
Questo è almeno il tono di un comunicato di due sole righe trasmesso oggi in redazione dal geom. Luca Conci, titolare della Inco Srl di Pergine Valsugana.
Il referente dell'impresa appaltatrice del restauro, con un messaggio intitolato “Foto colore stilate Ponte Vecchio Bassano”, interviene in merito alla tinta “sbiaditasi” sui pali lignei degli scivoli dei rostri delle due stilate ricostruite, allegando una foto (di cui sopra vedete un particolare, mentre nella galleria fotografica pubblicata in calce a questo articolo la vedete intera) in cui si vede che il legno in questione è ritornato alla sua tinta originale, color ossido di ferro.
Foto: Inco Srl
Questo il testo trasmesso da Conci a corredo dell'immagine: “Con riferimento a quanto in oggetto trasmetto una foto della stilata dopo un leggero lavaggio con acqua. Come si vede l'effetto “scoloritura” era dovuto a un deposito di limo.”
Voi come interpretereste queste poche, ma sintetiche parole?
Io le ho interpretate così: “Nessun difetto nella tinteggiatura del legno, c'era semplicemente uno strato di limo (fango, melma) che rischiarava il colore, abbiamo fatto un lavaggio e il limo se ne è andato via.” E in effetti, nell'acqua già torbida per le operazioni di smontaggio delle ture, attorno al palo recuperato alla sua apparente coloritura marrone fluttua una dose supplementare di acqua limacciosa, evidentemente gravida del deposito di fango appena rimosso.
Quindi, egregi lettori, nel tardo pomeriggio mi sono recato nel luogo del lavaggio per constatare di persona il ritorno delle stilate alla loro originaria anima monocolore.
E invece, a seguito del comunicato ricevuto, non ho creduto ai miei occhi: le quattro punte lignee dei rostri sono sempre e ancora scolorite.
E ho scattato anche delle foto, qualora qualcuno non mi credesse. Ne ho fatte un paio anche da una finestra della Grapperia Nardini per poter cogliere la testimonianza visiva. Le immagini che ho scattato le vedete pure nella photogallery in calce. E non c'è sorta di dubbio: il nostro caro stinto è sempre e ancora stinto. Possibile che si tratti ancora e sempre di limo, “risalito” in poche ore sullo scivolo dopo essere stato lavato? Probabilmente bisogna compiere un'analisi più approfondita del metodo utilizzato per la coloritura delle strutture lignee del Ponte. Sarà oggetto di uno dei miei prossimi articoli.
Ma c'è un'altra cosa che mi è balzata all'occhio nella fotografia mandatami dal geom. Conci e che è evidente nella foto intera. E cioè che la parte terminale della banchina ai due lati del rostro, che dovrebbe emergere sopra il livello medio del fiume, è sommersa dall'acqua. La cosa è evidente anche nelle foto che ho scattato io oggi: estremità delle banchine in ammollo, con l'acqua che bagna pure la parte inferiore del loro corpo centrale. Ho recuperato dal mio archivio, e inserito pure in galleria fotografica, due foto dei rostri “vecchi” (poi demoliti per la ricostruzione dei nuovi sulle stilate 1 e 2) in cui le malandatissime banchine erano tutte comunque interamente emergenti sopra il livello del fiume. Attendo eventuali spiegazioni da chi in fatto di strutture architettoniche a pelo d'acqua ne sa più di me, tenendo conto che il corso del Brenta in questi giorni è regolare, poco più di un metro alla stazione di rilevamento idrometrico di Ca' Barzizza.
A voi sembra una cosa normale?
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