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I Tre Grazie del Canova
Emozionante scoperta a Possagno: rinvenuto il più antico testamento conosciuto di Antonio Canova, redatto nel 1799 e trascritto dal conte bassanese Tiberio Roberti, suo amministratore e notaio di fiducia
Pubblicato il 23 lug 2025
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Canova, che sorpresa. Il prezioso documento giaceva infatti all’interno di una cartella finora inesplorata dell’Archivio parrocchiale di Possagno.
Potete quindi immaginarvi l’emozione di Marcello Cavarzan, studioso e già amministratore di istituzioni locali, quando nel corso del suo attento lavoro di ricerca ha rinvenuto quell’atto, riemerso alla luce dopo 226 anni di oblio.
Una scoperta importante, per Possagno e per tutto ciò il nome di Possagno evoca: si tratta infatti del più antico testamento conosciuto di Antonio Canova, redatto nel 1799.
Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
L’eccezionale rinvenimento risale ad alcuni mesi fa, nell’ambito degli studi e degli interventi di valorizzazione dei “tesori nascosti” dell’Archivio parrocchiale possagnese, promossi dall’Archivio stesso in sinergia con la Diocesi di Treviso.
Si sta ora predisponendo la pubblicazione del documento, a cui oltre a Cavarzan stanno lavorando anche Giancarlo Cunial ed Alberto Susin.
Ma una notizia del genere non poteva restare confinata per lungo tempo alla sola conoscenza degli addetti ai lavori.
Questa mattina il Comune e la Parrocchia di Possagno, la Fondazione Canova e la Fondazione Opera Dotazione del Tempio hanno pertanto convocato una conferenza stampa al Museo Gypsotheca Antonio Canova per annunciare ufficialmente la scoperta canoviana.
Si tratta di un abbozzo notarile, redatto da Canova all’età di 42 anni, poco prima del suo rientro a Roma dopo la drammatica parentesi rivoluzionaria, con l’arrivo delle truppe francesi, che l’aveva spinto a rifugiarsi in Veneto.
Erano gli anni in cui un bel personaggino che rispondeva al nome di Napoleone Bonaparte (che sarebbe poi diventato primo console e qualche anno dopo imperatore, nonché estimatore e committente del sommo scultore possagnese) aveva concluso la sua prima Campagna d’Italia e siglato con Papa Pio VI il Trattato di Tolentino che, fra le altre cose, aveva imposto al Papa la cessione di territori e di un centinaio di opere d’arte alla Francia rivoluzionaria.
Un clima storico e politico poco raccomandabile per lo spirito dello scultore, che nel 1798 preferì lasciare Roma per eclissarsi temporaneamente nel suo buen retiro di Possagno, dove si dedicò soprattutto alla pittura.
Ed è qui e in questo periodo che Antonio Canova decise per l’appunto di dettare, presumibilmente per la prima volta, le sue disposizioni post mortem.
Un testamento che si configura come la prima testimonianza della sua volontà di destinare i frutti della sua arte a finalità civiche e culturali, esprimendo in modo inequivocabile la sua natura di benefattore e i suoi ideali di generosità e di attaccamento alla sua terra natale.
Nel documento, Canova dichiara infatti la volontà di destinare l’eredità dei suoi beni alla collettività possagnese, in tre distinte direzioni.
La prima è la creazione di una biblioteca civica e di una raccolta di statue in gesso nella sua casa di Possagno, affinché gli studiosi possano esercitarsi nel disegno - una vera e propria idea embrionale della futura Gypsotheca -, e di una scuola d’arte.
La seconda è il lascito della maggior parte delle sue sostanze alla comunità di Possagno, per garantire la gestione della scuola e la presenza di un custode fidato.
La terza è la concessione annuale di tre doti nuziali a giovani donne di Possagno nel giorno del patrono San Teonisto.
Tre modi diversi di esprimere in atti concreti la sua gratitudine al paese delle sue origini e della sua famiglia.
Li potremmo chiamare i Tre Grazie del Canova.
Il rinvenimento del documento del 1799 riscrive la cronologia delle scritture testamentarie dell’eccelso artista neoclassico.
Fino ad oggi, il testamento più antico noto di Canova risaliva difatti al 1802, redatto in vista del suo primo viaggio a Parigi.
Quello appena scoperto è dunque il primo di sei testamenti da lui stilati tra il 1799 e il 1822, anno della sua morte, in momenti cruciali della sua carriera e della storia europea.
Il documento getta inoltre nuova luce sulla profonda relazione fiduciaria tra Antonio Canova e il conte bassanese Tiberio Roberti, suo amministratore, procuratore e notaio di fiducia, nonché trascrittore materiale della bozza testamentaria.
In essa si riconosce una visione lucida e lungimirante dello scultore nel destinare il suo patrimonio a favore del bene pubblico.
La scoperta annunciata oggi rafforza ulteriormente l’indissolubile legame tra la figura di Canova e Possagno.
E conferma l’impegno della Consulta Canoviana (costituita dal Comune, dall’Opera Dotazione del Tempio e dalla Fondazione Canova onlus) nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico e culturale del più grande figlio di questa comunità, che gli ha dato i natali e ne è l’erede universale.
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