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È la solita Storia. Con la S maiuscola. Ogni qual volta, per un motivo o per l'altro, riemerge all'attualità dei nostri giorni quella pagina nera del nostro passato chiamata Eccidio di Bassano, messo in atto dalle SS tedesche il 26 settembre 1944, si conferma puntualmente e regolarmente un dato di fatto. E cioè che quel tragico evento, con l'impiccagione di 31 giovani e anche giovanissimi partigiani in quello che oggi si chiama Viale dei Martiri e in altre vie di Bassano, rappresenta una profonda ferita ancora impossibile da rimarginare nonostante da allora siano trascorsi 75 anni. E basta anche una questione apparentemente banale, come il rispetto del protocollo da parte del potere comunale governante nei confronti di una manifestazione artistica di un certo rilievo, per rivangare i mai sopiti spiriti dell'ideologia contemporanea applicata al '900.
Ordunque, come ben sa chi ha letto oggi il Giornale di Vicenza, le cose starebbero così: domenica scorsa 28 luglio è andato in scena, per il cartellone di Operaestate Festival, lo spettacolo di memoria civile “Erano come foglie, nel vento”, in ricordo proprio dei Martiri di Bassano. La performance narrativo-musicale, che era prevista in un percorso a tappe in Viale dei Martiri con conclusione al Castello degli Ezzelini, a causa del maltempo è stata rappresentata in un gremito duomo di Santa Maria in Colle. Si trattava, tra l'altro, di uno dei principali e più attesi titoli del cartellone 2019 di Operaestate: prima nazionale e coproduzione del Festival, è stato il frutto del lavoro artistico di Guido Barbieri, autore dei testi, e della musicista Angela Chiofalo, con la partecipazione collettiva dei Maestri del Campus delle Arti, di un gruppo di cittadini di Bassano che hanno prestato le loro voci e dei cori di Bassano del Grappa.
Ebbene: la cosa che avrebbe colpito molti presenti, e che è stata evidenziata dal quotidiano locale, è stata l'assenza all'importante rappresentazione degli esponenti della nuova Amministrazione di centrodestra, sindaco Pavan in primis. I quali, né prima né dopo lo spettacolo, non si sarebbero nemmeno presi la briga di contattare gli autori dello spettacolo dedicato alla nostra città per un saluto istituzionale, almeno di circostanza.
Foto Alessandro Tich
Da una parte alcuni big del centrosinistra, come l'ex sindaco Riccardo Poletto o l'ex assessore Giovanni Cunico, hanno già sollevato gli scudi contestando la defezione dei nuovi amministratori e auspicando che la mancata presenza “sia dovuta a un malinteso e non a ragioni di bassa propaganda politica”. Mentre, dall'altra, le dichiarazioni a mezzo stampa del sindaco Pavan, con delega alla Cultura, giustificano l'assenza con il fatto che “nessuno degli organizzatori ci ha invitato, neppure con una telefonata”.
Lo stesso primo cittadino respinge al mittente “le ipotesi più disparate” che sarebbero state costruite in merito alla diserzione del centrodestra all'appuntamento.
Come dire: io non c'ero, e non mi ci hanno fatto essere.
E allora: poniamo pure il caso che gli uffici di Operaestate non abbiano telefonato al sindaco per invitarlo alla serata di domenica 28 luglio e che per questo motivo il più alto esponente politico di via Matteotti sia rimasto all'oscuro dello spettacolo in programma. La cosa può anche starci, ma non per l'amministratore che detiene la delega alla Cultura e che, in quanto tale, come minimo dovrebbe conoscere a menadito il cartellone della principale manifestazione di spettacoli dell'anno (nonché terzo più importante Festival multidisciplinare in Italia, dopo il Festival dei Due Mondi di Spoleto e Romaeuropa), almeno riguardo agli eventi allestiti in città.
Inoltre tutti gli amministratori comunali, sia di maggioranza che di minoranza, dispongono - analogamente agli sponsor del festival o alla stampa accreditata - dell'invito ad assistere agli spettacoli di Operaestate allestiti in città. Non vieni “telefonato” dagli organizzatori, sei tu che telefoni per confermare la tua presenza a un determinato evento. Ma anche questo è un dettaglio più che altro tecnico, perché in realtà - se vogliamo dirla tutta - non c'è scritto da nessuna parte che il sindaco di Bassano, e gli esponenti della sua maggioranza, debbano assistere a questa o a quella rappresentazione, anche se il tema dello spettacolo è un episodio ancora drammaticamente vivo, e presente nella memoria collettiva, della Storia bassanese. È solo questione di opportunità.
Diciamo solo che Elena Pavan e la sua squadra (tenendo anche per buona la tesi del mancato invito) hanno perso una straordinaria occasione per fare bella figura, rassicurando i propri elettori e non solo - riguardo a questo “nervo scoperto” della Città di Bassano che fa ancora male - che la destra è finalmente capace di sdoganare le imbarazzanti eredità di un ormai lontano passato e soffocando in partenza le polemiche di parte della sinistra, che a quel passato è ancora legatissima. Perché quella parte di '900, ancora oggi, divide. Così è, se vi pare: ed è la prova concreta che per temi di Storia come la Resistenza, la Repubblica Sociale, il collaborazionismo o le foibe, per lungo tempo non troveremo ancora la serenità di giudizio. Portando a ingigantire i contorni di un mancato protocollo dell'Amministrazione comunale governante in una dimensione di critica ideologica che, lo spero ardentemente, non le dovrebbe appartenere.
Il fatto è che a gettare benzina sul fuoco non è solo la sinistra cittadina, ma anche il fuoco amico del neo costituito circolo territoriale di Bassano del Grappa di Fratelli d'Italia, autoproclamatosi “governo ombra” con il ruolo di pungolo, di controllo e di critica nei confronti di questa Amministrazione di cui FdI è pur sempre alleato di coalizione.
Con un comunicato trasmesso oggi in redazione, il portavoce Nicola Giangregorio tira le orecchie al sindaco affermando che “soprattutto in questo periodo ricco di eventi, è imperdonabile non essere a conoscenza del calendario delle manifestazioni presenti sul territorio, al di là degli inviti ufficiali”.
Interviene nella nota anche il delegato alla Cultura per Fratelli d'Italia Gianluca Pietrosante, che esorta il sindaco “ad attivarsi, anche con la collaborazione della sua maggioranza, ad essere più partecipativa e prestare la necessaria attenzione, affinché non si perda l'occasione per apprezzare, in generale, eventi di rilievo nazionale e, nello stesso tempo, di constatare lo stato dell'arte a Bassano del Grappa”. Precisando inoltre, testualmente, che “non c'è alcuna necessità per dare lo spunto, alla sinistra, di sollevare un caso mediatico, in cui puntualmente si ergono a paladini della giustizia, della cultura e della moralità, dato che in questo sono degli abili mistificatori”.
Poi Pietrosante ne dice una delle sue: “Per quanto riguarda i fatti storici del 1944, non se ne può più della strumentalizzazione della sinistra per i morti di Viale dei Martiri. Non esistono morti di serie A e di serie B, soprattutto per quanto riguarda tutte quelle persone vittime dell'odio ideologico, un odio iniziato l'8 settembre 1943 e protrattosi fino agli anni di piombo.” “Su questo tema - conclude - bisogna lavorare dopo oltre settanta anni di faziosità ideologica della sinistra, partendo dalle scuole e dagli eventi culturali come quello in Santa Maria in Colle. Spero che questo episodio non porti la maggioranza, presente in consiglio comunale di Bassano, a piegarsi all'altezzoso giudizio della sinistra e di tutte quelle associazioni che le gravitano intorno, compresa l'ANPI.”
Mi spiace scriverlo, ma questa volta Gianluca Pietrosante, di cui rispetto l'impegno politico e apprezzo la anche scomoda coerenza di pensiero, ha perso una straordinaria occasione per stare zitto. L'eccidio di Viale dei Martiri non è una strumentalizzazione di sinistra. È stato un crimine contro l'umanità, nel senso etimologico del termine.
Non è etichettabile, non è catalogabile, non è lottizzabile.
Non è di parte, è di noi tutti. Sarò ovvio e anche retorico, ma ricordo che la posta in palio in quel settembre del '44, come in tanti altri eccidi e rappresaglie di quell'epoca, spesso conseguenza gli uni delle altre e viceversa, era la libertà. Una piccola, semplice ma fondamentale parola che mi ha permesso di scrivere quello che ho scritto oggi.
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