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Dazzi amari
Dal 1° agosto scattano i dazi del 15% per le esportazioni dall’UE verso gli Stati Uniti, a seguito dell’accordo fra Trump e von der Leyen. Le reazioni e preoccupazioni di Confindustria Vicenza, Confartigianato Vicenza e Coldiretti Vicenza
Pubblicato il 29 lug 2025
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Eh già: ora per l’Unione Europea sono dazzi amari.
Donald Trump ci ama alla follia e da venerdì prossimo 1° agosto scattano i dazi del 15% per le esportazioni dall’UE verso gli Stati Uniti. È l’esito dell’accordo raggiunto da Trump e dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e annunciato in Scozia domenica scorsa che prevede appunto un’aliquota unica del 15%, il triplo dell’era pre-Trump, sulla maggior parte dell’export del Vecchio Continente negli U.S.A.
Il premio di consolazione è costituito dal fatto che si tratta un’aliquota dimezzata rispetto ai dazi del 30% originariamente previsti dalla “tariffa reciproca” per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Ma resta comunque una magra consolazione.
Immagine realizzata con AI che raffigura il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul Ponte di Bassano © Bassanonet.it
In merito all’intesa raggiunta tra EU e U.S.A. sugli annunciati dazi, si registra il duro commento a caldo della presidente di Confindustria Vicenza Barbara Beltrame Giacomello.
“Attendiamo di vedere il testo definitivo e i termini tecnici e reali dell'accordo, ma dalle comunicazioni ufficiali lette fin qui, il giudizio non può che essere netto: questo accordo non è assolutamente soddisfacente per l'EU - dichiara la presidente degli industriali vicentini -. Per ottenere il 15% di dazi (erano sotto il 5% in precedenza), in un momento in cui il dollaro è debole, e per mantenere il 50% sull'acciaio, pagheremo 750 miliardi in acquisti energetici in 3 anni e 600 in investimenti che si aggiungono a quelli che ci sono già.”
“Per fare delle proporzioni, Draghi, nel suo rapporto sulla competitività, spiegava come servano investimenti nell'ordine dei 750-800 miliardi l'anno per colmare il divario con USA e Cina - prosegue -. Ma anche a fronte di una sua esortazione esplicita e diretta, "Fate qualcosa", si è trovato - ci siamo trovati drammaticamente tutti - un'Europa muta e immobile.”
“La risposta arriva oggi da von der Layen, che ha scelto di rendere competitivi gli altri - incalza Beltrame Giacomello -. Nonostante i compromessi già raggiunti in sede NATO e G7, tutti nettamente vantaggiosi per gli USA. La presidente della Commissione, per l'ennesima volta sui temi economici, non si è dimostrata all'altezza. Pare non essersi ancora resa conto che l'Europa è fatta da gente che lavora, da manifattura che crea valore aggiunto e occupazione, e non da slogan e ideologia. È inspiegabile che sia stata eletta per un secondo mandato dopo i disastri del primo, nonché del suo Green Deal.”
“Dopo questa ultima debacle, l'Europa deve darsi una scossa - conclude la presidente di Confindustria Vicenza -. Contiamo che i Paesi manifatturieri del continente abbiano uno scatto d'orgoglio per il bene dei cittadini europei, perché la strada intrapresa è quella del declino.”
“Allontanato lo spauracchio del 30%, riteniamo il risultato poco soddisfacente perché la preoccupazione per le imprese, e le filiere in cui molte operano, rimane alta.”
È quanto dichiara invece, con un comunicato stampa trasmesso in redazione, il presidente di Confartigianato Vicenza Gianluca Cavion.
“Da mesi il mondo produttivo tra annunci, rinvii, retromarce, rilanci, ha vissuto in una sorta di risiko che non può permettersi, pena la sua sopravvivenza - continua la nota -. Questo gioco d’azzardo globale non è accettabile, perché a farne le spese sono le imprese e con esse i lavoratori e l’economia del Paese. Quella resilienza, infatti, con cui anche il mondo artigiano ha affrontato momenti straordinari, come la pandemia, non può essere la norma. Deve essere chiaro che le imprese non possono continuare né a subire né a sopportare situazioni del genere.”
“Quanto all’Europa - aggiunge Cavion -, diciamo che ha limitato i danni giocando prevalentemente in difesa. Anche questo ci lascia l’amaro in bocca e ribadisce vecchi equilibri quando invece il mercato sta disegnando nuovi scenari, basti pensare all’avanzata di mercati emergenti.”
“Premesso che sarà necessario approfondire i dettagli tecnici - puntualizza il comunicato -, è evidente che, in buona sostanza, l’UE non è riuscita ad evitare che il punto di arrivo sarà una situazione peggiorativa per le nostre imprese rispetto a quella precedente, a questa surreale partita a poker.”
“Ci aspettiamo naturalmente - afferma ancora il presidente di Confartigianato Vicenza - che il Governo sostenga le imprese che saranno maggiormente danneggiate da questa situazione, anche se avremmo preferito ragionare in termini di innovazione e sviluppo, anziché di pronto soccorso.”
Ma se gli industriali e gli artigiani piangono, le imprese agricole non ridono.
“L’accordo con tariffe al 15% è migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale del 30%, che avrebbe causato danni fino a 2,3 miliardi di euro per i consumatori americani e per il Made in Italy agroalimentare - è la reazione del presidente di Coldiretti Vicenza, il bassanese Pietro Guderzo -. Tuttavia, il nuovo assetto tariffario avrà impatti differenziati tra i settori e dev’essere accompagnato da compensazioni europee per le filiere penalizzate, anche considerando la svalutazione del dollaro.”
“Dobbiamo aspettare - aggiunge - di capire bene i termini dell’accordo e, soprattutto, di leggere la lista dei prodotti agroalimentari a dazio zero sui quali ci auguriamo che la Commissione Ue lavori seriamente, per far rientrare i prodotti di più largo consumo ed interesse anche per la nostra provincia, tra cui vino e formaggi.”
La nota della Coldiretti provinciale trasmessa in redazione afferma che “gli effetti dei dazi sono evidenti”.
Dopo un primo trimestre dell’anno dove le esportazioni agroalimentari hanno fatto segnare una crescita media in valore dell’11%, da aprile (primo mese di applicazione dei dazi aggiuntivi al 10%), si è passati al +1,3%, per poi scendere ulteriormente a maggio.
A pesare - sottolineano da Coldiretti - è anche il fatto che le tariffe aggiuntive sono andate a sommarsi a quelle già esistenti, penalizzando in particolar modo alcune filiere cardine. Attualmente i formaggi pagano un dazio al 25%, il pomodoro trasformato e le marmellate e confetture al 22%, i vini intorno al 15%, la pasta farcita al 16%, secondo l’analisi dell’organizzazione agricola.
Il risultato è che a maggio sono calate le esportazioni in valore per alcuni dei prodotti simbolo, dall’olio extravergine d’oliva (-17%) ai formaggi (-4%) fino al pomodoro trasformato (-17%), mentre sul fronte del vino si segnala un recupero del 3% rispetto al dato negativo di aprile.
L’associazione di categoria sottolinea che non possono essere ammessi in Italia prodotti agroalimentari che non rispettano gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali imposti alle imprese europee.
“È fondamentale - conclude il presidente Guderzo - che l’Unione Europea continui a difendere con fermezza il sistema delle Indicazioni Geografiche, che rappresentano una garanzia di qualità e origine, nonché un presidio culturale ed economico del nostro cibo. Infine, non è ammissibile che le nostre produzioni, che rispettano scrupolosamente le normative vigenti, si trovino a competere, al ribasso, con prodotti che non fanno altrettanto, spesso utilizzando sostanze da noi bandite da molti anni.”
Insomma, dopo aver riportato le reazioni e preoccupazioni dei tre presidenti di categoria non possiamo che ribadirlo: sono veramente dazzi amari.
Anche perché, nei confronti del mercato U.S.A., saranno solamente dazzi nostri.
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