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Questa mattina ho fatto l'ennesima visita turistica (si fa per dire) al Ponte di Bassano.
Ne faccio quasi tutti i giorni, quando sono in città, per controllare le condizioni del grande malato che non ha ancora trovato, dopo quattro anni di degenza, il medico giusto.
Ci sono andato perché non potevo fare a meno di vedere anch'io, per raccontarvela, la “novità” di cui si parla tanto in questi giorni in riva al Brenta e dintorni: la crepa sul tavolato pedonale in corrispondenza dell'attacco del pavimento di legno alla superficie in marmo, dai contorni irregolari, della spalla destra di Angarano. Devo confessarvi che non l'ho individuata a prima vista, perché non si tratta di una spaccatura, per così dire, clamorosa. È una fenditura sviluppata in lunghezza ma limitata in larghezza, per 2-3 centimetri al massimo di fessurazione, che dal vivo non rende la sensazione di vuoto improvviso che si percepisce invece in fotografia. Sotto la crepa, come ormai noto, è situata anche una piccola “apertura” che fa intravvedere l'acqua del Brenta.
Foto Alessandro Tich
Ma l'immagine del quadratino di fiume a Ponte aperto - in questo punto sottostante al piano di calpestio, liberato dalla massicciata degli anni '90 - è visibile solo da una particolare prospettiva. Fatto sta che all'ingresso ovest del Ponte una parte delle tavole provvisorie su cui cammina la gente si sono in qualche modo distaccate, anche se di pochissimo (per fortuna), dal piano pedonale della spalla.
Sono cose che capitano, quando un monumento che necessita di un restauro viene abbandonato per così tanto tempo a se stesso. Sempre in attesa (repetita iuvant) che vengano finalmente affidati dal Comune i lavori per la messa in sicurezza delle stilate numero 3 e numero 4 e che la INCO Srl firmi una buona volta il contratto di appalto per il subentro nel cantiere post-Vardanega.
Il sindaco Poletto fa sapere oggi sulla stampa che il problema della crepa sarà presto risolto e che è già stato ordinato un tavolato ligneo nuovo e “sagomato” per far meglio aderire i due fronti di calpestio. Il tutto a seguito di un sopralluogo compiuto ieri sul posto dai tecnici del Comune e di un incontro nel quale il primo cittadino, con l'occasione, ha sollecitato ai referenti dell'Ufficio Tecnico di chiudere al più presto con l'affidamento dei lavori di somma urgenza sulle due stilate lato Angarano. Dunque guardatevi ancora la foto della crepa pubblicata sopra: tra un po' diventerà un'immagine di archivio.
Ma la fessura che fa intravvedere un quadratino di Brenta non è l'unica “bruttura” dell'attuale pavimento provvisorio del Ponte Vecchio. C'è ben altro.
E sono le solite cacche di volatili, assieme ad altre saltuarie scoasse di provenienza umana, sparse in profusione dietro alle due file di transenne. Anche oggi le ho immortalate (con le tre foto scattate in tre punti diversi e pubblicate in calce) e anche oggi mi sono chiesto come sia possibile, in una sedicente città turistica come la nostra, offrire agli occhi dei sempre numerosi passanti un simile esempio di incuria.
Eppure, a quanto pare, il Comune ha finalmente trovato il suo Mastro Lindo. Si tratta del gruppo di lavoro “Compagnia del Ponte” con il quale l'Amministrazione comunale ha approvato uno schema di convenzione per la pulizia e la manutenzione gratuita del cosiddetto Ponte degli Alpini.
L'iniziativa, denominata “Operazione Ponte Pulito”, è stata messa in piedi su proposta dello stesso gruppo di lavoro, gemmazione dei consigli di quartiere Centro Storico e Angarano e del gruppo “Amici del Ponte”. I lavori di mantenimento del decoro e della pulizia del Ponte saranno eseguiti, come afferma la relativa delibera di giunta, “a titolo gratuito in forma di volontariato”. “La pulizia settimanale della pavimentazione del Ponte e le attività che saranno svolte - continua l'atto deliberativo - sono in aggiunta a quelle ordinarie condotte dal Magazzino Comunale e da Etra allo scopo di mantenere in stato di decoro il Ponte.” Il referente dell'operazione sarà il presidente del consiglio di quartiere Angarano Gianni Castellan, “cui faranno capo i volontari impiegati nell'esecuzione degli interventi manutentivi da svolgersi sul Ponte”.
Forse anche le cacche dei piccioni, così come la fenditura all'inizio del pavimento di legno sul lato ovest, hanno dunque i giorni contati. Speriamo bene, perché si tratta del minimo sindacale di attenzione richiesto quando un Ponte crepa.
“Crepare” nel significato di “spaccarsi superficialmente, fendersi” oppure nel senso di “morire”, se non altro moralmente, viste le condizioni in cui fino adesso è stato mantenuto? Fate voi.
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