Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 25-03-2018 17:01
in Attualità | Visto 3.365 volte

Il capoStavola

Il decisivo apporto del consulente del Comune di Bassano ing. Gianmaria De Stavola al prosieguo del cantiere del Ponte, il mancato ritorno dell'ing. Claudio Modena e il misterioso ruolo del Direttore dei Lavori

Il capoStavola

L'ingegner Gianmaria De Stavola (fonte immagine: vvox.it)

E la chiamano estate. Come già riferito nel nostro assai cliccato articolo “Non ci resta che piangere”, per vedere finalmente la partenza dei lavori effettivi di ripristino delle prime due stilate, quelle situate ad est, del Ponte di Bassano bisogna aspettare che arrivi giugno. Il tempo per ripristinare le strutture delle stilate in questa finestra stagionale, prima della pausa forzata primaverile del cantiere per il rischio di piene del Brenta, infatti non c'è più. Disfa la tura, rifai la tura e se ne riparla dal 10 giugno in poi. Ad affermarlo, e a confermarlo agli organi di informazione, è stato l'ingegner Gianmaria De Stavola.
Dagli inizi di quest'anno l'ing. De Stavola, socio dello studio E-Farm Engineering & Consulting Srl di Vigonza (Pd), ha assunto l'incarico di consulente del Comune di Bassano del Grappa per il supporto tecnico al RUP (Responsabile Unico del Procedimento) dell'intervento del restauro del Ponte Diego Pozza.
La necessità di reperire tale figura professionale, come si legge nella determinazione dirigenziale di incarico, era stata motivata dall'Amministrazione comunale a seguito delle contestazioni presentate nell'aprile 2017 dall'impresa appaltatrice Nico Vardanega Costruzioni Srl nel suo famoso “Resoconto di analisi della valutazione della documentazione progettuale” nel quale aveva sollevato diverse eccezioni, con la proposta e richiesta delle relative modifiche, sia sul progetto esecutivo che sull'esecuzione delle opere previste e sulla loro cantierizzazione. Dopo i successivi mesi di difficile dialogo tra le due controparti e in considerazione del ritardo nelle lavorazioni contestato dal Comune alla ditta appaltatrice, i “competenti uffici” comunali hanno quindi ritenuto di avvalersi della collaborazione di una ulteriore figura tecnica esterna che riannodi i fili della situazione. E questo perché - come evidenzia il documento dirigenziale di fine dicembre 2017 - “il cantiere presenta parecchie problematiche che emergono dal punto di vista tecnico tra il Direttore dei Lavori ed il Coordinatore della Sicurezza in fase di Esecuzione da un lato e la ditta appaltatrice dall’altro, per le quali deve essere individuata con sollecitudine la migliore soluzione al fine di garantire la corretta esecuzione dei lavori di ripristino e consolidamento del Ponte degli Alpini”.
In più, rileva il testo, “per tale ragione la sola figura del Responsabile Unico del Procedimento non è in grado di assicurare la soluzione di tutti gli aspetti tecnici, trattandosi di problematiche di estrema delicatezza, anche strutturale”.
Una richiesta di rinforzi che ha tutta l'aria di un S.O.S.

Da qui la presa d'atto che “si rende indispensabile affiancare al Responsabile Unico del Procedimento una specifica professionalità esperta e professionalmente specializzata”.
In particolare, come è sempre scritto nella determina, “il Responsabile Unico del Procedimento, con riferimento alla complessità dei lavori e alla continua valutazione della documentazione tecnica inviata dalla ditta appaltatrice di modifica del progetto appaltato, valutata la mancanza di idonee figure professionali nell'organico di questo Ente ed i compiti e le responsabilità del responsabile del procedimento, ha chiesto un supporto esterno” per tre specifici e importanti filoni di attività.
Filone n.1: verifiche idrauliche in fase di esecuzione dei lavori in alveo, con analisi del regime dei flussi del Brenta e interazioni con le opere provvisionali e fisse.
N.2: supervisione e coordinamento della Direzione dei Lavori e del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione, esame delle proposte tecniche sottoposte dall'impresa alla Direzione Lavori, esame degli elaborati economico-amministrativi allegati alle proposte tecniche. N.3: assistenza legale per tutte le fasi di esecuzione, rendicontazione e collaudo dell'opera.
Insomma: dal punto di vista delle mansioni richieste, un superconsulente mica da poco. A fronte dell'esigenza di puntellare le difficoltà della struttura comunale nella gestione delle “parecchie problematiche” emerse a cantiere aperto, i referenti responsabili dell'Area A4 - Lavori Pubblici del Comune hanno individuato nell'ing. Gianmaria De Stavola “l'esperto rispondente ai requisiti richiesti” con un preventivo di spesa per l'importo di 31.700 euro, oltre contributi previdenziali ed Iva.
Inoltre, al fine di verificare l'idoneità dell'offerta, il Comune ha richiesto ulteriori cinque preventivi per il medesimo incarico professionale ad altrettanti professionisti “il cui curriculum professionale è idoneo alle prestazioni”. E tra i cinque professionisti contattati dall'ente pubblico - udite udite - c'era anche l'ing. Claudio Modena, firmatario del progetto esecutivo del restauro del Ponte. Di questi, quattro ingegneri (Modena compreso) hanno presentato il loro preventivo ma alla fine l'offerta economica dell'ing. De Stavola è risultata “essere congrua e la più vantaggiosa per l’Amministrazione comunale”.
Niente Modena 2 il ritorno, dunque. Avesse per caso spuntato il preventivo più vantaggioso ottenendo l'incarico di controllore di se stesso, ovvero delle varianti in corso d'opera al suo stesso progetto dovute alle condizioni del manufatto o richieste dalla Vardanega, sarebbe stato clamoroso.

Gianmaria De Stavola, l'uomo del Ponte che dice “sì” o “no”, padovano di origini vicentine, ingegnere stimato e considerato vicino al Partito Democratico, vanta davvero un curriculum professionale notevolissimo. Tra le numerose altre cose, nei tempi recenti ha redatto su incarico del Consorzio Iricav 2 il piano delle opere complementari alla TAV Verona-Padova e ha curato la fase progettuale della proposta di tracciato della cosiddetta Bretella Ovest promossa dal Tavolo di Coordinamento delle Categorie Economiche del Bassanese. Ora è di fatto la nuova figura di riferimento del soffertissimo cantiere del Ponte degli Alpini, mediatore tecnico tra il Comune e la Vardanega, e in questa veste sta scalando velocemente le classifiche. Molto disponibile con i media, negli ultimi giorni ha divulgato una serie di informazioni su alcuni oggettivi problemi del monumento tramandato dal Palladio che ci portano a chiederci come mai nessuno non se ne sia accorto o non lo abbia reso noto prima.
Da lui abbiamo appreso che l'ulteriore cedimento del Ponte nell'anno di stand-by per le note vicende giudiziarie richiede una variazione sulla modalità di installazione della trave reticolare di fondazione in acciaio inox aderente alla vecchia e marcita trave di fondazione del Casarotti. Come pure evidenziato dal consulente, il varo del traliccio inox di fondazione, così come da progetto, è reso oltre modo difficoltoso dal fatto che non si sappia ancora esattamente dove siano collocate le teste degli otto pali in cemento armato conficcati sotto l'alveo nel restauro del 1990 e sulle quali va inserita la trave reticolare.
Lo stesso progetto prevede che la precisa ubicazione dei pali sarebbe stata individuata con rilievi topografici nella fase di asciutta dell'area di cantiere.
Ma, nell'ultimo anno, di asciutte sotto le prime due stilate del Ponte ne sono state fatte già due, facendo sorgere l'interrogativo del perché tali rilievi sono siano stati ancora eseguiti. In più, in mancanza ancora di una documentazione esecutiva della Vardanega sulle modalità di sostegno e puntellazione del manufatto da sotto, si sta concretizzando su impulso dell'ingegnere della E-Farm Engineering & Consulting la fattibilità dell'intervento di sostegno delle stilate da sopra con il “ponte Bailey” previsto dal progetto e contestato fino ad oggi dall'impresa appaltatrice.

L'effetto capoStavola, quindi, si fa sentire. Cosa molto importante in questi che sono i due mesi decisivi, prima della finestra estiva di ripresa dei lavori, per il destino operativo del martoriato restauro. Ma anche un riscontro, sui dati di fatto, su un aspetto quanto meno anomalo della gestione tecnica dell'intero appalto.
In tutta questa vicenda emerge infatti una figura misteriosa: quella del Direttore dei Lavori. Secondo quanto stabilito dall'articolo 101 del Codice degli Appalti, il Direttore dei Lavori “è preposto al controllo tecnico, contabile e amministrativo dell'esecuzione dell'intervento affinché i lavori siano eseguiti a regola d'arte ed in conformità al progetto e al contratto”. Ha inoltre “la responsabilità del coordinamento e della supervisione dell'attività di tutto l'ufficio di direzione dei lavori, ed interloquisce in via esclusiva con l'esecutore in merito agli aspetti tecnici ed economici del contratto”.
Tra le numerose altre prerogative vi è anche quella di “svolgere, qualora sia in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa vigente sulla sicurezza, le funzioni di coordinatore per l’esecuzione dei lavori”.
Una figura centrale chiamata alle responsabilità di conduzione, coordinamento e supervisione del cantiere che il Comune di Bassano ha individuato, attingendo alle risorse di personale interne, nella persona dell'arch. Viviana Bonato, dipendente dell'Area Lavori Pubblici. Sulla comprovata competenza ed esperienza professionale dell'arch. Bonato nell'ambito dei compiti preposti ai Lavori Pubblici comunali non abbiamo nulla da ridire, ci mancherebbe. Stiamo parlando di colei che è anche progettista architettonico dell'intervento di restauro e componente dell'unità tecnica di verifica che il 26 novembre 2015 ha validato il progetto esecutivo dell'ing. prof. Modena. Che però è anche quello stesso progetto su cui ancora oggi diversi aspetti problematici non sono ancora risolti: varo della trave reticolare inferiore di fondazione e ancoraggio della trave reticolare superiore di impalcato ai muri delle proprietà Nardini in primis.
Quella del Direttore dei Lavori è la voce che manca e che è sempre mancata pubblicamente nel coro di esperti chiamati a intervenire per le rispettive competenze tecniche sulle modalità di ripristino del manufatto e di conduzione di cantiere.
Ed è perlomeno insolita, ma anche sintomatica, l'argomentazione della determina di incarico a De Stavola che mette in luce le “parecchie problematiche che emergono dal punto di vista tecnico tra il Direttore dei Lavori (...) da un lato e la ditta appaltatrice dall’altro”. Al punto che tra le mansioni richieste al nuovo consulente vi è anche la “supervisione e coordinamento della Direzione dei Lavori e del Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione”.

In altre parole l'ingegner Gianmaria De Stavola - così come da atto di incarico dirigenziale - è chiamato a supervisionare e coordinare le attività, anche e soprattutto in funzione dei rapporti con la Vardanega, della figura che per legge è già preposta al controllo tecnico e amministrativo dell'esecuzione dell'intervento, ha la responsabilità del coordinamento e della supervisione dell'attività di tutto l'ufficio di direzione dei lavori e interloquisce in via esclusiva con l'esecutore in merito agli aspetti tecnici ed economici del contratto.
Così è se vi pare. In questa lunga ed estenuante storia, le controverse e altalenanti vicende della conduzione del cantiere hanno fatto la loro buona parte nel complicare l'intrico, ma anche le vicissitudini dell'organizzazione della gestione comunale dell'appalto non sono da meno. Se non è un Ponte dei Sospiri questo, ditemi che cos'è.

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