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Ricevo (lo scrivo in prima persona perché è rivolta a me) una lettera aperta trasmessa in redazione dall'assessore comunale alla Cultura di Bassano del Grappa Giovanni Cunico. Nella comunicazione al direttore, l'amministratore pubblico replica al mio articolo intitolato “L'assessore alla sCultura” nel quale avevo espresso e motivato il mio totale e incondizionato dissenso sull'ipotesi - da lui avanzata in commissione consiliare - di completare le sculture di Antonio Canova rimaste incompiute o rimaste sulla carta, sulla base dei modelli in gesso o dei bozzetti conservati al Museo Civico di Bassano, avvalendosi della tecnologia digitale.
Pubblichiamo di seguito, integralmente, la lettera aperta trasmessa in redazione:
Fermo-immagine da un video di Giovanni Cunico
LETTERA APERTA
Caro direttore Tich,
mi permetto di scrivere una replica al suo “special report” in merito alla progettualità dell’Assessorato alla Cultura rispetto alla valorizzazione del patrimonio canoviano custodito nel nostro Museo Civico. Mi fa davvero molto piacere che Bassanonet, così come le altre testate di informazione, inizino a seguire con interesse il dibattito sulle politiche culturali cittadine. Significa innanzitutto che esiste un pensiero e un contropensiero sulla cultura bassanese: sarebbe per me una condizione ottimale e favorevole alla vitalità e attualità del servizio pubblico che sto ricoprendo.
Il suo editoriale dello scorso sabato si basa sulla cronaca riportata dal Giornale di Vicenza rispetto alla Commissione Consiliare Cultura dello scorso 31 ottobre (che non è una conferenza stampa, ma un momento di confronto democratico) in cui ho presentato ai consiglieri comunali assieme alla direttrice Chiara Casarin la prima fase del progetto Atelier Canova, ovvero la digitalizzazione e fedele riproduzione del bozzetto delle Tre Grazie e dei circa 2000 disegni di Canova.
La replica del bozzetto verrà realizzata con tecnica fotogrammetrica e attraverso gli scanner a luce bianca Nub3D Sidio e Breukmann verrà esposto in modo che il pubblico possa toccare con le proprie mani le forme modellate dal maestro di Possagno, consentendo inoltre alle persone cieche un’esperienza dell’opera nell’ottica dell’accessibilità al patrimonio museale. I disegni verranno invece riprodotti in quanto i delicatissimi originali custoditi nell’archivio sotterraneo del Museo non possono essere esposti continuativamente per motivi di conservazione, mentre le fedelissime repliche prodotte con avanzatissimi sistemi di stampa 3D potranno essere sfogliate dal pubblico.
Lei definisce questi oggetti “replicanti non giustificati”, mentre noi siamo convinti che queste nuove creazioni andranno a valorizzare proprio le opere “originali”.
In Commissione abbiamo poi solamente accennato (e da questo accenno è nato lo scambio con Federica Finco riportato dal quotidiano) ai possibili futuri sviluppi di questo progetto, sui quali ci stiamo confrontando con istituzioni culturali nazionali e internazionali pubbliche e private, trovando peraltro per il momento riscontri molto positivi. Abbiamo dichiarato che un possibile sviluppo potrebbe anche essere quello di utilizzare le tecnologia digitale per realizzare i marmi o bronzi di alcuni gessi custoditi in Museo, ovvero partendo dall’ultima fase progettuale del lavoro di Antonio Canova, quella più avanzata del progetto, la parte che lo scultore affidava alle maestranze. Come ad esempio nel caso del cavallo del monumento equestre: il gesso che custodiamo (frazionato) a Bassano era il modello per la fonderia al fine di realizzarne il bronzo. Attenzione: non stiamo parlando quindi di realizzare delle opere partendo da schizzi o abbozzi.
La tesi che stiamo portando avanti, in dialogo con la Gipsoteca di Possagno, è questa: perché non utilizzare le più sofisticate tecnologie del nostro tempo per completare quella parte della filiera produttiva della bottega canoviana che si è interrotta duecento anni fa con la prematura scomparsa dell’artista?
Perché non far vivere il patrimonio canoviano invece di limitarsi a custodirlo e conservarlo nei magazzini del Museo? Certamente questa operazione necessiterà di un sostegno scientifico di altissimo livello, e su questo ho molta fiducia del lavoro che sta portando avanti Chiara Casarin, perché il valore del progetto Atelier Canova non sta solo nel prodotto finale, ma proprio nella ricerca sul patrimonio e su come riusciremo a farla diventare narrazione e divulgarla.
Pensi che da qualche collega “politico” mi sento dire da qualche settimana "Giovanni sei sicuro di buttarti su questo progetto? È troppo “alto”, la gente vuole qualcosa di facile e immediato, pensa anche al consenso". Rispondo che sono convinto di andare avanti, sono pronto a impegnarmi in questo ambizioso progetto perché guarda al futuro e non solo alla prossima scadenza elettorale.
Mi permetta Tich, ma mi trovo inoltre in totale dissenso nel suo sostenere che stiamo “scoprendo l’acqua calda” semplicemente perché la Gipsoteca Canoviana (e non solo, aggiungo) ha già utilizzato analoghe tecnologie per restaurare i suoi gessi. Siccome a Possagno hanno già fatto qualcosa di simile, a Bassano ci si schiera a priori contro? È una miope visione che sa di competizione provinciale, e che rifiuto con forza.
Purtroppo mi trovo, da affezionato lettore di Bassanonet, a mio malgrado e un po’ a disagio, a dover intervenire anche sulle modalità in cui la testata web per la quale scrive e in parte i media locali stanno tentando di provocare il dibattito tra “favorevoli” e “contrari”. E mi permetto anche un pensiero diretto rispetto a come lei ha gestito il suo “special report”, date le sue considerazioni altrettanto dirette rivolte al sottoscritto. Un suggerimento: credo che il calo di lettori del sul blog sia dovuto anche alla sua piccola ossessione sul “giovane assessore alla sCultura”, che fanno addormentare di noia prima di tutti lo stesso assessore. Innanzitutto servirebbe che il dibattito si basasse su elementi sufficienti a permettere ai cittadini di farsi un’opinione.
Mi avvilisce che l’approfondimento di questo blog sul progetto Atelier Canova si sia limitato al commento dell’articolo uscito sulla stampa locale, senza andare a fondo alle questioni di merito. Bastava una telefonata, così avrei potuto raccontarle come stanno le cose, partendo dal fatto che io non mi sono mai attribuito “un’idea geniale” come riporta il quotidiano. Per carità, mi darei dello scemo da solo. Inoltre le avrei potuto replicare che le operazioni di Possagno dal lei citate sono relative all’applicazione della tecnologia per restaurare delle opere danneggiate nel tempo, mentre in Commissione non abbiamo mai parlato di commissionare dei “restauri”, ma di operazioni come quelle che ho provato a sintetizzare sopra. Ma Bassanonet non era nata per far trovare sul web quello che i giornali locali non scrivono? Per stimolare un sano dibattito democratico con i commenti? Mi sembra che il suo “special report” confermi invece, nel 2017, il primato del giornalismo su carta. Eppure dalla finestra di Sala Gobbi, dove si è svolta la Commissione Cultura, si vede la finestra della redazione della testata web che lei dirige. Bastava attraversare la Piazza per assistere in diretta. Mi viene simpaticamente da immaginare che a metà strada trova l’edicola, e quindi la comodità di informarsi dal giornale invece che direttamente dall’Assessore le venga più comodo. Me lo consenta: la pigrizia del cronista non può ricadere negativamente sul diritto a un’informazione il più possibile corretta del cittadino.
Per concludere: viva il confronto e il dibattito sul futuro della cultura a Bassano.
Apriamo uno scambio di vedute vero sul progetto Atelier Canova, perché la mia speranza è che si moltiplichino le opinioni sul tema, sia a favore che contrarie, spero oltre le dichiarazioni stampa del sodalizio Impegno per Bassano/estrema destra cittadina (opinioni assolutamente legittime, in quanto nate dal confronto democratico in Commissione Consiliare). Sarebbe per me bellissimo iniziare a ricevere proposte, oltre che le solite avventate e ormai automatiche proteste. Impegniamoci tutti per un confronto serio e approfondito, nel rispetto dei nostri concittadini. Io, come sto facendo con questa lettera, farò la mia parte.
Giovanni Cunico
Assessore alla Promozione del Territorio, Cultura, Progettazione Europea
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