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Il vuoto in scatola
Cosa ne facciamo della Cittadella della Giustizia di Bassano? Un Ordine del Giorno delle opposizioni per il prossimo consiglio comunale chiede “di non destinarla ad altri usi almeno fino a quando non sarà conclusa la riforma della giustizia”
Pubblicato il 23 giu 2017
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Una volta, ormai un bel po' di anni fa, nel periodo successivo alla caduta del Muro di Berlino, ho comprato in Ungheria un piccolo souvenir.
Era un barattolino di latta, tipo quelli del tonno in scatola, vuoto all'interno. Fuori la scritta in ungherese: “L'ultimo respiro del Comunismo”.
Quel barattolino, che conservo gelosamente a casa, mi viene in mente ogni volta che passo davanti alla Cittadella della Giustizia di Bassano.
Foto Alessandro Tich
Il Comunismo non c'entra, ci mancherebbe altro. C'entra invece quel concetto di contenuto di pura “aria” all'interno del contenitore. Perché la Cittadella della Giustizia, costata complessivamente alle tasche dei cittadini 20 milioni di euro di cui 12 milioni solo per l'ultimo stralcio con la ristrutturazione delle ex carceri, non è altro che questo: un vuoto in scatola. Il Ministero della Giustizia l'ha voluta fare e il Ministero della Giustizia l'ha voluta disfare, sopprimendo il Tribunale di Bassano del Grappa - col relativo Circondario Giudiziario - e accorpandolo a Vicenza.
Si tratta di una di quelle cose che noi umani, citando Blade Runner, non potremmo immaginare. Eppure è così: questo enorme vuoto in scatola ce lo dobbiamo tenere e adesso ci dobbiamo seriamente porre il problema di cosa farne.
Le ipotesi attualmente in campo sono due. Da una parte ci sono gli “irriducibili” del Comitato Tribunale della Pedemontana, per i quali - nonostante tutto e malgrado la chiusura totale da parte della attuale classe governante di Roma - l'obiettivo della ricostituzione dell'ottavo tribunale del Veneto, da collocare negli immobili della Cittadella originariamente previsti a tale scopo, è un'utopia ancora percorribile.
Dall'altra c'è la corrente di pensiero dei “realisti” secondo i quali ostinarsi a perseguire il ritorno di una sede giudiziaria autonoma in città è una battaglia persa già in principio ed è meglio valutare l'utilizzo dello scatolone di via Marinali come nuova sede di uffici pubblici, meglio ancora se comunali.
La novità di questi ultimi giorni è che, come apparso su articoli di stampa, il vicesindaco Roberto Campagnolo ha dichiarato che il Ministero avrebbe affermato che “la struttura di via Marinali non diventerà un tribunale per precisa scelta governativa” e che il Ministero “è disposto a “regalarla” al Comune, considerato che si trova in un terreno comunale”.
Si tratta di solo uno degli spunti di un Ordine del Giorno - avente per oggetto “Utilizzo dei locali destinati al Tribunale della Pedemontana Veneta” - che sarà discusso nel prossimo consiglio comunale del 29 giugno, che vede come prima firmataria la capogruppo della Lega Nord/Liga Veneta Tamara Bizzotto e che è stato sottoscritto anche da altri sette consiglieri di opposizione.
Nel documento si rammenta, tra le altre cose, che “recentemente il vicesindaco Roberto Campagnolo ha dichiarato alla stampa che “è inutile farsi illusioni” e ha rilanciato l’idea di trasformare quella che doveva essere la Cittadella della Giustizia nel “Polo comunale dei servizi pubblici”, ipotesi supportata dalle dichiarazioni della senatrice Rosanna Filippin del PD che ha auspicato vengano consegnate dal governo le chiavi dell’immobile al comune, per riempirlo di uffici”.
“Nello stato di cose attuale - continua il testo dell'ODG - il nuovo Tribunale eretto sul suolo comunale non è disponibile perché vincolato espressamente ai fini della giustizia e ancora nella disponibilità dell’impresa costruttrice che fino ad ora non ha consegnato le chiavi all’Amministrazione comunale.”
“Per qualsiasi altra destinazione d’uso - sottolineano ancora i consiglieri di opposizione - sarebbe comunque necessario intervenire con modifiche strutturali ed impiantistiche che richiederebbero una spesa ingente non sopportabile dalle casse comunali (almeno 2 milioni di Euro), in palese contrasto con quanto semplicisticamente dichiarato dal vice sindaco Campagnolo, secondo il quale tale operazione sarebbe per il comune “a costo zero”.”
Il testo ricorda inoltre che i componenti del Comitato del Tribunale della Pedemontana, nella riunione del 15 maggio scorso, “hanno espresso chiaramente la volontà di fare il possibile per trovare una soluzione affinché servizi essenziali quali Agenzia Entrate ed Inps rimangano sul territorio, senza però individuare nella sede del nuovo tribunale il luogo adatto allo scopo - anzi individuando due sedi alternative che sarebbero disponibili in tempi brevi - per non pregiudicare in alcun modo la possibile futura istituzione ed apertura del Tribunale della Pedemontana, per la quale da anni il comitato è attivo e continua a battersi e per la quale è fondamentale la ’fisica esistenza’ della Cittadella della Giustizia.”
Si rammenta anche anche che “il sindaco Poletto, presidente e componente del Comitato, ha confermato in quella sede che per alcuni anni tale prospettiva di un diverso utilizzo non sarebbe stata considerata, confermando che quell’immobile, che qualcuno vorrebbe utilizzare, è ancora un cantiere nella disponibilità dell’impresa costruttrice e quindi non è né del Comune né del Ministero”.
Per i sottoscrittori dell'Ordine del Giorno, pertanto, “non si comprende la posizione della sen. Filippin, che fa parte del Comitato ma rema nella direzione opposta a quella che è lo scopo e fine ultimo del Comitato e cioè l’apertura del Tribunale della Pedemontana” e “nemmeno si comprende quella del vice sindaco Campagnolo, che dimostra di non conoscere ciò di cui parla ed è in aperta contraddizione con le dichiarazioni del suo stesso sindaco”.
L'ODG del consiglio comunale impegna dunque il sindaco e la giunta - se approvato - “a non intraprendere alcun tipo di azione o iniziativa volta a favorire l’utilizzo dei nuovi locali del tribunale di via Marinali per una destinazione diversa da quella per cui erano stati pensati e realizzati, e cioè ospitare il tribunale territoriale e quindi anche il nuovo Tribunale della Pedemontana”. Un impegno che dovrà essere perseguito “almeno fintantoché non sarà conclusa la riforma della giustizia con la seconda fase, quella che ridisegnerà la geografia delle Corti d’Appello, già anticipata dal ministro della Giustizia Orlando, atteso che lo stesso aveva dichiarato che tale seconda fase poteva servire a correggere gli errori precedentemente commessi”.
Se la maggioranza targata in buona parte PD intenderà contrastare le direttive di un Ministero PD, lo si vedrà solo in consiglio comunale.
Intanto apprendiamo che il sindaco Riccardo Poletto ha convocato per lunedì prossimo 26 giugno alle ore 11 in municipio il Comitato per il Tribunale della Pedemontana Veneta “per un aggiornamento sui servizi territoriali e sulle nuove attività avviate all’interno della sede di Bassano del Tribunale”.
Già: perché nel frattempo - come riportato in altri nostri precedenti articoli - presso la sede vecchia del Tribunale a Palazzo Antonibon, oggi sede staccata del Tribunale di Vicenza, il Tribunale berico ha allestito una progressiva serie di “servizi di vicinanza” per i cittadini e per le imprese, l'ultimo dei quali è la nuova modalità delle udienze civili in videoconferenza. E - paradossalmente - più aumentano i servizi di “prossimità giudiziaria territoriale” per il cittadino e più l'ipotesi della ricostituzione di un autonomo Tribunale della Pedemontana si allontana. Ma non la pensano così, ovviamente, i sostenitori del Comitato ai quali non passa nemmeno per la testa la prospettiva che in futuro si possano vendere a Bassano, come souvenir, dei barattolini di latta vuoti all'interno e con la scritta “L'ultimo respiro del Tribunale”.
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