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La trave nell'occhio
Rimozione dei ponteggi, trave reticolare provvisoria, carichi sul monumento, entrata in alveo. Intervista a Giannantonio Vardanega, titolare dell'impresa appaltatrice del cantiere di restauro del Ponte di Bassano
Pubblicato il 11 mag 2017
Visto 5.131 volte
Ho appuntamento con Giannantonio Vardanega, titolare della Nico Vardanega Costruzioni Srl, alle 15.30 nella sede della sua impresa in via Fornaci a Possagno.
È un momento caldo per il centralino telefonico dell'azienda, con varie chiamate in entrata e in uscita all'interno di un triangolo i cui tre lati sono costituiti da Vardanega, Comune e Commercianti di Bassano. Oggetto della trattativa telefonica: il rinvio di almeno due giorni - sostenuto dalla stessa ditta appaltatrice del restauro - della nuova chiusura al transito pedonale del Ponte di Bassano, per consentire agli Alpini in “rientro lungo” dall'Adunata Nazionale 2017 in programma domenica a Treviso di trovare aperto e poter attraversare il “loro” Ponte.
La nuova, concitata fase della Ponte degli Alpini Story è conseguente all'annuncio, diramato ieri dall'Amministrazione comunale, della chiusura del manufatto da lunedì prossimo, 15 maggio, fino a venerdì 26 maggio e comunque fino al termine delle operazioni “per permettere la rimozione delle impalcature utilizzate per l’intervento che nei giorni scorsi ha riguardato la copertura del Ponte stesso, come richiesto dalla ditta affidataria dei lavori di ripristino e consolidamento e previsto nel cronoprogramma”.
Giannantonio Vardanega: "Con la nostra relazione noi ci siamo cautelati" (foto Alessandro Tich)
La nuova, annunciata divisione tra Bassano Est e Bassano Ovest ha suscitato in un baleno un polverone di reazioni. Da parte degli Alpini, che avevano chiesto che il Ponte rimanesse aperto al transito almeno nel giorno successivo all'Adunata e da parte dei commercianti, che per voce del presidente comunale Alberto Borriero hanno annunciato una “assemblea plenaria”, da convocare la settimana prossima, per fare chiarezza su una situazione su cui i non addetti ai lavori continuano a capirci sempre di meno.
Mentre mi accingo a parlare con Vardanega, arriva in azienda in anteprima la notizia: il Comune sposterà di due giorni la chiusura del Ponte - con decorrenza, pertanto, da mercoledì 17 maggio - per consentire ai turisti con le Penne Nere, di rientro da Treviso, di affluire sul manufatto. Posticipo che sarà confermato nel tardo pomeriggio, col comunicato stampa del Comune riportato nell'articolo precedente.
Comunicazione nella quale l'Amministrazione imputa nuovamente alla Vardanega dei ritardi in quanto, come afferma la nota stampa di via Matteotti, “rispettando il cronoprogramma dei lavori, i ponteggi sul Ponte degli Alpini dovevano essere già stati rimossi nelle scorse settimane”.
Giannantonio Vardanega conferma. Ma il titolare dell'impresa che lo scorso 20 aprile, come noto, ha protocollato in Comune la famosa controrelazione ovvero relazione contradditoria al progetto esecutivo del restauro, mi spiega i motivi di questa tempistica. Quello che da mercoledì prossimo sarà smantellato non è infatti un “semplice” ponteggio, bensì una struttura che restando allestita avrebbe consentito di evitare l'installazione di uno degli elementi di progetto più contestati dalla ditta possagnese: il cosiddetto “ponte Bailey” vale a dire la trave reticolare provvisoria che dovrebbe ingabbiare il monumento durante i lavori, sostenendolo dall'alto.
Giannantonio Vardanega, ci aggiorna innanzitutto sulla rimozione dei ponteggi?
“Noi avevamo chiesto ancora ad aprile se dovevamo togliere il ponteggio. Per un motivo fondamentale: nel cronoprogramma iniziale, presentato da noi e accettato dal Comune, era previsto. Soltanto che, successivamente, e cioè in fase di montaggio, si era detto che col ponteggio avevamo trovato anche la soluzione per il passaggio dei pedoni durante la fase di lavoro, con un doppio senso unico pedonale di 1,30 metri di larghezza per ciascuna corsia, caricando molto meno il Ponte. Con questa soluzione evitavamo inoltre il cosiddetto “ponte Bailey” ovvero la trave reticolare “provvisionale”, e cioè provvisoria, prevista dal progetto. Ma il piano operativo non è stato più aggiornato in tal senso rispetto a quello che si era detto verbalmente. Per cui abbiamo chiesto al Comune: “Il ponteggio lo togliamo?”. Loro si sono stupiti della domanda, ho la lettera che lo comprova, ci hanno detto di toglierlo e noi ci adeguiamo. Il cronoprogramma può aggiornarlo solo la Direzione dei Lavori.”
Lei conferma dunque quanto emerso dalla relazione che avete protocollato in Comune, secondo la quale la trave reticolare provvisoria sarebbe una scelta impropria...
“Nella nostra relazione non abbiamo detto che il Ponte crolla, ma che sarebbe bene caricarlo il meno possibile. Perciò era meglio lasciare su il ponteggio ed evitare la trave provvisoria. Ho protocollato la relazione perché bisogna puntellare il Ponte da sotto, è quello che andiamo dicendo da mesi. È un problema che abbiamo sollevato in tempi non sospetti e che aveva sollevato anche l'impresa precedente a cui era stato affidato l'appalto. La trave reticolare provvisoria prevista dal progetto esecutivo ha due funzioni: quella di sostegno e quella di passaggio. Ma rimane in sospeso il puntellamento del Ponte, che deve essere fatto da sotto. E avevamo previsto un sistema che non creava problemi per sostenere l'impalcato da sotto. Perché non volevamo la trave reticolare? Perché, secondo quanto evidenziato dalla nostra relazione, le pile sono marce e non portano il peso. Non lo diciamo noi ma un estratto della relazione dell'ing. Modena, secondo la quale ci sono due dati non verificati: stabilità e flessione. Noi con la diagnostica abbiamo appurato che il 30% delle pile sono marce, non hanno più portata. L'ing. Modena ha detto che nella nostra relazione diciamo solo sciocchezze, che la situazione non è catastrofica. La nostra relazione è basata sui numeri e l'ing. Modena deve risponderci sui numeri, e non affermare solo che diciamo sciocchezze, che siamo tendenziosi e pretestuosi. I miei numeri dicono questo.”
E adesso che toglierete il ponteggio, come sarà il Ponte durante i lavori?
“Resta libero. Si lavora in alveo e le persone potranno transitarvi liberamente.”
Anche molte persone in contemporanea, come accade nei fine settimana?
“Certamente. Con il nostro ponteggio avevamo trovato il modo di consentire il transito, ma di mantenerlo comunque limitato ovvero incanalato in due corsie ristrette. In occasione di grande affollamento il Ponte sarà sottoposto a un carico molto importante. La superficie del manufatto è di 630 metri quadrati e il carico della folla in movimento è calcolato in 600 chili al metro quadro. Faccia un po' lei i conti.”
Dunque si tratta di problemi rilevati in corso d'opera e non in base al progetto?
“La diagnostica è a carico dell'impresa e anche la fabbricazione di progetto della trave reticolare è a carico dell'impresa. Si capisce in base anche a questo che vengono fuori le problematiche. Se i problemi si vedessero già dal progetto, sarebbe molto diverso.”
Il 22 maggio bisogna scendere in alveo per predisporre le ture. Cosa farete?
“Noi andiamo avanti come previsto. Entriamo da nord, altrimenti saremmo inadempienti. Entriamo se c'è posto e se è sistemata la vicenda, dovendo utilizzare il canale della centralina. Mancano però ancora diversi giorni al 22 maggio, vediamo come si evolve la situazione.”
Ancora la vostra relazione mette però in discussione proprio le modalità di accesso in alveo...
“Con questa relazione noi ci siamo cautelati. Su un cantiere di questo tipo, con un monumento così importante e per la delicatezza delle operazioni, penso che il principio di cautela sia doveroso. Se durante i lavori verranno fuori le problematiche, noi siamo sollevati. Perché quello che dovevamo dire lo abbiamo detto, lo abbiamo ripetuto. Più di gridarlo, cosa possiamo fare?”
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