Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 13-07-2015 19:06
in Attualità | Visto 2.776 volte
 

My name is Bond

La finanziaria JP Morgan starebbe per emettere sul mercato 1 miliardo e mezzo in project bond per finanziare la realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta. La notizia, lanciata dal sito americano PFI, è rilanciata dal CoVePA

My name is Bond

Un cantiere della Superstrada Pedemontana Veneta (archivio Bassanonet)

L’autorevole indiscrezione è uscita ancora un mese fa sul sito statunitense specializzato in notizie sulla finanza di progetto “PFI - Project Finance International” del gruppo Thomson Reuters, sezione EMEA News.
Ma è in queste ore che il CoVePA (Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa) ha tirato fuori la questione, a pochi giorni dalle dichiarazioni del Commissario straordinario Silvano Vernizzi secondo le quali “i soldi per la Pedemontana ci sono e ci saranno”.
Secondo un lancio di agenzia di PFI del 17 giugno scorso, “la società finanziaria newyorkese JP Morgan sta lanciando un finanziamento da un miliardo e mezzo di euro in project bond ai promotori del progetto da oltre 2 miliardi di euro in Partenariato Pubblico Privato della Pedemontana Veneta nel nord Italia”.
“La banca - aggiunge l’agenzia - sta cercando di offrire un’impegnativa struttura scoperta in bond di garanzia per il progetto, che comporta rischio di traffico benché inferiore rispetto ad altre strade a pedaggio italiane”.
La news americana contiene un’inesattezza: indica infatti la spagnola Sacyr a capo della cordata italo-iberica che realizza e gestirà la Pedemontana, mentre il colosso madrileno delle costruzioni, un tempo socio di maggioranza, detiene oggi il 49% del Consorzio Stabile Sis, concessionario dell’opera, in mano per il 51% al gruppo torinese Fininc controllato dalla famiglia Dogliani.
Ma la sostanza della notizia non cambia: una delle principali finanziarie mondiali sarebbe disposta a farsi garante per l’emissione di “project bond”, obbligazioni di scopo a beneficio di società che realizzano un’infrastruttura per finanziarne la realizzazione senza dover ricorrere ai prestiti bancari, e il cui rimborso dipende unicamente dai flussi finanziari che il progetto è in grado di assicurare. Chi acquisterà i bond sul mercato finanziario, quindi, di fatto parteciperà al finanziamento dell’opera.
Il CoVePA esprime preoccupazione per il fatto che “si considera il rischio traffico come un fattore penalizzante rispetto all’opera, anche se se ne ridimensiona la portata”. “Questo rischio grave dato dai mancati pedaggi - prosegue il Coordinamento - intacca la viabilità libera e soprattutto ricade sul finanziamento pubblico, unica garanzia residua per chi investe nei bond.”
Il CoVePA, ovvero il portavoce Massimo Follesa, va ancora oltre e lamenta il rischio che “con i bond per SPV si apra la porta ai finanziamenti della malavita organizzata nascosti nelle finanziarie anonime straniere e italiane, in accordo con le tesi più avanzate della direzione investigativa antimafia”. Da qui l’invito al governatore Zaia “a uno stop per verificare la effettiva finanziabilità dell'opera”.
Null’altro, al riguardo, è dato sapere e come per tutte le altre questioni correlate al Piano Economico Finanziario della SPV si naviga a vista.
Sempre il Commissario Vernizzi - intervistato dal Gazzettino nei giorni scorsi - ha confermato che il “closing finanziario” dell’opera, in approvazione a settembre, sarà probabilmente ottenuto con la modalità dei project bond.
Ma ancora Vernizzi, in materia di risarcimenti per gli espropri, ha sottolineato che “i pagamenti agli espropriati saranno fatti in denaro” e non quindi - come si vocifera - con i project bond che “saranno normali acquisti finanziari, volontari e totalmente slegati dalla questione degli espropri”.