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Lampedusa dietro l'angolo
Nei giorni di massima scopertura del nervo-immigrazione Comune e Operaestate affrontano il tema nel convegno finale del progetto “Migrant Bodies”. In collegamento con Lampedusa: “C'è un problema di comunicazione e di allarmismi poco fondati”
Pubblicato il 04 lug 2015
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Lampedusa? E' dietro l'angolo. Collegata via skype con la sala Chilesotti del Museo Civico di Bassano del Grappa, con il volto e la voce del vicesindaco del Comune di Lampedusa e Linosa Damiano Sferlazzo.
“Veniteci a trovare” - invita Sferlazzo rivolgendosi al pubblico internazionale, dotato di auricolari per la traduzione simultanea, intervenuto per l'occasione.
Un invito rivolto non solo per godere delle bellezze di un'isola che vive, fortunatamente, di un fiorente turismo ma anche e soprattutto per constatare di persona quanto la situazione a Lampedusa sia oggi lontana dall'immagine di caotica emergenza, correlata ai continui sbarchi dei disperati del mare, che viene tuttora distorta e amplificata dai mezzi di informazione.
I lavori del convegno in sala Chilesotti a Bassano durante il collegamento col vicesindaco di Lampedusa Sferlazzo
“Venire qui - rimarca il vicesindaco della località più a sud del continente europeo, geograficamente addirittura più a sud di Tunisi e di Algeri - significa capire una problematica che altrimenti può essere molto strumentalizzata.”
E' il momento più significativo del convegno dal titolo “Quando l'immaginario delle Migrazioni incontra la realtà delle Migrazioni”, ospitato nella sala conferenze del Museo. E a organizzare l'evento non è un ente direttamente correlato alla tematica dei profughi, ma il Comune di Bassano con Operaestate Festival.
Si tratta infatti dell'appuntamento conclusivo - inserito in una intensa due giorni di incontri, allestimenti e performance in vari luoghi della città - di “Migrant Bodies”, il progetto internazionale, sostenuto dal Programma Europeo Culture 2007-2013, che ha generato una partnership tra cinque centri di arti performative del nostro continente e non solo: Operaestate-CSC Centro per la Scena Contemporanea con il Comune di Bassano; La Briqueterie-Centre de développement chorégraphique du Val de Marne (Francia); Circuit-Est centre chorégraphique di Montréal (Quebec, Canada); The Dance Centre di Vancouver (British Columbia, Canada) e HIPP- The Croatian Institute for Dance and Movement di Zagabria (Croazia).
Il filo conduttore di “Migrant Bodies” è stato quello di utilizzare i mezzi artistici per condividere una riflessione civile sulle migrazioni, e il loro impatto culturale, e sulle differenze che portano con sé, viste come fonti di ricchezza per l'intera società sia europea che canadese. Il progetto, durato due anni, arriva quindi alla sua conclusione a Bassano, dove sono convenuti gli artisti e i coreografi dei Paesi partecipanti per un gran finale da rappresentare in comune. E lo fa inserendo nel programma un convegno che prende di petto, coraggiosamente, una tematica di massima attualità.
Parlare infatti oggi di migrazioni, in Italia e soprattutto nel Veneto, corrisponde a parlare di corda nella casa dell'impiccato. Sono infatti giorni convulsi di arrivi continui di migranti, freschi di sbarco dalle coste del sud, anche a Vicenza e provincia.
Il governo, tramite la Prefettura, impone l'accoglienza dei fuggiaschi che si sottopongono volontariamente alla procedura di identificazione e fotosegnalazione. Ma le strutture ricettive di Vicenza sono al limite della capienza, e i contingenti di migranti in costante arrivo vengono trasferiti in altre località. Molti di loro si rifiutano di farsi identificare, acquisendo automaticamente lo status di clandestini, preferendo tentare subito la continuazione del viaggio in altri Paesi europei. Altri - pur di ottenere asilo e in base a una sentenza della Corte Europea - si dichiarano omosessuali: come ha fatto pochi giorni fa a Vicenza un intero gruppo di nigeriani.
Un oggettivo marasma che poco giova alla comprensione del fenomeno, mentre il governatore Zaia, che invita ripetutamente i prefetti del Veneto a ribellarsi alle disposizioni di Roma, avverte che “siamo all'immigrazione incontrollata” e che “il livello di guardia è stato superato”.
Notizie in diretta dal Polo Sud
Un'invisibile regia ha quindi voluto che nella fase di massima scopertura del nervo-immigrazione, almeno dalle nostre latitudini, la città di Bassano lo abbia proposto come tema di un incontro internazionale. Con una chiave di lettura - vista l'impostazione di fondo del progetto “Migrant Bodies” - che farebbe rizzare i capelli a Matteo Salvini.
E a proposito di Lega Nord: il vicesindaco di Lampedusa Sferlazzo ricorda il 2011, annus horribilis per la bella isola delle Pelagie, quando ministro dell'Interno era Roberto Maroni. “Per 50 giorni Lampedusa è stata abbandonata a sé stessa - riferisce -. Ogni giorno continuavano ad arrivare anche fino a 1000 persone. Non c'era la possibilità di trasferirle via nave e, come i migranti, non potevamo trasportare in Sicilia i rifiuti solidi urbani e la merce speciale. Nel momento in cui il sistema non funziona, con il Centro di Prima Accoglienza che ha un massimo di 400 posti letto, si arriva all'emergenza. A Lampedusa l'emergenza è stata creata di fatto.”
Un'emergenza che continua a pesare ancora oggi sull'immagine dell'isola nel cuore del Canale di Sicilia. Per questo, incalza Sferlazzo, “bisogna far sapere a tutti la reale situazione”. E la reale situazione, nel 2015, è questa: la procedura di accoglienza ai migranti che sbarcano nell'isola, dal primo controllo medico al successivo trasferimento in Sicilia, dura al massimo 72 ore. Ed è una procedura a circuito chiuso: i profughi non si vedono e il CPA (Centro di Prima Accoglienza), gestito dal Ministero dell'Interno, è un area invalicabile. Persino il sindaco, per entrarvi, deve chiedere l'autorizzazione al prefetto. L'immagine di un'isola “invasa” dai migranti è quindi pura fantasia: e più di una volta qualche turista a caccia di emozioni estive ha espresso la propria delusione “perché non si vede l'emergenza”.
“Il modello Lampedusa c'è, ed è un sistema che funziona a prescindere”, rimarca l'amministratore comunale. Che rammenta come il fenomeno degli sbarchi non nasce da oggi, ma continua da almeno vent'anni.
Sbarchi, recuperi e anche naufragi: “C'è una macchina che scatta nel momento in cui avviene un soccorso in mare.”
“Alla domanda: “vita umana sì, vita umana no”, la nostra risposta è sempre “sì” - continua il vicesindaco, applaudito dall'uditorio -. I nostri pescatori sanno per primi che quando una vita umana è in mare, si deve salvare. Dopodiché si apre una problematica sull'accoglienza. Non è vero che i migranti non sanno di morire sulle barche. Cerchiamo di capire le reali esigenze di queste persone. Molti di loro sono profughi all'origine: siriani, eritrei. Il Diritto Internazionale ci dice di accogliere queste persone.”
“C'è un problema di comunicazione e di allarmismi poco fondati - dichiara ancora Damiano Sferlazzo -. Recentemente il nome della nostra isola è stato associato anche all'Isis, e tra gennaio e febbraio molti turisti hanno disdetto le prenotazioni. Il nostro turismo ne risente ogni qual volta Lampedusa viene usata per dare notizie distorte. Continuiamo a ricevere ministri e delegazioni dai Paesi del Nordafrica e dall'Europa, ma facciamo fatica a comunicare quali sono le nostre esigenze.”
Notizie in diretta da Lampedusa, 20 chilometri quadrati di superficie e 5800 abitanti, più vicina all'Africa che alle coste siciliane, Polo Sud di quello strano e contraddittorio continente virtuale chiamato Unione Europea.
“Teniamo unito questo Paese”
La parole che arrivano dal Canale di Sicilia sono musica per le orecchie di Riccardo Poletto, sindaco di Bassano del Grappa, che interviene al convegno assieme agli assessori della sua giunta Giovanna Ciccotti e Oscar Mazzocchin. E che alla conclusione del collegamento via skype trasmette al collega lampedusano i saluti “dal profondo Nord” unendo, idealmente, le due fasce tricolori: “Teniamo insieme questo Paese.”
“La migrazione in questi giorni, nelle nostre teste - dichiara il sindaco di Bassano nel suo intervento -, è legata al problema degli ingressi e delle difficoltà della loro gestione. E ho preoccupazione, da cittadino europeo, per l'incapacità europea di pensare a una gestione dei flussi migratori. Ma le migrazioni ci sono sempre state e ci saranno sempre. E' impossibile pensare cosa sarebbe oggi il nostro patrimonio culturale senza la ricchezza delle contaminazioni delle migrazioni, siano esse volontarie o coattive.” “Dobbiamo lenire e limitare la paura - aggiunge il primo cittadino -. La paura è la più cattiva compagnia per fare le scelte giuste.”
Un vero e proprio input ai contenuti del convegno, che vede anche gli interventi sul tavolo dei relatori - moderato dalla giornalista freelance Dany Mitzman - di Franca Malservisi, docente di Storia dell'Architettura e delle Città al LéAV di Parigi; di Evelyne Biribin, direttore cultura di Fontenay-sous-Bois in Francia; di Carlo Zagato, presidente della Cooperativa Sociale Porto Alegre di Rovigo; dei due assessori comunali Giovanna Ciccotti e Oscar Mazzocchin e di Marco Vincenzi, dell'Esecutivo nazionale CNCA (Comitato Nazionale Comunità di Accoglienza).
Quest'ultimo riprende il punto di partenza: “Vedere e toccare Lampedusa significa prendere coscienza del problema e tradurlo in risposte praticabili e solusioni politiche percorribili nel nostro Paese.”
Fornendo, alla fine, dati in assoluta controtendenza rispetto all'allarme-invasione di questi giorni. “La maggior parte dei migranti adulti arrivati in Italia - rileva l'esponente del CNCA - è collocata nelle regioni del Sud e del Centro: 22% in Sicilia, 13% nel Lazio. Nel Veneto solamente il 4%. L'anno scorso le persone adulte arrivate in Europa, sbarcate sulle coste italiane, sono state 170.100. Rappresentano lo 0,004%, ovvero il 4 per mille, dell'intera popolazione europea.”
“A Lampedusa - conclude Vincenzi, rendendo anche il messaggio finale del convegno - non si va per poter dire che ci si è stati, ma per ascoltare e per vedere come non funzionano l'Europa dei mercati e il mondo intero, e per cambiare ottiche e criteri a livello politico globale e locale. Serve un cambio di sguardo.”
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