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“Cold Case” Impastato
Sala Martinovich gremita per la proiezione bassanese de “La Voce di Impastato”, docufilm di Ivan Vadori sul giornalista e attivista ucciso 35 anni fa dalla mafia. Una serata particolare, promossa dal presidio di “Libera” Bassano-Marostica
Pubblicato il 19 nov 2013
Visto 3.625 volte
Confesso - e faccio il doveroso mea culpa - che dopo tanti anni mi ero scordato della drammatica e al tempo stesso straordinaria storia di Peppino Impastato.
Non ho neppure visto il famoso e pluripremiato film “I cento passi”, che ripercorre la vita e l'omicidio del giovane attivista politico e giornalista siciliano trucidato dalla mafia: picchiato a morte in un casolare e quindi fatto esplodere sui binari della ferrovia del suo paese, Cinisi, nel palermitano, la notte tra l'8 e il 9 maggio 1978.
Un grave attentato oscurato all'epoca all'attenzione dei media nazionali dal ritrovamento, nella stessa giornata, del cadavere di Aldo Moro in via Caetani a Roma. Una vicenda che tuttavia è rimasta oscurata anche nei successivi vent'anni e oltre, lungo periodo di depistaggi e insabbiamenti - all'interno delle istituzioni - per seppellire, oltre alla memoria di Impastato, la verità dei fatti: e cioè la matrice mafiosa dell'esecuzione.
L'intervento dell'autore e regista Ivan Vadori, coi referenti del presidio "Libera" Bassano-Marostica, alla proiezione bassanese de "La voce di Impastato" (foto Alessandro Tich)
Mi sono quindi accostato alla proiezione del docufilm indipendente “La Voce di Impastato” del giornalista e regista friulano Ivan Vadori - protagonista, assieme alla sua opera, di una serata alla sala Martinovich di Bassano del Grappa promossa dal presidio di Bassano-Marostica dell'associazione “Libera-Contro le mafie” - con animo completamente vergine di preconcetti e informazioni.
E ho evitato apposta di acquisire preventivamente notizie sul web - dove cliccando su Google “Peppino Impastato” vengono fuori pagine e pagine di articoli, inchieste e siti dedicati - per entrare nella sala di proiezione senza condizionamenti e idee precostituite.
Partendo da zero, volevo quindi che il film documentario mi informasse, mi incuriosisse e mi sorprendesse. Cosa che, ai miei occhi di spettatore, si è verificata.
Ed è per questo che, a maggior ragione, la ricostruzione filmata di Vadori è degna di nota: inquadra infatti la figura del più anticonformista tra gli attivisti antimafia e le contraddizioni delle indagini sulla sua morte in modo tale che anche chi ne sente parlare per la prima volta, o riparlare dopo tanti anni, si fa un'idea precisa di chi è realmente stato il fondatore e animatore di Radio Aut - l'emittente dai cui microfoni Peppino Impastato lanciava i suoi irriverenti e dissacranti messaggi sui mafiosi della sua terra - e del perché la verità sulla sua tragica fine sia stata così scomoda.
“La voce di Impastato” è un interessante mix tra inchiesta giornalistica e fiction: alterna le testimonianze dirette del fratello di Peppino, Giovanni e di altri contemporanei con voce in capitolo alla storia parallela, interpretata da tre attori, di un giornalista che a seguito dell'uscita sulla stampa di una notizia di cronaca ripercorre il Cold Case dell'uccisione di Impastato.
E la notizia in questione è la riapertura da parte delle procure di Palermo e di Trapani, nel febbraio 2012, dell'inchiesta sull'omicidio dell'attivista di Cinisi, con nuove indagini sul collegamento tra la morte del giornalista e un altro efferato assassinio, consumatosi ad Alcamo Marina nel gennaio 1976, vittime i due carabinieri Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta.
“Tano Seduto” e il dossier che scotta
Nel 1997, dopo 21 anni di detenzione, il presunto autore del duplice omicidio di Alcamo Marina Giuseppe Gulotta, reo confesso sotto minacce da parte delle forze dell'ordine, era stato rilasciato per non aver commesso il fatto: e nel febbraio 2012 è stato definitivamente prosciolto. Proprio sul duplice assassinio dei due militari dell'Arma il giornalista di Radio Aut era in possesso di importanti informazioni, contenute in un dossier sequestrato dai carabinieri e fatto sparire durante la perquisizione a casa Impastato la notte stessa della morte di Peppino.
Che cosa conteneva il dossier e perché non se ne ha più traccia? Che ruolo ebbe Gaetano “Tano” Badalamenti, boss della cosca mafiosa di Cinisi? E quali sono le connessioni tra il fatto di sangue di Alcamo Marina e l'efferato omicidio del giornalista?
E' il filo conduttore dell'inchiesta filmata di Vadori, che porta il giornalista milanese Pietro Spada (protagonista della parte fiction) a condurre la sua personale indagine attraverso video-interviste reali con le persone care e vicine a Peppino e con i maggiori conoscitori della vicenda: il fratello di Peppino Giovanni Impastato, il magistrato Gian Carlo Caselli, il sociologo Nando Dalla Chiesa, il giornalista de “La Repubblica” Salvo Palazzolo, il presidente di “Radio 100 Passi” Danilo Sulis, la giornalista de “Il Fatto Quotidiano” Antonella Mascali, il presidente di “Libera” don Luigi Ciotti, il magistrato Franca Imbergamo, lo scrittore Carlo Lucarelli, il co-autore di Radio Aut Salvo Vitale.
Ciò che emerge, oltre alla ricostruzione dei fatti, è la tenacia e la determinazione dell'uomo e del giornalista Impastato nella sua vita contro la mafia: lui che era nato in una famiglia mafiosa - con inediti aneddoti d'infanzia raccontati dal fratello Giovanni - e che aveva iniziato a ribellarsi con l'attività politica e culturale antimafiosa sin da giovanissimo, fino a rompere i rapporti con il padre Luigi, amico del capomafia Tano Badalamenti.
Emerge anche dalle testimonianze la lucida “pazzia” del giornalista radiofonico, che nella Sicilia dell'omertà imperante non esitava a riferire i malaffari della mafia locale, prendendola in giro e opponendo allo strapotere della criminalità mafiosa il potere, condito di intelligenza ed ironia, della comunicazione.
E che entrando con la sua voce in tutte le case di Cinisi, Terrasini e dintorni arrivava persino ad apostrofare per radio l'intoccabile boss della cosca del posto, Gaetano Badalamenti, ribattezzandolo sarcasticamente “Tano Seduto”.
Una voce fuori dal coro che l'opera di Vadori - attualmente in tour di presentazione italiano ed europeo, con prima nazionale sul luogo del delitto e cioè a Cinisi - mette obiettivamente a fuoco. Fino a cercare di rispondere ai nuovi interrogativi sulla sua uccisione per la quale, soltanto nel 2002, Gaetano Badalamenti è stato riconosciuto e condannato all'ergastolo quale mandante.
Un libro aperto ancora da concludere
Ma la storia di Peppino Impastato è ancora oggi un libro aperto, fra i tanti misteri d'Italia: e sui depistaggi di alcune frange dei poteri deviati delle istituzioni - che per anni hanno cercato di avvalorare la versione ufficiale della sua morte come un atto terroristico di cui lo stesso attentatore sarebbe rimasto vittima - c'è ancora molto da indagare.
Come ogni inchiesta che si rispetti, “La Voce di Impastato” non giunge a conclusioni definitive ma presenta l'argomento da più punti di vista stimolando nuove domande e riflessioni. Che non sono mancate nel dibattito dopo la proiezione bassanese del docufilm, giovedì scorso 14 novembre, in una sala Martinovich gremita in ogni ordine di posti: nonostante la pioggia e altri due appuntamenti serali proposti in contemporanea in città.
“Presentare la storia di Peppino Impastato - ha affermato il giovane coordinatore del presidio di “Libera” Bassano-Marostica Mattia Bindella - significa partecipare a una battaglia che mi sta molto a cuore: la difesa della Costituzione, che una riforma vuole stravolgere facendo passare il messaggio che la Costituzione ferma lo sviluppo. Non è la Costituzione a fermare lo sviluppo, ma la corruzione che sottrae 60 miliardi all'anno. La Costituzione va salvaguardata nei suoi principi fondamentali di libertà e giustizia sociale, principi che hanno animato l'impegno di Peppino Impastato e di altre persone che hanno onorato questo Paese.”
“Peppino Impastato - ha sottolineato il regista Ivan Vadori - è un patrimonio nazionale che dobbiamo ricordare. Nel film documentario, riguardo al titolo, la voce di Impastato non si sente. E' stata una mia scelta, la voce di Peppino è già diffusa sulla rete e per ascoltarla basta andare su youtube con le registrazioni di Onda Pazza e Radio Aut.” "La voce di Impastato - ha spiegato quindi l'autore - è la voce di tutte le persone che vedono questo film e che portano il messaggio di Peppino a casa.”
Un modo per riscoprire la pregnante attualità, al di là della sua collocazione politica, di un personaggio incredibile. Idealista della giustizia e dissacratore della società del suo tempo, creatore del primo social network sulla legalità vent'anni prima dell'esplosione di internet.
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