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Regione Veneto: de profundis per le società “dannose”
Licenziata dalla 1° Commissione del consiglio regionale la proposta di legge del presidente Toniolo (Pdl) sulla soppressione delle società regionali improduttive, inerti o decotte. Tra queste anche Terme di Recoaro Spa
Pubblicato il 08 ott 2013
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“Se ne parla da inizio legislatura, ma la giunta fino ad ora non aveva avuto il coraggio di agire sull'eventuale soppressione di società in perdita, dannose o inerti per le casse della Regione, ovvero che danneggiano tutti i cittadini del Veneto. Noi, senza alcun voto contrario alla proposta di legge, ora abbiamo rotto il ghiaccio.”
E' il commento del presidente della 1° Commissione Affari Istituzionali e Bilancio del consiglio regionale del Veneto, Costantino Toniolo (Pdl), alla fine della seduta dedicata all'esame e al voto della proposta di legge a firma dello stesso Toniolo “Soppressione delle società Ferrovie Venete Srl, Immobiliare Marco Polo Srl, Rocca di Monselice Srl, Società Veneziana Edilizia Canalgrande Spa, Terme di Recoaro Spa.”
“Nonostante l'avversità del capogruppo della Lega ad alcune modifiche - precisa Toniolo - nessuno dei presenti in commissione ha votato contro la mia proposta di legge emendata.”
Il presidente della Commissione Affari Istituzionali e Bilancio del consiglio regionale del Veneto Costantino Toniolo (Pdl) - Foto: archivio Bassanonet
Va in aula quindi una proposta di legge che sopprime società decotte come Ferrovie Venete Srl e Terme di Recoaro Spa, della quale - per la cronaca - negli anni recenti è stato membro del consiglio di amministrazione anche il leghista bassanese Luciano Todaro.
Proposta la soppressione - come specifica un comunicato del gruppo Pdl del consiglio regionale del Veneto - anche di “una società che tiene congelate delle risorse preziose in tempi di vacche magre come la Società Veneziana Edilizia Canalgrande Spa e l'Immobiliare Marco Polo Srl che gestisce villa Contarini, la reggia di Piazzola sul Brenta, ma che detiene la proprietà di alcuni immobili che in parte sono affittati alla stessa Regione”.
“Alcune di queste sono situazioni che definirle kafkiane è un eufemismo - sottolinea Toniolo -. Abbiamo analizzato in modo certosino i bilanci e le dotazioni delle società regionali. Un esempio eclatante viene proprio dalla Canalgrande Spa: gestisce la manutenzione e gli affitti di due palazzi di cui uno affittato alla Regione stessa; paga un amministratore unico (40mila euro l'anno), un collegio sindacale (30mila euro l'anno) e uno studio di commercialisti per la gestione (altri 40mila euro l'anno) perché non ha dipendenti.”
E prosegue Toniolo: “Il fine di questa società ad oggi? Locare due immobili della Regione al TAR e alla Regione! La società veneziana edilizia Canalgrande Spa ha un capitale sociale di 15milioni di euro e 2,9 milioni di euro in titoli in scadenza e 525mila euro in deposti bancari! C'è da chiedersi: ma perché tutte queste risorse sono lì e non possiamo utilizzarle in questo momento di crisi per il sociale e per rilanciare l'economia veneta sostenendo le PMI?”.
Chiudendo queste società la Regione - secondo le stime della 1° Commissione - avrà un rientro nelle immobilizzazioni che verrà valorizzato in una ventina milioni di euro. Il controvalore in titoli in scadenza, depositi bancari e liquidità sarà pari a 5 milioni di euro.
“Il progetto di legge oggi licenziato - prosegue la nota del gruppo Pdl in Regione - vuole dare concretamente avvio ad una radicale revisione dei criteri che devono ispirare la gestione del patrimonio immobiliare regionale: i beni devono fruttare e qualora la Regione non sia in grado di raggiungere questo obiettivo lasci al mercato la possibilità di farlo.”
La norma finanziaria della proposta di legge fa confluire le risorse ricavate dalla soppressione delle società nelle voci “Interventi sociali”, “Sviluppo del sistema produttivo e delle piccole e medie imprese" e “Cultura” del bilancio pluriennale 2013-2015. L'ultima parola spetta ora all'aula del consiglio di Palazzo Ferro-Fini a Venezia.
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