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Lavoro, è allarme rosso
In aumento le aziende che chiudono e le nuove povertà: è drammatico il quadro della stretta lavorativa e occupazionale nel Bassanese. La CGIL di Bassano chiama a raccolta i capigruppo consiliari e lancia una proposta per il territorio
Pubblicato il 28 lug 2012
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Fabiola Carletto, segretaria provinciale della CGIL e responsabile della CGIL di Bassano del Grappa, è un fiume in piena.
I suoi interventi, sui temi della crisi e della perdita dei posti di lavoro nel nostro territorio, sono sempre incalzanti e appassionati: ma mai come questa volta le parole e i dati forniti dalla sindacalista, assieme ai suoi colleghi delle diverse categorie della Camera del Lavoro, danno il quadro di una situazione occupazionale - tra aziende che chiudono, stipendi non pagati, esuberi e ricorso alla cassa integrazione - che nel Bassanese fa ormai scattare l'allarme rosso.
Il sindacato di Largo Parolini convoca in sala Tolio la stampa e i capigruppo del consiglio comunale di Bassano per suonare la sveglia su una situazione economico-lavorativa a dir poco drammatica. Non passa settimana in cui qualche impresa del territorio non chiuda i battenti: appena ieri è stato il turno della Falm, ditta di Cassola del settore del mobile, che lascia a casa 16 dipendenti. Tra poco più di un mese tocca alla Siltal di Bassano, che dopo le note vicissitudini e un prolungato utilizzo della cassa integrazione, a settembre attiverà la mobilità e quindi il licenziamento di 197 persone. Per non parlare dello stillicidio continuo delle piccole imprese artigiane, con uno o due dipendenti, che “non vedono più prospettive”, "rinunciano a ricorrere alla cassa integrazione in deroga" e “chiudono nell'anonimato generale”.
L'incontro della CGIL con la stampa e con i capigruppo consiliari in sala Tolio (foto Alessandro Tich)
Ci sono poi i tagli per ristrutturazione aziendale: è il caso della Azko Nobel, stabilimento chimico di Romano d'Ezzelino, che sposta uffici e parte della produzione a Como scendendo da 254 a 115 dipendenti. La Di Martino di Borso del Grappa e Mussolente, 86 dipendenti, ha difficoltà di mercato e ha annunciato 11 esuberi, per salvare i quali è stato proposto il contratto di solidarietà. Una decina i lavoratori in esubero alla HB Fuller, ex Forbo, produttrice di adesivi di Pianezze intenzionata a spostare altrove il settore commerciale, amministrativo e in parte produttivo. Emblematico il caso della Bayer Material Science di Mussolente, che chiude e lascia a casa 50 dipendenti per pure strategie di mercato del settore.
Sono solo alcuni esempi e alcuni nomi - citati in conferenza stampa - di una “locomotiva Nordest”, sul binario di Bassano del Grappa, che sta ormai deragliando. E che fa di Bassano il terzo polo della disoccupazione provinciale, dopo Schio e Thiene.
I numeri dell'emergenza e la responsabilità delle banche
A confermarlo, sono i numeri dell'emergenza: al solo patronato CGIL di Bassano - senza quindi sommare i dati degli altri sportelli sindacali e limitando la casistica ai soli disoccupati con ammortizzatori sociali - dal 1 gennaio al 1 luglio 2012 sono giunte 722 domande di disoccupazione. Erano 509 nello stesso periodo dell'anno scorso. Si aggiungono 57 richieste di mobilità e 235 domande di disoccupazione con requisiti ridotti. Nel 2011 l'osservatorio sul lavoro della Provincia di Vicenza ha registrato circa 6000 persone disoccupate con ammortizzatori sociali: di queste, 1187 erano del Comune di Bassano. Nel primo quadrimestre 2012 sono stati aperti nel Bassanese 47 casi di crisi aziendali, metà delle quali nel comparto metalmeccanico. E non è finita: per il metalmeccanico, come avverte testualmente Emerico Calgarotto di Fiom CGIL, “al rientro dalle ferie avremo un'ecatombe”.
E il bollettino di guerra non risparmia nessuno: dal commercio e servizi - che registra la metà dei licenziamenti individuali -, alla scuola, al settore pubblico.
“Il problema è evidenziato dai numeri, ma bisogna pensare che dietro ai numeri ci sono i drammi di persone in carne ed ossa - sottolinea Fabiola Carletto -. Ci sono lavoratori che non percepiscono mensilità da tre mesi, e in un caso persino da nove mesi. Ma queste persone, che vivono di minimi acconti, ci dicono che gli resta ancora la dignità del posto di lavoro.”
Da allarme economico a problema sociale: “Siamo sempre più in contatto con gli assistenti sociali e con la Caritas. Aumenta lo svantaggio sociale per i disabili e le persone in inserimento lavorativo. Al centro di accoglienza di Casa San Francesco ci sono famiglie che si scambiano il posto in mensa. Siamo a questi livelli.”
Eppure, molti lavoratori sull'orlo del collasso perché non ricevono da mesi lo stipendio “non chiedono l'ingiunzione dei pagamenti perché temono che poi l'azienda chiuda”.
E' il grande paradosso della crisi: gente al limite della nuova povertà che non vuole gravare ulteriormente sui problemi dei datori di lavoro, in gran parte originati dalla stretta creditizia. Perché, come evidenziano gli esponenti sindacali, “dietro a tutto questo c'è il problema degli istituti di credito”.
Nel solo comparto metalmeccanico, e in questo preciso momento, il sindacato sta seguendo le pratiche di una quindicina di aziende in difficoltà con le banche.
“I funzionari delle banche - rimarca Calgarotto - suonano ai campanelli delle aziende e chiedono il rientro dei fidi in pochissimo tempo. Per molti imprenditori è impossibile ed è un problema che non ha ancora una lente di ingrandimento. Il risultato è che come Fiom CGIL, dall'inizio di quest'anno, abbiamo quasi 150 richieste di consultazione per la cassa integrazione.”
“Serve una cabina di regia”
E' di fronte all'evidenza di una “situazione sempre più grave” - con grande rischio di rottura della coesione sociale e con le casse integrazioni ormai in via di esaurimento - che la CGIL di Bassano chiama dunque a raccolta i capigruppo consiliari del Comune, e in seconda battuta i rappresentanti politici del territorio, per lanciare con urgenza la sua proposta.
“Chiediamo al sindaco Cimatti, in qualità di presidente della Conferenza dei Sindaci - annuncia la segretaria Carletto -, di attivare un tavolo di concertazione che metta assieme enti locali, categorie economiche, sindacati, istituti di credito e associazioni. Serve una cabina di regia che metta insieme le forze per capire i reali fabbisogni del territorio, per creare un osservatorio locale in grado di monitorare i dati occupazionali, per promuovere politiche attive del lavoro attraverso la formazione e il reinserimento e per affrontare una volta per tutte il problema del credito. La politica deve poi insistere con la Regione perché gli ammortizzatori sociali continuino ad esserci.”
Un appello che suona chiaramente come un'ultima chiamata. “Abbiamo bisogno non di occupabilità, ma di posti di lavoro veri che rimangano sul territorio.”
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