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L'UDC di Bassano: “Il gassificatore e i rifiuti di tutti i giorni”

La sezione bassanese dell'UDC pone alcune domande sulla questione del progetto dell'impianto di Cassola e allarga il tiro sul problema generale dello smaltimento dei rifiuti quotidiani. “Dove finisce tutto questo materiale?”

Pubblicato il 28-03-2012
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La Sezione UDC di Bassano del Grappa ha trasmesso in redazione un comunicato stampa sulla vicenda del “gassificatore” di Cassola, ovvero del progetto dell'“Impianto di recupero di materia da rifiuti non pericolosi e pericolosi” presentato dalla ditta Karizia Tecnology Srl.
Con l'occasione, l'Unione di Centro bassanese esprime alcune riflessioni a più ampio raggio sul problema dello smaltimento dei rifiuti.
Riportiamo qui sotto il comunicato:


COMUNICATO STAMPA

“Sul gassificatore di Cassola”

Rispetto alla questione gassificatore, che sta avendo vasta eco, vogliamo intervenire anche noi, ma puntando su aspetti che nessuno ha ancora affrontato e che sono, a nostro parere, quelli che dovrebbero guidare chi amministra la cosa pubblica.
Se domani mattina fosse possibile, girando un interruttore, spegnere contemporaneamente tutte le centrali nucleari presenti sulla terra e facendo finta che non esista il problema di come produrre lo stesso quantitativo di energia, rimarrebbe sempre il problema di come trattare le scorie nucleari.

In Italia siamo usciti dal nucleare 25 anni fa, le nostre centrali non hanno quasi mai lavorato, ma pochi sanno che ancora oggi ci sono persone che lavorano per lo smantellamento delle stesse centrali.

Nella vita di tutti i giorni produciamo rifiuti, anche se non vogliamo, basta pensare a quello che finisce nelle fognature (sempre che esistano, perché anche dalle nostre parti ci sono vaste aree dove ancora finiscono nei pozzi perdenti).

Anche la persona più ecologista del mondo se decide di spostarsi solo in bicicletta sarà prima o poi destinata a doverla smaltire, e da qualche parte il metallo del telaio e la plastica delle coperture dovrà pure finire e se vogliamo riciclare questi oggetti un qualche impianto di trasformazione dovrà pure esistere.

E se ci fosse qualcuno ancora più “verde” che si sposta solo a piedi, prima o poi dovrà cambiare le calzature perché saranno consumate.
 Potrà risuolarle mille volte, ma prima o poi dovrà buttarle. 
Dove?

Se andiamo in ospedale per delle visite specialistiche (radiografie, risonanze, TAC), quando usciamo ci domandiamo se questa attività produce dei rifiuti e se questi sono tossici, e ci domandiamo come vengono smaltiti?

Nella vita di tutti i giorni usiamo oggetti che contengono materiali potenzialmente pericolosi, ma forse non lo sappiamo.
Tutta l’elettronica ne contiene (telefonini, videocamere, computer, lavatrici, televisori, ecc…)
. Quando questi oggetti esauriscono il loro ciclo di vita, ci domandiamo dove finisce tutto questo materiale?
 Oppure ce lo chiediamo solo quando il problema ci tocca da vicino?
 Come porsi rispetto alla questione gassificatore?
Intanto facendosi qualche domanda.
 Esiste qualche accademico in grado di dimostrare il contrario di quanto sostiene chi vuole realizzare l’impianto?
 Come è possibile che venga realizzato proprio in quell’area?
Quali norme urbanistiche del comune lo consentono?
 Quali autorizzazioni sono necessarie per avviarlo?
 Se giornalmente a regime smaltirà 100 tonnellate di rifiuti, quanti camion al giorno entreranno nell’impianto?
 La viabilità esistente è in grado di sostenere quel volume di traffico?
 Fatte tutte queste domande, rimarrebbero sempre senza risposta quelle precedenti.
 Costruire un impianto di trattamento dei rifiuti in un’area già abitata non è una buona idea, ma resta la domanda: per quelli già prodotti cosa succede?

La Sezione Udc di Bassano del Grappa

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