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Dario Vanin

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Tecnologia

"Alza gli occhi dallo schermo": la sfida dell'Italia ai social

Mentre il MIM lancia un primo approccio educativo, la Commissione UE accusa TikTok di creare dipendenza

Pubblicato il 10 feb 2026
Visto 3.170 volte

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Il dibattito sull'accesso dei minori ai social media ha subito un’accelerazione improvvisa, spostandosi dal piano dei consigli pedagogici a quello delle potenziali restrizioni legislative. In questo scenario, l’Italia ha scelto di rispondere con una strategia che punta sulla consapevolezza, differenziandosi dai modelli di divieto assoluto adottati altrove. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha lanciato la campagna istituzionale "Alza gli occhi dallo schermo", un’iniziativa che rappresenta un punto di partenza per affrontare l’uso eccessivo dei dispositivi. Si tratta di un inizio di approccio che mira a favorire il recupero della socialità reale e della concentrazione nelle aule scolastiche, pur restando un primo passo rispetto alla complessità del fenomeno.

L'urgenza di tali interventi è alimentata dall'attenzione costante delle istituzioni sovranazionali verso le pratiche delle Big Tech. La Commissione Europea ha recentemente avviato procedure formali per valutare se TikTok presenti caratteristiche di design capaci di indurre dipendenza comportamentale nei minori. Secondo le analisi preliminari condotte nell'ambito del Digital Services Act (DSA), meccanismi come il "feed infinito" sono sotto osservazione come potenziali rischi sistemici per la salute mentale. Il DSA non impone la cancellazione degli algoritmi, ma obbliga le piattaforme a una severa mitigazione dei rischi e alla protezione della privacy dei più giovani, confermando le preoccupazioni che hanno spinto il governo italiano a muovere i primi passi verso una maggiore sensibilizzazione.

Il video del Ministero dell’Istruzione e del Merito


Mentre l'Italia punta sull'educazione, l'Australia ha scelto la linea dura del divieto assoluto: l'accesso ai social è precluso per legge ai minori di 16 anni, senza eccezioni per il consenso dei genitori. In Europa il panorama resta diversificato e in continua evoluzione. Se la Francia ha già legiferato sulla "maggioranza digitale" a 15 anni — richiedendo il consenso dei genitori per l'iscrizione — nazioni come la Spagna e la Grecia hanno per ora concentrato gli interventi normativi sul divieto rigoroso degli smartphone all'interno delle scuole. In sede europea si discute della possibilità di utilizzare strumenti come l’EU Digital Identity Wallet per una verifica certa dell’età, un’ipotesi tecnica che potrebbe dare una base concreta alle future restrizioni sull'accesso dei minori.

Dall'incrocio di queste diverse strategie emerge la difficoltà di bilanciare protezione e libertà digitale. Sebbene la campagna "Alza gli occhi dallo schermo" e i limiti d'età siano strumenti di indirizzo, l'applicazione pratica resta complessa. La via tracciata dall'UE punta sulla responsabilità delle piattaforme nel rendere i propri ambienti meno tossici per i ragazzi. La sfida resta quella di trasformare un "inizio di approccio" in una strategia educativa strutturale, capace di restituire ai giovani la capacità di guardare oltre il display senza restare esclusi da un mondo ormai interamente connesso.

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