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Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio!!
Un mio caro amico che vive in un altro Paese europeo, e che cito spesso nei miei articoli perché è una mia preziosa fonte di ispirazione, mi ha mandato oggi su WhatsApp la foto di un volantino elettorale che ha ricevuto nella cassetta postale di casa.
Sul pieghevole tre illustri sconosciuti incravattati, candidati alle prossime politiche per una certa coalizione, chiedono il voto agli italiani all'estero. Promettendo mirabilie ai nostri connazionali in terra straniera che proprio da oggi e fino al 28 febbraio possono votare con le schede elettorali ricevute per posta. Il proposito dei tre Carneadi è quello di “dare risalto al valore dell'italianità nel mondo, fatta di famiglie, lavoro, idee e imprese” e di “far sentire la nostra voce di italiani all'estero nelle istituzioni e in Parlamento”, appellandosi al fatto che “tutti gli italiani all'estero sono chiamati a diventare ambasciatori del Made in Italy nel mondo”. Un capolavoro di aria fritta, oserei dire antologico in quanto a latitanza di contenuti concreti. Quel volantino, per quanto riguarda il destinatario del triplice santino elettorale, è finito appallottolato nel bidone della carta.
I tabelloni elettorali di viale delle Fosse a Bassano, fotografati questa mattina (foto Alessandro Tich)
Il bello della democrazia è anche questo.
Tuttavia ho fatto notare al mio amico che, piuttosto che niente, se non altro a lui è stato trasmesso un segnale di vita da parte degli aspiranti protagonisti (si fa per dire) della XVIII legislatura della Repubblica Italiana. “Almeno tu hai ricevuto un volantino - gli ho risposto -, qui invece non c'è nulla, non hanno ancora affisso i manifesti sui tabelloni elettorali.” Ebbene sì, egregi lettori: si vota tra poco meno di un mese e quindi siamo già da giorni, ufficialmente, in campagna elettorale.
Ma che razza di campagna elettorale è mai questa? Solo nel nostro collegio compariranno sulla scheda 20 simboli in corsa alla Camera e 22 al Senato. “Vota Antonio” va quindi moltiplicato, rispettivamente, per 20 e per 22. Come raccapezzarsi in mezzo a questa Babele di partiti, movimenti e coalizioni che si propongono di migliorare, a partire dal 5 marzo, la nostra vita? È dura trovare la risposta. Perché in questa che pomposamente viene chiamata era della comunicazione, non ci viene comunicato nulla.
Lasciamo stare le sporadiche (e rispetto al passato ridotte al minimo) conferenze stampa di qualche candidato all'uninominale un po' più intraprendente degli altri. Quelle sono episodi, il consenso va conquistato sul territorio. Ma cosa c'è sul territorio, a parte qualche incontro promosso dal solito candidato di cui sopra?
Poco o nulla. Molti elettori (ma la colpa è anche loro) non sanno ancora chi li vuole rappresentare se eletto al Parlamento, lo scopriranno solo quando si recheranno al seggio elettorale. Ma il peggio è una cospicua parte degli aventi diritto al voto non sanno ancora perché votare questo o quel simbolo o questo o quel nome, a meno che il segno tracciato sulla scheda non sia una scelta ideologica a prescindere.
La metafora perfetta di questo vuoto di informazione, per trasferire sul piano locale quello che è un senso di nullità nazionale, è rappresentata proprio dai tabelloni elettorali.
Ce n'è una doppia fila lunga su entrambi i lati di viale delle Fosse a Bassano: ancora oggi non è stato affisso un bel niente. Nessun manifesto che cerchi perlomeno di gettare un barlume d'idea su cosa propone quel simbolo e su che cosa lo differenzia dagli altri, nessuna faccia sorridente che chiede la tua fiducia anche se sa che quella fiducia è un valore che la classe politica italiana ha fatto in modo di conferire in discarica.
Sembra quasi che le liste concorrenti restino in attesa di chi faccia la prima mossa, dimostrando più timore che coglioni.
È il paradosso di chi chiede un voto popolare sapendo di presentarsi in un contesto impopolare. Ma presentarsi come? Anche da noi - e non da adesso - i santini elettorali rischiano di fare immediatamente la fine del volantino recapitato al mio amico che risiede all'estero: e cioè nel bidone della carta. I comizi? Neanche a parlarne, per carità.
Le ultime volte che ad esempio ne hanno fatti a Bassano, hanno gioito i topi perché c'erano solo quattro gatti. I dibattiti pubblici? La gente, fatta esclusione per gli attivisti o simpatizzanti del tuo stesso partito, non viene neanche se la paghi. Televisione locale? Non ti danno spazio se a tua volta non paghi tu.
In più col geniale Rosatellum la maggior parte dei candidati stampati sulla scheda elettorale, quelli inseriti nei listini del plurinominale, non devono essere votati.
Per cui si tratta di un esercito che non deve combattere. Sono gli ulteriori grandi assenti di questa campagna elettorale, chiamati a muoversi a comando solo nelle saltuarie occasioni di promozione del proprio partito.
Ed ecco quindi il secondo paradosso di questa nostra Italia chiamata alle urne: se non c'è informazione su partiti e candidati (come sta accadendo) è un grave deficit in partenza per la scelta consapevole del voto democratico. Ma se poi compaiono manifesti e materiali di propaganda, questi rischiano di essere considerati - seppure fatti di carta - come spazzatura per la frazione del secco indifferenziato.
Non per qualunquismo, ma per umana reazione a una politica che da anni tarpa le ali al Paese promettendo di farlo volare alto. Questa stranissima campagna elettorale - fatta di simboli talvolta anche misteriosi e di candidati imposti sulla scheda, se non spudoratamente paracadutati da altrove - soffre quindi un mix di disinteresse reciproco: chi corre non fa nulla per rincorrere la gente e la gente non fa nulla per essere rincorsa.
In questo sconsolante blackout di comunicazione, e magari volutamente proprio per questo, al cittadino non resta quindi che essere sbattuto tra i bossoli del fuoco incrociato dei principali “leader” che si contendono il prossimo governo del Paese: gli unici che godono di una illimitata copertura mediatica quotidiana, inondando i giornali e i Tg.
Qui invece non c'è che l'imbarazzo della scelta e ad ogni cosa detta oggi se ne aggiungerà un'altra detta domani. Salvini che vuole reintrodurre la naja obbligatoria contro il terrorismo, Renzi che si inventa l'assegno universale per le famiglie, Berlusconi che insiste con la Flat Tax, Di Maio che intende nientemeno che abbattere la burocrazia.
A tutto ciò si aggiungono gli altalenanti caroselli dei sondaggi e il pirotecnico rituale delle bordate dell'uno contro l'altro. Spettacolo già visto più volte in passato, con in parte gli stessi protagonisti: abbiamo visto tutti, negli ultimi anni, come è progredito il Paese e quanta certezza infonde ai suoi cittadini, soprattutto quelli più giovani.
Questa campagna rivela tutto il suo doppio volto nei confronti di noi elettori: anestetizzati a livello locale e sottoposti a elettroshock su quello nazionale. Rischiamo di andare alle urne in stato di confusione, laddove dovremmo dare invece il nostro voto secondo consapevole e informata coscienza. Speriamo solo, vedendo come sono messi ancora oggi i tabelloni elettorali di viale delle Fosse, di non fare un salto nel vuoto.
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