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Dario VaninDario Vanin
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Bassanonet.it

Tecnologia

La sfida della sovranità tecnologica: l'Europa costruisce le sue alternative a Big Tech e carte di credito

Dalla piattaforma francese per videoconferenze all'Euro Digitale

Pubblicato il 09 feb 2026
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Il dibattito sulla tecnologia in Europa ha subito un'accelerazione improvvisa: se fino a pochi anni fa la priorità era digitalizzare a tutti i costi, oggi il tema centrale è diventato la "sovranità tecnologica", ovvero la capacità di possedere e gestire le infrastrutture critiche senza dipendere dalle "scatole nere" americane o cinesi. Come evidenziato da diverse analisi sul rapporto tra potere pubblico e giganti del web, l'Europa si è risvegliata in una condizione di dipendenza rischiosa: dai dati scolastici ai pagamenti quotidiani, le arterie vitali della nostra società sono gestite da aziende extra-europee che rispondono a leggi come il Cloud Act statunitense, creando un vulnus democratico prima ancora che economico.

La risposta dell'Unione Europea a questo squilibrio non si limita più alla sola regolamentazione, ma sta evolvendo verso la costruzione di vere e proprie infrastrutture pubbliche alternative, anche se il percorso è tutt'altro che lineare. L'esempio più concreto arriva dalla Francia, che ha tracciato una linea netta sulla gestione dei dati scolastici: il Ministero dell'Educazione Nazionale, con una presa di posizione formalizzata nel novembre 2022 in risposta all'interrogazione del deputato Philippe Latombe, ha indicato lo stop all'adozione delle versioni gratuite di Microsoft Office 365 e Google Workspace negli istituti per timori legati alla privacy e alle ingerenze legali USA. Tuttavia, la realtà del 2026 racconta che questo divieto amministrativo si scontra quotidianamente con la rigidità delle abitudini consolidate: nelle aule scolastiche, PowerPoint ed Excel sono ancora ampiamente utilizzati perché gli enti locali non hanno i fondi per la migrazione e gli insegnanti non hanno il tempo per formarsi su alternative open source, creando un paradosso dove la norma vieta ma la pratica resiste.

La sfida della sovranità tecnologica in Europa


Nonostante le difficoltà applicative nelle scuole, la Francia sta andando oltre i semplici divieti nel settore della Pubblica Amministrazione, investendo nella creazione di strumenti digitali propri. Negli ultimi anni Parigi ha sviluppato e adottato piattaforme pubbliche per la comunicazione interna — come il sistema di messaggistica Tchap e soluzioni di videoconferenza basate su infrastrutture nazionali — con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da servizi come Microsoft Teams o Zoom nelle interazioni istituzionali. Non si tratta solo di software alternativi, ma di una scelta politica precisa: garantire che le comunicazioni dello Stato avvengano su server controllati dallo Stato stesso, con codice trasparente e senza esposizione a normative straniere. La mossa ha suscitato le proteste dei fornitori privati, che temono la concorrenza di piattaforme pubbliche, ma il messaggio è chiaro: l’infrastruttura digitale è considerata un bene strategico da presidiare.

Questa logica di "indipendenza infrastrutturale" si sta allargando rapidamente anche al settore finanziario con il progetto dell'Euro Digitale. Spesso confuso con una criptovaluta, l'Euro Digitale è in realtà la risposta strategica della Banca Centrale Europea al duopolio di fatto esercitato dai circuiti americani Visa e Mastercard. L'obiettivo di Bruxelles è creare un sistema di pagamento pubblico, gratuito per le funzioni base e accessibile a tutti, che permetta ai cittadini europei di scambiarsi denaro o pagare nei negozi senza dover necessariamente passare per un intermediario privato d'oltreoceano che trattiene commissioni e dati sulle transazioni. In un mondo dove la moneta è sempre più smaterializzata, possedere la "ferrovia" su cui viaggiano i pagamenti è l'unico modo per garantire che l'Europa non possa essere "spenta" o sanzionata da decisioni prese altrove.

È un bene che l'Europa si trovi finalmente a ragionare su queste problematiche con urgenza, uscendo dal torpore degli anni passati. L'instabilità delle relazioni internazionali attuali e le tensioni commerciali globali ci impongono di non essere più ingenui: questa nuova consapevolezza è il motore ideale per rendere il nostro continente più maturo. Solo unendo le forze per costruire tecnologie comuni – da una piattaforma video sicura a una moneta digitale sovrana – l'Europa potrà smettere di essere una semplice colonia di dati per diventare una potenza libera, democratica e padrona del proprio futuro.

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