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Aldo Moro, l'esempio e il sacrificio

Incontro a Bassano tra i Comuni dell'ANCI Veneto e Agnese Moro, figlia dello statista rapito e ucciso dalle BR

Pubblicato il 10-02-2009
Visto 2.447 volte

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Era l’8 aprile 1978, uno dei drammatici giorni del rapimento di Aldo Moro, lo statista democristiano in mano alle Brigate Rosse.
Per esprimere la ferma condanna delle genti venete contro la violenza del terrorismo, in commossa solidarietà con le vittime di Via Fani, il Comune di Bassano organizzò una grande manifestazione a cui presero parte i sindaci e gli amministratori di 350 Comuni di tutta la Regione. Pochi giorni dopo, il 9 maggio, il cadavere di Aldo Moro fu ritrovato nel bagagliaio di un’auto in Via Caetani.
Trentun anni dopo, una delle pagine più drammatiche della storia italiana contemporanea è riecheggiata nella Sala Consiliare del Municipio di Bassano, sede di un incontro commemorativo promosso dall’ANCI Veneto ( Associazione Nazionale Comuni d’Italia ) con Agnese Moro, figlia del leader ucciso dalle BR.

Agnese Moro, figlia del leader politico ucciso dalle BR, accanto al sindaco Bizzotto

Invitati alla cerimonia tutti i sindaci dei Comuni del Bassanese e dell’area pedemontana che hanno una via o una piazza intitolata all’illustre uomo politico, sulla cui tragica vicenda “ci fu una reazione corale, unita e forte di tutte le amministrazioni locali” - come ha ricordato nel suo intervento l’avv. Sergio Martinelli, che all’epoca del rapimento era il sindaco di Bassano.
“In quei drammatici giorni - ha affermato Martinelli - la democrazia è ripartita dalla base”.
Agli interventi di saluto e alle testimonianze di alcuni amministratori è seguito - come riportiamo in un articolo a parte - l’atteso intervento di Agnese Moro, che ha ripercorso con affetto alcuni aspetti “privati” della vita del grande statista, raccontati anche nel suo libro “Un uomo così - ricordando mio padre”. Sottolineando, al contempo, l’attualità e la visione anticipatrice del suo pensiero e della sua azione politica, confermate dalle ultime lettere scritte alla famiglia -e mai recapitate - dalla prigione dei brigatiisti.
“Vorrei anche che ricordassimo - ha sottolineato nel suo discorso la dott.ssa Moro, suscitando un emozionato applauso - le persone che mio padre chiamava ‘i miei compagni di viaggio’: gli uomini della sua scorta.”

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