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Crisi del latte, il Veneto punta alla regolazione delle stalle
Eccesso di offerta e costi insostenibili mettono in ginocchio il comparto. Le cooperative chiedono a Roma campagne di promozione per il prodotto italiano
Pubblicato il 07 feb 2026
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Il Veneto del latte sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia recente. Quello che fino a pochi mesi fa era considerato il fiore all'occhiello dell’economia agricola regionale si sta trasformando in un peso insostenibile per centinaia di famiglie. Il crollo verticale del prezzo alla stalla, arrivato come una doccia fredda dopo un 2025 caratterizzato da quotazioni elevate, ha aperto una voragine nei bilanci delle aziende, spingendo l’Assessore regionale all’Agricoltura, Dario Bond, a un vertice d’urgenza con i giganti della cooperazione: Lattebusche, Latterie Vicentine e Soligo.
La crisi non colpisce solo i bilanci, ma ferisce profondamente la tenuta stessa del territorio. Nel Bellunese, la situazione è ormai di carattere esistenziale con oltre trecento aziende che rischiano la chiusura definitiva. Senza il reddito garantito dal latte, la montagna perde i suoi custodi storici, accelerando un processo di spopolamento e abbandono dei pascoli che avrebbe conseguenze disastrose per l'ecosistema e il turismo. Spostandosi verso la pianura, nel cuore produttivo dell'Alta Padovana, il paradosso è altrettanto amaro: a numerosi allevatori è stato chiesto di frenare la produzione, un controsenso economico per chi ha investito massicciamente in tecnologia e benessere animale, ma oggi necessario per tentare di riequilibrare un mercato saturato.
Paradosso latte: dopo il boom del 2025, il mercato crolla. Veneto pronto alle manovre d’emergenza.
I presidenti delle tre principali realtà cooperative – Lorenzo Brugnera per Soligo, Modesto De Cet per Lattebusche e Alessandro Mocellin per Latterie Vicentine – rappresentano un fronte comune di circa settecento soci. La loro richiesta alla Regione è netta: non bastano i sussidi temporanei, serve una regolazione ferrea della produzione direttamente alla stalla. L'obiettivo è creare un meccanismo di protezione che impedisca al latte veneto di essere svenduto quando l'offerta globale supera la domanda interna, garantendo che il lavoro degli allevatori non venga remunerato sotto i costi di produzione.
L'Assessore Bond ha raccolto la sfida, impegnandosi a portare immediatamente le istanze venete al Tavolo Latte nazionale istituito dal Ministero dell'Agricoltura. La battaglia si sposta ora su più fronti, dalla definizione di prezzi di riferimento certi alla promozione del latte italiano come valore di sovranità alimentare. C'è poi il tema della solidarietà, con l'ipotesi di utilizzare le eccedenze produttive per le forniture agli indigenti, trasformando una crisi di mercato in una risorsa per il sociale. Se le stalle chiudono, il Veneto non perde solo un prodotto, ma un pezzo della propria identità e la garanzia di qualità che finisce ogni giorno sulle tavole dei consumatori.
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