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Va lentina
Super promozionata. Super pubblicizzata. Richiamata all'attenzione della stampa nazionale. La mostra “Valentina. Una vita con Crepax” al Museo Civico di Bassano doveva spaccare il mondo. E invece...
Pubblicato il 10 feb 2019
Visto 3.638 volte
Oggi sono andato a visitare la mostra “Valentina. Una vita con Crepax” al Museo Civico di Bassano. L'ho fatto non come cronista (non ero andato, del resto, nemmeno alla conferenza stampa e vernice per i giornalisti che ha preceduto l'inaugurazione dello scorso 30 novembre, nè alla precedente presentazione ai media nazionali a Milano) ma come semplice cittadino.
Per questo era mia intenzione pagare regolarmente il biglietto d'ingresso della mostra, al costo di 12 euro (15 euro con biglietto cumulativo per visitare anche le collezioni permanenti del Museo). Ma in biglietteria mi hanno detto che i giornalisti, previa presentazione e registrazione del tesserino professionale, in mostra entrano gratis.
E così mi è stato staccato il biglietto e per visitare “Valentina” non ho dovuto pagare nulla. Costringendomi, moralmente, a scrivere qualcosa. Ed è quello che sto facendo.
Foto Alessandro Tich
Devo confessarvi che, più che i contenuti dell'esposizione curata dall'Archivio Crepax e allestita al piano terra e al primo piano della Galleria del Museo, quello che mi incuriosiva era l'andamento dell'esposizione stessa.
Dal giorno dell'apertura della mostra al pubblico (1 dicembre 2018) e fino ad oggi, siamo stati infatti letteralmente inondati dall'immagine della supergnocca Valentina Rosselli, fotografa milanese dai capelli neri a caschetto e icona del fumetto del '900, in tutte le salse promozionali e pubblicitarie finanziate dall'Amministrazione comunale di Bassano. Pubblicità a tutta pagina e a più riprese sui quotidiani, copertine di pubblicazioni a diffusione gratuita, manifesti, locandine, persino il volto della protagonista stampato in bianco sull'asfalto in alcuni punti di grande passaggio della nostra città - come l'uscita della stazione ferroviaria o l'attraversamento pedonale di viale delle Fosse - con la scritta “Valentina al Museo Civico di Bassano”. In più, la mostra gode di una notevole rassegna stampa, con numerosi reportage articolistici e televisivi di varie testate nazionali.
Eppure, a fronte di un battage così consistente e così continuativo, c'è qualcosa che non va. La mostra c'è ma “non c'è”, nel senso non è “entrata” nello spirito e nell'economia della città. Perché se un evento culturale funziona, richiamando un adeguato pubblico, i primi ad accorgersene sono i commercianti e gli esercenti che beneficiano dell'indotto.
E invece, a parlare con i medesimi in centro storico, la mostra-evento al Museo non ha portato fino adesso alcun apprezzabile aumento nel movimento delle persone da fuori che, col biglietto della mostra in tasca, approfittano dell'occasione di trovarsi a Bassano per andare a consumare qualcosa al bar o a comprare qualcosa in negozio.
Valentina? Per il momento, di fatto, non pervenuta.
Tutt'altra cosa accadeva invece con “Robert Capa Retrospective”, la mostra dei record al Museo Civico con gli scatti del fotoreporter ungherese del secolo scorso e di fama mondiale, allestita dal 15 settembre 2017 al 22 gennaio 2018 e poi prorogata fino al 19 febbraio dopo aver superato la clamorosa soglia degli oltre 16.000 ingressi, attestatisi alla fine al mirabolante numero complessivo di 23.662 biglietti staccati.
Ricordo ancora, grazie alla testimonianza indelebile dell'archivio degli articoli di Bassanonet, gli entusiastici comunicati stampa che per Robert Capa l'assessorato comunale alla Cultura trasmetteva in redazione. Come quello relativo allo “straordinario avvio” di quella mostra: 826 visitatori nel primo weekend di apertura per un totale di incassi, comprensivi degli acquisti al bookshop, di 9.589 euro. Oppure la notizia, dopo soli due mesi e mezzo di apertura di “Robert Capa Retrospective”, dell'arrivo in mostra del visitatore numero 10.000, premiato con due gadget-ricordo e con una foto, a beneficio dei media, assieme a un raggiante assessore alla Cultura Giovanni Cunico.
Ecco: quello che è mancato fino ad oggi per “Valentina. Una vita con Crepax” è stato proprio questo periodico invio di gioiose comunicazioni alla stampa sulla risposta del pubblico. Silenzio totale. E allora, per capire come stanno andando realmente le cose senza dover ricorrere al filtro delle informazioni ufficiali, non mi è restato che fare parte del pubblico stesso.
Per visitare la mostra, aperta al pubblico fino al 15 aprile, ho scelto non caso la giornata di oggi, domenica, che è classicamente il giorno di maggior richiamo per una sedicente città turistica come la nostra. Non è casuale anche il periodo dell'anno: siamo infatti all'incirca sui due mesi e mezzo di apertura dell'esposizione, ovvero lo stesso arco di tempo nel quale la mostra di Robert Capa aveva raggiunto i 10.000 visitatori. Passo in biglietteria ed entro in mostra: il numero progressivo del mio biglietto è lo 03473. Cioè a dire: se la matematica non è un'opinione, a metà giornata di domenica 10 febbraio “Valentina” non ha ancora raggiunto i 3500 visitatori complessivi, paganti e non.
Il fine settimana, ovviamente, è comunque il momento in cui più persone si recano a visitarla: ultimamente e mediamente dalle 200 alle 300, come mi dice un addetto al controllo delle sale. A cui chiedo anche, da inguaribile curioso, come vada invece la mostra nei giorni feriali: ne ottengo una non-risposta che conferma le mie sensazioni. Comunque sia, nessuna coda in entrata e nessun assembramento in visita, come ci si potrebbe aspettare da un evento così tanto pubblicizzato.
Al piano terra dell'allestimento - che racconta e ampiamente documenta la parabola ascendente di Guido Crepax prima come enfant prodige dell'illustrazione creativa e poi come autore di grafica pubblicitaria e successivamente di raffinate e suggestive novelle grafiche a fumetti, con Valentina che compare per la prima volta in una tavola del 1965 - i visitatori che girano tra i pannelli espositivi, in contemporanea con me, sono circa una decina. Nella più spoglia sala superiore, che presenta solamente dieci tavole a colori illustrate dall'artista e un video sulla storia di Crepax proiettato in loop, le persone in visita in quel momento oltre al sottoscritto sono invece cinque, in aggiunta alle circa dieci del piano di sotto. Tra un visitatore e l'altro, ampi momenti e spazi di vuoto, come documentato dalle fotografie pubblicate in calce.
Davvero un peccato per le annunciate aspettative di una mostra ambiziosa e costosa che appare comunque molto tecnica, nel suo ricercato allestimento e nell'abbondanza didascalica della sua documentazione, e poco emozionale. Un percorso espositivo nel quale è Valentina a fare da sfondo alla figura di Crepax e non viceversa.
Non sarà un caso, quindi, se ultimamente l'Amministrazione comunale di Bassano del Grappa ha promosso ulteriori azioni a supporto del richiamo di un pubblico non ancora all'altezza delle previsioni. Non si spiegherebbe altrimenti l'incarico affidato nelle scorse settimane per la “realizzazione di una clip televisiva per la mostra “Valentina. Una vita con Crepax””, evidenziando la necessità, come afferma la determina dirigenziale di incarico, “di predisporre un piano promozionale ideato per raggiungere il maggior numero di potenziali visitatori della mostra”. La necessità di commissionare una clip televisiva è stata motivata dal fatto “che tale strumento, d’indiscussa capacità comunicativa per la sua efficacia nel catalizzare l’attenzione del pubblico, ben si presta ad essere utilizzato come veicolo di promozione della mostra e dei Musei Civici”.
La realizzazione del video è stata affidata, con procedura ad invito, alla ditta Allnews Broadcast Video Service per un costo complessivo di 793 euro Iva compresa: prezzo comunque congruo per questo tipo di produzioni.
A venire incontro a Valentina è anche una delibera di giunta comunale, datata 22 gennaio 2019, avente come oggetto “Introduzione agevolazioni di accesso per determinate categorie di visitatori alla mostra “Valentina. Una vita con Crepax”.”
L'atto deliberativo stabilisce l'introduzione di una tariffa agevolata di 5 euro per l'ingresso alla mostra, riservata alle scolaresche di ogni ordine e grado. E ciò “al fine di promuovere presso il mondo scolastico la visita alla mostra”.
Per visitare il mondo di Crepax e della sua eroina più famosa si introduce inoltre una tariffa super-agevolata di solo 1 euro riservata a “gruppi accompagnati di persone affette da patologie fisiche e psichiche in cura presso case di cura e/o riabilitazione”.
Non sto scherzando: è proprio così. L'agevolazione, come da delibera, scaturisce dall'indirizzo del consiglio comunale “di attuare progetti tesi a coinvolgere nei musei (...) anche categorie di utenza quali bambini, giovani, anziani, disabili, abitualmente non interessate e coinvolte nella fruizione del patrimonio museale”. Il diritto a godere della normale tariffa ridotta per l'ingresso in mostra (10 euro) viene inoltre esteso ai tesserati delle 90 biblioteche di tutta la provincia aderenti alla Rete Bibliotecaria Vicentina.
Un escamotage amministrativo per tentare di richiamare un nuovo potenziale, e quanto mai diversificato al suo interno, bacino di utenza alternativo. Tutti segnali di un progetto espositivo ancora alla ricerca di un pubblico e di un incremento di bigliettazione, certamente impensabili qualora stessimo parlando di una nuova mostra boom.
La quale invece non lo è e sulla quale persino l'assessore comunale alla Cultura Giovanni Cunico ha glissato nel suo intervento pubblico alla cerimonia di San Bassiano, dedicandole poche parole.
Insomma: come sta andando la mostra-evento attualmente allestita al Museo Civico di Bassano del Grappa? Va lentina.
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