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Pier Paolo e le banche

Perché una banca riceve soldi dalla BCE da restituire all'1% e propone prestiti personali al tasso dell'8,69%? Un intervento dell'assessore regionale alla Tutela del consumatore Franco Manzato

Pubblicato il 23 giu 2012
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“Pier Paolo, che mi ha scritto una mail scandalizzata sulla questione, ha ragione di chiedersi come mai le banche hanno ricevuto dalla BCE miliardi da restituire all’1 per cento, ma fanno prestiti personali a tasso dell’8,69 per cento”.
E' quanto rileva, in una nota stampa, l'assessore assessore regionale all’Agricoltura e alla Tutela del consumatore del Veneto Franco Manzato.
“La società nella quale viviamo - commenta Manzato - è questa, dove ci sono anche i banchieri, la borsa e le grandi imprese, e tante, tantissime brave persone che hanno sempre svolto con coscienza e passione lavoro e dovere, ma oggi vivono una situazione di ristrettezze e magari di disoccupazione che non dipende certo da loro. Le banche, per contro, dovrebbero essere il sistema circolatorio degli investimenti e dei loro comportamenti bisogna parlare in maniera seria, perché influiscono molto di più che una balzana idea di rinuncia alle ferie per produrre di più, in un momento nel quale ogni mese migliaia di lavoratori restano senza occupazione e non ci sono i soldi per fare acquisti.”

“All’amico Pier Paolo - aggiunge l'assessore regionale - devo ricordare che la proposta che gli hanno fatto è persino conveniente rispetto a quella di altri istituti di credito: probabilmente il proponente sa benissimo che lui è solvibile, almeno per cifre modeste, e prova ad invogliarlo. Il tasso, se pur profuma di assurdo rispetto al costo che pagherà la banca, trova corrispondenza in una inflazione certificata che è la più alta dal 2000. Le famiglie, tuttavia, arrivano sempre più affannate allo stipendio successivo, quando ce l’hanno.”
“Segnalo questa faccenda agli studiosi di economia - prosegue Manzato - perché, mentre cresce l’inflazione, la gente e il sistema produttivo si trovano in una situazione di fatto deflattiva. I miei studi giovanili sostenevano (riassumo con una certa “volgarità”) che l’inflazione consente di affrontare meglio i momenti di crisi. Ma qui l’inflazione si alza mentre la liquidità della società civile e del sistema produttivo diminuisce in termini assoluti. A questo si aggiungono le continue e catastrofiche notizie di miliardi bruciati dalle borse (anzi: “dai mercati”, come dicono i commentatori), mentre i negozi sono vuoti e molte manifatture chiudono, chi per mancanza di commesse, chi per mancanza di ossigeno monetario. Chiudere per eccesso di crediti è un altro dei problemi del nostro tempo, che sottopongo agli studiosi e ai consulenti, le cui affermazioni in questi ultimi anni sono state peraltro troppo spesso smentite dai fatti. I chiromanti dell’economia creano miraggi, ma mi pare anche che creino scoraggiamento, in un momento nel quale le aziende che producono ricchezza annaspano e i miliardi (produttivi? improduttivi?) della finanza sembrano evaporare nel nulla per i condizionamenti di una speculazione che sta giocherellando pericolosamente sulle spalle dell’umanità e degli Stati.”
“In una famiglia normale che si trovi in difficoltà - conclude Manzato - per prima cosa si guarda dove si può risparmiare, poi si cerca produrre di più ovvero di guadagnare di più; di sicuro si chiudono i cordoni della borsa ai componenti spendaccioni che non creano ricchezza reale. Ho la sensazione che nella nostra società non sia così e che l’unico “credo” sia che la ricchezza non nasca dalla produzione e dal lavoro, ma dalla tipografia delle zecche e dalle scommesse di borsa, appannaggio ormai di pochi che reagiscono a tutto con una freddissima emotività che sembra seguire logiche senza vero costrutto”.

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