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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Il corpo addosso
Nella terza giornata di B.Motion: Biancofango e Baptiste Cazaux guardano a sessualità e corpi in cerca di pace
Pubblicato il 24 ago 2024
Visto 2.690 volte
Gli appuntamenti serali di B.Motion hanno proposto nella terza giornata di venerdì 23 agosto due temi particolarmente interessanti, analizzati e reinterpretati attraverso i linguaggi della performance.
Al Teatro Remondini, la compagnia Biancofango ha messo in scena Never young, spettacolo con al centro il tema della Lolita.
Il focus sulla preadolescenza e la sua sessualità è stato oggetto di un’approfondita indagine artistica da parte di Biancofango, che dopo una trilogia dedicata ai poeti maledetti, nel 2020 ha presentato un primo lavoro del progetto “Costellazione Lolit*” alla Biennale di Venezia.
Baptist Cazaux a San Giovanni per B.Motion
Quello ospitato al Remondini ha seguito un primo studio inserito nel Festival “Teatri di Vetro” di Roma, ed è stato il debutto di una nuova creazione che ingloba elementi eterogenei, frutto anche dei laboratori tematici condotti.
La drammaturgia a cura di Andrea Trapani e Francesca Macrì, quest’ultima alla regia, sul palco Giuseppe Benvegna, Irma Ticozzelli, Andrea Trapani, Sara Younes e Cristian Zandonella con alcuni cittadini bassanesi, la docu-performance ha esordito con l’audio di un’intervista di Daria Bignardi dove è stato letto il celebre inizio del romanzo, quello che si conclude con la lingua che accarezza tre volte il palato, per pronunciare il nome diventato icona della bella ninfetta.
In un collage di frammenti che ha preso man mano forma, una forma inquietante, sono apparsi oltre all’eroina mai del tutto appartenuta a Humbert Humbert l’ombra di Ambra Angolini ai tempi di Non è la Rai, con il suo invito cantato ad appartenersi; poi dal vivo quattro adolescenti discinti del terzo millennio che in chat offrono e ricevono profferte sessuali senza batter ciglio, con l’occhio vacuo da centro commerciale e tanto di lancio di popcorn come fuochi d’artificio, a sottolineare la festa mesta del sesso da intrattenimento; enorme e techno, è comparso lo spettro di Silvio Berlusconi (musica e sound design sono firmate da Giovanni Frison) e anche il suo discorso sulla discesa in campo, letto da tre ragazze del pubblico; infine una bella bambina bionda e dolce che comandava a bacchetta i topolini da fogna rave di cui prima diventati fatine azzurre, a evocare la perdita irreversibile dell’infanzia, anche per l’eccessiva attenzione che se ne ha ai nostri giorni.
Il “coro” greco è stato protagonista di alcune interviste in cui si chiedeva di esprimere opinioni sulla Lolita (intesa di vari generi), sulla sessualità, su passato e futuro desunti dalle varie esperienze di vita.
In più, momenti col format di uno show, attimi di canto appassionato e lezioni di danza in cui gli adulti imitavano maldestri i ragazzi, a confermare quanto siano lontani i binari delle diverse età dell’uomo.
Tanto vuoto e tanta televisione, con i suoi modelli poco modelli, consegniamo in eredità ai giovani più giovani, quelli veri, e insieme tante promesse non mantenute, che si può anche continuare a chiamare Berlusconi, se rasserena.
La loro sessualità non assomiglia a quella dei loro padri e madri adolescenti solo in termini di espressività tecnologica e via reti varie, per il resto, tutto rimane un mistero.
Nella Chiesa di San Giovanni, più tardi, il performer svizzero Baptiste Cazaux ha portato Gimme a break!!!, sua creazione che miscela musica rave, pratiche meditative potenti e headbanging.
In scena, tra luci da discoteca, alcuni altoparlanti come pietre nere che diffondevano musica.
Di volta in volta, il giovane li ha sistemati in zone e assetti diversi, apparentemente senza un senso. Poi, tacitati loro, ha iniziato lui a riprodurre sottovoce un ritmo incalzante, ipnotico, che ha cominciato a seguire con il corpo, sbattendo con ossessione la testa verso il basso – forse un full body. Una sorta di pratica che si potrebbe collocare a cavallo tra lo sciamanico e l’ottundimento che si vuole ottenere anche grazie ad altri espedienti a un concerto metalcore. Si tratta di movimenti profondi e bruschi considerati anche rischiosi per la salute, se non sotto controllo, ma che Cazaux, che ha vissuto un periodo di depressione nel corso della pandemia, ha sublimato in arte e considera veicolo per una meditazione profonda, consapevole, e insieme una cura.
Il pubblico non può che seguire passivamente, in silenzio, e affettuosamente, quello che ha i connotati di un martirio del tutto personale. Un bel corpo giovane che si frusta per stare bene non lascia indifferenti.
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