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Laura Vicenzi

Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it

Teatro

Intrecci tra impresa e comunità

Uno spettacolo di Operaestate, a Mussolente, in omaggio alla storia degli Eger e di Renata Bonfanti

Pubblicato il 23 lug 2024
Visto 5.474 volte

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Operaestate Festival ha portato a Mussolente domenica 21 luglio lo spettacolo Intrecci-Storie appese a un filo.
Protagonisti sul palco, allestito nel giardino di Casa Eger, Filippo Tognazzo e Marica Rampazzo, alla fisarmonica Nereo Fiori, per questa co-produzione del festival firmata da Zelda Teatro.
Al centro una narrazione a due voci dove si è parlato di imprese, di famiglie, di storia legata al territorio e a coloro che lo abitano, quella di oltre un secolo italiano e internazionale, ma inquadrata da finestre di casa, da terra misquilese.

Intrecci, a Mussolente

A introdurre l’appuntamento il nuovo sindaco di Mussolente, Ellena Bontorin, che ha sottolineato la centralità della famiglia Eger per la storia del paese e ha espresso la sua gratitudine, per questo omaggio in arte rivolto a chi ha avuto nel tempo e ha anche oggi un ruolo tanto importante per l’intera comunità.

Emilio Eger e Renata Bonfanti: si è soffermata su di loro la narrazione, sulle loro storie intrecciate e appese a fili con tanto di codice di produzione ma non per questo meno romantiche — del romanticismo che sa parlare il linguaggio della realtà.
Sullo sfondo, nel verde, una tenda a righe, quelle celebri a firma Eger, e un bellissimo arazzo dai colori cangianti nel tramonto di Renata Bonfanti, una trappola di luce piena di grazia. Pochi oggetti in scena, un baule compagno di viaggio e poi bara, una cassetta da frutta rinata in telaio, assi di legno che sono diventati aereo e poi croce, dei tessuti verdi di lana cardata, evocanti il gelo d’altri tempi e tristi fatti di belligeranza. Le letture di Tognazzo e Rampazzo, insieme alla musica, alle melodie eseguite alla fisarmonica di Fiori — tra le altre in diverse versioni “Lili Marleen” — attraverso le immagini di alcune cartoline mimate con destinatario lo spettatore hanno portato in scena i due personaggi assieme a chi è venuto prima e a chi c’è dopo di loro, ritessute storie di affetti e di amicizia, di guerra e di resistenza, di fatiche d’impresa e di panorami vicini e lontani. Entrambe figure con una visione chiara, etica, del lavoro, della vita, dei suoi valori, con in comune il legame con la terra abitata e la capacità di cambiarla in meglio, a favore della comunità.

Tra trama e ordito dell’album di fotografie: rosse, l’immagine di un ospedale da campo della Grande Guerra e delle grandi bevute alcoliche irrise alla veneta di un celebre autista d’ambulanza americano; neroscuri, il funerale di un giovane fante celebrato cent’anni dopo e l’incontro di un mondo arcaico, contadino, con gli assetti sconosciuti della fabbrica; bianchi, quindi una somma di colori, i versi di gabbiani del nord e i teli-paesaggio di Renata, volati fino in Giappone; di un rosa-vita intenso, l’amore tra Emilio e la “Volpicina”, la figlia di un gerarca fascista, e gesta partigiane compiute sempre seguendo un motto declinato in dialetto pieno di onore: “fa e tasi”.
Poesia e numeri, natura e tecnologia, arte e amore per la bellezza, storia del Novecento e storie di famiglia, tutto si intreccia e crea un tessuto di stampo sociale, manu-fatto, che è insieme nido accogliente e patrimonio per la collettività. E che operazioni come queste riletture ad arte contribuiscono a tenere a memoria e a valorizzare.

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